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"Troppa discrezionalità rispetto al giudizio dei fatti"

Gianfranco Fini:"Diciamo no alla democrazia giudiziaria"


Gianfranco Fini:'Diciamo no alla democrazia giudiziaria'
25/01/2010, 20:01

ROMA - A sostenere le tesi che parlano della possibilità che una parte della magistratura sia effettivamente politicizzata c'è anche Gianfranco Fini.
Il presidente della Camera, intervenuto alla presentazione del libro "Magistrati" scritto da Luciano Violante, ha infatti dichiarato che "Il pubblico ministero e il giudice hanno un margine di discrezionalità troppo ampio rispetto alla scelta di come qualificare giuridicamente un fatto" e che "l’ampiezza della discrezionalità porta all’incertezza del diritto, che è una minaccia reale per i diritti dei cittadini".
L'ex leader di An si dice preoccupato per una tendenza viziata verso un'eccessiva "’giuridicizzazionè della vita sociale" che è palesemente riscontrabile in tutto l'occidente e, in particolare, proprio nel nostro paese; da sempre caratterizzato da un sistema giuridico incredibilmente ampio e contorto. Questa peculrità riscontrata in Italia, come spiega Fini, è dovuta al fatto che "la complessità del sistema giuridico è ancora più elevata che in altri Paesi a causa della spinta a regolamentare ogni aspetto della vita sociale ed ad estendere, di fronte all’ineffettività di molte regole, il ricorso alla sanzione penale".
La terza carica dello Stato sottolinea inoltre che "la vicenda storica italiana ha portato all’affermazione di una certa cultura del potere giudiziario che è stata la piattaforma teorica dell’aumento del suo potere. Prima, infatti, si è affermata l’idea di attuare per via giudiziaria i valori costituzionali di eguaglianza e di promozione della persona che ha portato alla massima estensione dell’interpretazione creatrice del giudice. Poi, su questa base, dopo ’Tangentopolì e la crisi della ’Prima Repubblicà, si è potuta impiantare l’idea di una sorta di ’protettoratò  dei pubblici ministeri sulla Repubblica".
La preoccupazione principale di Fini, in estrema sintesi, è che i magistrati italiani  possano "trasformarsi in una specie di ’controllori di virtù’ del personale politico, allontanandosi dal loro compito istituzionale che è quello di garantire, in modo imparziale, l’applicazione della legge".
Insomma: anche per l'ex leader annino c'è molto da cambiare nel sistema giudiziario del nostro paese e, i giudici, se da un lato meritano il giusto rispetto ed una sacrosante legittiminazione, non devono però mai e poi mai agire con fini politici; riparandosi dietro gli ampi poteri loro concessi da un sistema comunque caotico e facilmente strumentalizzabile.

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di Germano Milite
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