Cronaca / Nera

Commenta Stampa

Irina Lucidi in un'intervista a 13 mesi dalla scomparsa

Gemelline scomparse, la madre: "Spero ancora di trovarle"

La donna ha aperto anche una Fondazione

Gemelline scomparse, la madre: 'Spero ancora di trovarle'
01/03/2012, 10:03

“Se spero ancora di trovarle? Le inchieste sono aperte e vanno avanti. So che si stanno facendo delle cose, anche se non ad un ritmo sostenuto come nei primi tempi. Fin quando le indagini procedono, io continuo a cercarle”. A parlare è Irina Lucidi, la madre delle due gemelline di 6 anni, Alessia e Livia, portate via dal padre, Matthias Schepp, il 30 gennaio 2011. Il corpo dell’uomo fu ritrovato alcuni giorno dopo, travolto ed ucciso da un treno, nei pressi della stazione Campagna di Cerignola. Delle due gemelline, invece, da subito non si hanno avuto più notizie. Sono passati 13 mesi dall’ultima volta in cui Irina Lucidi ha visto le sue bambine. Quello delle gemelline Schepp è uno dei più sconvolgenti casi di cronaca nera avvenuti negli ultimi anni. Il 28 gennaio 2011 le bambine erano state rapite dal padre con la scusa di passare un weekend con loro. Da quel momento non si sa più  nulla delle due gemelline. Era noto che l'uomo, assieme alle bimbe, si fosse recato a Marsiglia, dato che la moglie aveva ricevuto una cartolina dalla località francese. La missiva era stata spedita intorno al 31 gennaio, cioè il giorno della scomparsa. “Ad agosto ho messo in piedi la Fondazione Missing Children Switzerland. Il 30 gennaio, per il primo anniversario, un giorno durissimo, abbiamo lanciato la help line per assistere 24 ore su 24 i familiari dei minorenni scomparsi. Siamo una cellula specializzata, rispondiamo in italiano, francese e tedesco, e dal primo aprile prossimo, anche in inglese. Ci occupiamo di sostenere il processo istituzionale, collaboriamo con la polizia, verifichiamo che sia stato nominato un procuratore ed un avvocato che rappresenti il minore. Ecco, mi sono sentita orgogliosa del lavoro fatto. Malgrado tutto, era nato qualcosa di buono”. La ricerca della serenità perduta ha portato Irina in Asia. “Sono partita con il sacco a pelo, quattro magliette, due calzoncini ed un paio di scarpe comode. Ho attraversato L’Indonesia, Hong Kong, l’India. Avevo bisogno di staccare completamente dai luoghi e dalle persone che mi circondano. Dovevo recuperare l’anonimato, non essere nessuno, non essere la mia storia”. Il souvenir più bello di Irina è il ricordo dei bambini. “Erano orde, ti inseguivano con i loro sorrisi meravigliosi. Alcune mie amiche si preoccupano che vedendo i figli degli altri possa sentirmi a disagio. Invece io mi ricarico, provo una grandissima gioia in mezzo a loro”. Alessia e Livia le sogna, quasi ogni notte. “Non ci parliamo ma sono lì, presenti. I primi tempi non volevo guardare le loro foto. Adesso ho tappezzato la casa con i loro volti, i loro disegni. Esserne circondata mi dà una bella sensazione”.

Commenta Stampa
di Veronica Riefolo
Riproduzione riservata ©