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Genchi: "Se mi uccidono, si scopriranno tanti segreti"


Genchi: 'Se mi uccidono, si scopriranno tanti segreti'
07/05/2009, 14:05

Ospite oggi di Klaus Davi, nella sua rubrica su web Klauscondicio, era Gioacchino Genchi, l'ex poliziotto (ora sospeso perchè indagato); ex consulente di molti Pubblici Ministeri nei più svariati processi, compreso Luigi De Magistris; oggi sotto l'occhio delle telecamere per il suo fantomatico ed inesistente archivio. Quando Davi gli ha chiesto se avesse paura, Genchi ha risposto: "Chi ha detto che non ho paura? Io non sono disposto ad arrendermi per la paura, ma ne ho, è normale: abbiamo dato ergastoli ogni giorno. Ho rifiutato qualunque tipo di protezione, innanzitutto per l'indipendenza e libertà mia e della mia famiglia. Sono dei beni che non permetto a nessuno di compromettere, quindi, se i giudici vogliono incarcerarmi o mettermi agli arresti domiciliari, lo facciano pure, ma io non ho intenzione di farlo da me. Queste scorte poi, specie per come vengono scelte, sono solo dei palliativi: se devo farmi la scorta per risparmiare la benzina della macchina o le spese del taxi, allora dico che l'accattonaggio non e' mai stato il mio forte. Se uccidono me, probabilmente si aprirebbe un dossier su tutto mio lavoro e allora, veramente, verrebbero fuori grandi segreti. Non mi uccidono forse c'è qualche polizza assicurativa sulla vita. Io sono una persona molto riservata, ho utilizzato tutte le informazioni in mio possesso per celebrare i processi, per sostenere l'accusa o l'innocenza, ma mai per fare gossip". Quando gli ha chiesto se intendesse candidarsi, Genchi ha risposto di no, anche se secondo lui questo farebbe comodo a molti che potrebbero accusarlo di aver agito non a fini di giustizia, ma perchè politicamente schierato. E quando Davi ha parlato del suo rapporto con la classe politica, il consulente ha risposto: "Diciamo che più che timore di me, hanno paura della loro coscienza. Non ho mai utilizzato le informazioni per fare gossip, non le mai vendute ai giornali scandalistici lo dico a tutti i politici che mi hanno attaccato e a quelli che sperano che la Procura di Roma metta mano e apra quell'archivio. Fino a quando certi dati erano in mio possesso, erano da considerarsi riservati: quelli che servivano venivano utilizzati nei processi. Quelli che mi hanno attaccato, che sono in molti, adesso cominciano ad essere preoccupati perché i documenti dell'archivio andando in mano di altri, basta farne una seconda copia per far sì che diventino centomila. Non a caso le più grandi invenzioni della storia sono la fotocopiatrice, il dvd, e le chiavette usb. Fino a quando questi dati erano nel famoso archivio Genchi, pur essendo dati acquisiti, utilizzati e conservati in modo legittimi, come confermato dal Tribunale del riesame di Roma, questi dati erano come in una teca. Cosa ne sarà adesso?".

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di Antonio Rispoli
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