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Tante storie e nessun riscontro anche a Torino

Gaspare Spatuzza e il grande Bluff


Gaspare Spatuzza e il grande Bluff
05/12/2009, 13:12

TORINO - Gli ingredienti del classico, mastodontico e deludente "fumo senza arrosto" ci sono tutti: le dichiarazioni del pentito Gaspere Spatuzza che hanno polarizzato l'attenzione di milioni di italiani, sembrano essere destinate a rimanere, per l'appunto, solo fatue dichiarazioni di un assassino. Nulla su cui poter far crollare il tanto amato/odiato castello berlusconiano pare infatti uscire dall'aula Bunker del tribunale di Torino. A mettere in evidenza l'aspetto fumoso dell'intera e probabilmente sopravvalutata vicenda non è qualche fervente militante del Pdl o qualche Ministro della maggioranza ma  il presidente della Corte d'Appello Claudio Dall'Acqua il quale, ad un certo punto della deposizione spatuzziana, invita il procuratore generale di Palermo Antonino Gatto (che rappresenta l'accusa) e lo stesso Spatuzza, a non divagare e a parlare di "fatti" concreti e documentabili inerenti al processo in corso. 
I fatti sono ovviamente quelli ricollegati all'accusa di "concorso esterno in associazione mafiosa" rivolti al senatore Marcello Dell'Ultri. In effetti, le dichiarazioni dell'assassino di Don Puglisi, non sembrano discostarsi di un millimetro rispetto a quelle riportare già alla procura di Firenze che si sta occupando delle stragi del 92. Dichiarazioni che raccontavano con copiosa finitura di dettagli l'incontro, oramai famoso, avvenuto tra Spatuzza e Graviano nell'altrettanto noto bar Doney di via Veneto.
"Graviano aveva un'espressione gioiosa - racconta il pentito - come per la nascita di un figlio. Ci siamo seduti e disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti quella storia e non come quei quattro "crasti" ("cornuti" ndr) socialisti che avevano preso i voti nell'88 e nel 1989 e poi ci avevano fatto la guerra. Mi vennero fatti i nomi di due soggetti. Di Berlusconi. Venni a dire a Graviano se era quello di Canale 5 e mi disse che era lui. Poi c'era di mezzo pure un compaesano, Dell'Utri. Mi disse che grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo il Paese nelle mani". Dichiarazioni di enorme gravità che colpivano direttamente il Senatore simbolo di Forza Italia e, indirettamente, anche il presidente del Consiglio. Spatuzza poi prosegue il racconto e descrive il sottobosco terroristico e malavitoso nel quale ha camminato negli anni delle stragi. Le cinque lettere imbucate dal boss mafioso che fecero intuire all'ex stragista che qualcosa stava accadendo sul versante politico e le vittime per le quali Spatuzza chiede perdono ed esprime pentimento. Scuse pubbliche e suggestivi racconti a parte, il super-pentito che doveva causare il crollo di un intero governo, al momento, non riesce a colpire e convincere i giudici.
Gli oppositori del Premier dovranno trovarsi un programma politico concreto e credibile; rinunciando all'assist delle collusione mafiose che, già nell'affare mani pulite, diederò solo l'illusione di un possibile miglioramento della classe dirigente. Ciò che dice Spatuzza potrebbe corrispondere esattamente alla realtà (ed in molti non hanno bisogno di prove per sostenere tale ipotesi) ma, si sa, il percorso della giustizia esige fatti che non siano solo raccontati ma anche dimostrati.

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di Germano Milite
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