Cronaca / Sangue

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La sentenza prevista per il 30 aprile

Garlasco, pm chiede 30 anni per Stasi. La difesa punta all'assoluzione


Garlasco, pm chiede 30 anni per Stasi. La difesa punta all'assoluzione
09/04/2009, 23:04

Alberto Stasi merita l’ergastolo, per aver ucciso con “crudeltà e sevizie”. Che, ridotto ad un terzo per via del rito abbreviato, diventa una pena di trenta anni di carcere. E’ la condanna chiesta dalla Procura di Vigevano al gup Stefano Vitelli. L’accusa, secondo la difesa, è inconsistente: Stasi è innocente e deve essere assolto. Questa mattina si è tenuto il processo con rito abbreviato al giovane ex bocconiano, imputato nel procedimento scaturito dall’omicidio della fidanzata Chiara Poggi.

Il pm Rosa Muscio, affiancata dal collega Claudio Michelucci, ha ripercorso a grandi linee la vicenda con gli elementi principali, secondo lei prove schiaccianti contro Alberto Stasi, per concludere che il quadro indiziario può “definirsi grave, preciso e concordante”. I diversi elementi emersi dalla scena del crimine, ha ribadito il pm, e la stessa modalità dell’assassinio, “convincono che il responsabile non può altro che essere stato una persona che aveva uno stretto rapporto con Chiara”. A dimostrare questa tesi, la ferocia con la quale l’assassino si è scagliato sulla ragazza. La pena richiesta è di 30 anni di carcere, già calcolata con la riduzione prevista dal rito abbreviato, senza la concessione delle attenuanti generiche per le aggravanti della “crudeltà” e delle “sevizie” e per il comportamento tenuto dal giovane durante le varie fasi del processo: non solo Stasi non si sarebbe mostrato dispiaciuto, ma avrebbe reso più difficile il lavoro degli inquirenti con interrogatori illogici, contraddittori con rilevanti omissioni.

L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei Poggi, ha parlato per due ore e mezza. Ha appoggiato in pieno l’ipotesi della Procura ed ha valorizzato il lavoro dei suoi consulenti, elencando gli elementi raccolti durante le indagini: le impronte di Alberto sul dispenser del sapone in bagno nella villetta dove è stato compiuto l’omicidio, vicine alle tracce di sangue della vittima, la tesi di laurea scritta dal ragazzo la sera prima del delitto. L’avvocato, oltre a ribadire la colpevolezza di Stasi, ha avanzato la richiesta di un risarcimento di 10 milioni di euro a titolo di provvisionale, richiesta obbligatoria per chi si costituisce parte civile.

Infine, è stata la volta dei legali dell’imputato. Il professor Angelo Giarda, avvocato di Stasi insieme al collega Giuseppe Colli, ha iniziato spiegando che la scelta del rito abbreviato non è stata fatta per lo sconto di pena ma “per ottenere l’assoluzione”. Nel suo intervento, che si concluderà il 18 aprile, ha provato a smontare l’impianto accusatorio punto per punto. Ha cominciato dal capo di imputazione ritenuto generico, e nel quale il pm non ha nemmeno indicato l’ora presunta del delitto, per poi ricordare il provvedimento con cui, nel settembre 2007, il gup Giulia Pravon aveva rigettato la richiesta di fermo e scarcerato l’imputato.

Durante l’arringa difensiva, il legale ha inoltre sostenuto che le indagini sono state eseguite a senso unico, solo su Stasi. Sono state sottolineate le incongruenze degli alibi degli zii Maria Rosa e Ermanno Cappa e, di riflesso, di una delle loro figlie gemelle, Stefania. E’ stato inoltre negato che le micro-tracce del dna della vittima, trovate sui pedali della bici di Alberto, siano riconducibili al sangue di Chiara e hanno ribadito la possibilità che il bocconiano, nel rientrare in casa e scoprire il cadavere della ragazza, poteva non sporcarsi le scarpe di sangue.

La prossima tappa del processo è fissata per il 18 aprile, in cui verrà anche trattata l’udienza preliminare in cui Stasi è imputato per il reato di detenzione di materiale pedopornografico. La camera di consiglio è invece fissata per il prossimo 30 aprile. E’ stata fissata una ulteriore udienza in quanto il gup ha ritenuto di non poter entrare in camera di consiglio dopo parecchie ore di discussione. “A me interessa che l’ultima udienza sia snella”, ha detto prima di lasciare il tribunale.

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di Nico Falco
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