Cronaca / Sangue

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Il 28 toccherà all'accusa, il 30 è il giorno della sentenza

Garlasco, terminata l'udienza. La difesa: "Stasi va assolto"


Garlasco, terminata l'udienza. La difesa: 'Stasi va assolto'
18/04/2009, 18:04

E’ cominciata stamattina a Vigevano la seconda udienza del processo con rito abbreviato che vede Alberto Stasi imputato per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, massacrata il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco. Durante l’udienza precedente il pm Rosa Muscio aveva chiesto 30 anni di carcere per Stasi. Oggi la parola è alla difesa. Al professor Angelo Giarda, insieme al collega Giuseppe Colli, il compito di convincere il gup Stefano Vitelli dell’innocenza del loro assistito. In tribunale sono arrivati per primi i genitori di Chiara, Giuseppe e Rita Poggi, poi Stasi con il suo collegio di difesa. Dopo l’udienza per l’omicidio l’ex bocconiano dovrà affrontare anche l’altra vicenda in cui è coinvolto, per l’accusa di detenzione di materiale pedo-pornografico.

I legali di Stasi hanno le idee chiare: contro il venticinquenne ex bocconiano ci sono soltanto indizi, nessuna prova. Inutile per l’accusa, secondo la difesa, puntare il dito contro il computer di Stasi: non è una prova, dicono i legali, è stato manomesso dai carabinieri. Il computer infatti, sequestrato, è stato acceso e spento molte volte nei giorni successivi al crimine e ciò potrebbe aver compromesso la possibilità, per l’imputato, di dimostrare un alibi per l’omicidio di Chiara Poggi. Dopo le sei ore di arringa della scorsa udienza il professor Giarda si è concentrato sul pc di Stasi. Il ragazzo aveva infatti dichiarato di essere stato al pc a scrivere la sua tesi di laurea mentre Chiara veniva uccisa nella villetta di via Pascoli. Le manovre dei carabinieri sul pc però, secondo la tesi difensiva, il continuo accendere e spegnere del computer, l’apertura e la chiusura dei files, avrebbero alterato tutti i dati memorizzati e quindi reso impossibile dimostrare l’alibi.

Un computer, infatti, memorizza l’ultimo accesso e l’ultima modifica di un file. Viene da sé che se quel determinato file è stato aperto (o modificato) altre volte, in questo caso dai carabinieri durante gli accertamenti, non è possibile risalire ai dati precedenti relativi ad orari di utilizzo e salvataggi.
Successivamente il professor Giarda ha illustrato l’ipotesi secondo la quale l’omicidio potrebbe essere stato commesso da due persone ed è passato poi ad illustrare tutti i dubbi che, secondo la difesa, assolvono Stasi.

Ribadendo che tutte le indagini sono state svolte nell’unica direzione di provare la colpevolezza di Stasi, i legali dell’ex bocconiano hanno elencato in primo luogo la bicicletta nera che era stata vista parcheggiata davanti alla villetta del massacro la mattina del 13 agosto 2007. Una bici notata da una vicina di casa dei Poggi e vista in un orario compatibile, secondo Giarda, con la morte della ragazza. Sono state inoltre ricordate tutte le incongruenze nell’alibi della famiglia Cappa e soprattutto in quello della gemella Stefania, cugina di Chiara. Una testimone infatti avrebbe visto proprio una ragazza bionda su una bicicletta nera, con un alare da camino tra le mani, la mattina del 13 agosto. La testimonianza, poi ritrattata, ha convinto la Procura a non ritenere attendibile il teste, mentre per la difesa la decisione di tornare sui propri passi da parte della donna sarebbe stata dettata dall’influenza mediatica sul caso.

Inoltre, il professor Giarda ha evidenziato il fatto il Dna ritrovato sul dispenser del sapone nel bagno di villa Poggi, di tipo maschile, non è stato attribuito a nessuno. E’ stato poi sottolineato che le tracce di Dna rinvenute sulla bicicletta di Stasi, riconducibili a Chiara Poggi, non sono di sangue.

In conclusione della serie di arringhe, durante complessivamente 12 ore, i legali di Stasi hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Una nuova udienza è stata fissata per il 28 aprile per le contro repliche, mentre la sentenza è attesa per il 30.
 

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di Nico Falco
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