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"Fumo dall'età di 15 anni ma non ho mai spacciato"

Gianni Geraci:"Rischio 20 anni per aver coltivato marijuana"


Gianni Geraci:'Rischio 20 anni per aver coltivato marijuana'
14/10/2009, 11:10

Giovanni Geraci è un 49enne originario di Palermo che, nella sua vita, è sempre stato particolarmente attivo nel settore politico e sociale del difficile territorio nel quale è nato e vissuto. Sindacalista, giornalista ed insegnante, a seguito di una perquisizione, ora rischia da un minimo di 6 ad un massimo di 20 anni di reclusione. Motivo? Coltivava in proprio delle piantine di Marjiuana. L'accusa mossagli è infatti quella, molto grave, di "detenzione di marijuana a fini di spaccio".

LA STORIA
Nella sua biografia Giovanni si racconta (e si difende) così:
"Ho fatto politica senza arricchirmi (anzi rimettendoci), il sindacalista, il giornalista e l'insegnante. Ho realizzato inchieste da cui sono scaturiti avvisi di garanzia per l'ex ministro Calogero Mannino, l'ex sindaco di Marsala Pietro Pizzo, il proprietario della cantina vinicola "Pellegrino" di Marsala. E, ancora: inchieste sulle camere iperbariche, il servizio pubblico di ambulanze, l'Ente Minerario Siciliano, il Banco di Sicilia, la Cassa di Risparmio e il Monte dei Paschi di Siena, le Linee Aeree Siciliane. Già nel 1998 la mia agenzia stampa (AGS - Agenzia Giornalistica Siciliana) è stata l'unica a pubblicare una sintesi del "Papello" di Riina.....
Ho realizzato un progetto di integrazione per gli immigrati; curato la presentazione del BIC-Sicilia (attuale Sviluppo Italia) al Castello Utveggio e realizzato i test per il progetto I.Do.La b(Impresa donna lavoro) e un'intera pagina pubblicitaria sul Giornale di Sicilia; organizzato attivamente il 3° Convegno Internazionale sulle tossicodipendenze tenuto a Palermo dalla Comunità Incontro; ho partecipato attivamente agli incontri che hanno predisposto il "progetto Cancrini sulle tossicodipendenze" a Palermo.....
Nel 2003, disgustato dall'andazzo, decido di ritirarmi a vita privata e mi trasferisco in montagna, luogo isolato e mi riciclo.
Comincio a dedicarmi alla ristrutturazione della casa, all'arredo verde, alla fotografia, alla cucina; inizio a coltivare il mio orto. Quest'anno avevo pensato bene di piantare qualche seme per farmi la mia marijuana: buona e naturale! Anche per non continuare a dare soldi ai veri delinquenti organizzati, oltre che per non avvelenarmi con le sostanze che ci sono in circolazione.
Risultato: domani decideranno se darmi da 6 a 20 anni o...."

Il caso limite di Giovanni Geraci può e deve aprire un vasto dibattito sia sulla legalizzazione delle cosidette "droghe leggere" sia sull'increibile sproporzione delle pene che non differenziano chi spaccia marijuana (tra l'altro prodotta in casa e senza aggiunta di sostanze chimiche) da chi magari vende eroina, cocaina, exstasi ed ogni altro genere di stupefacente chimico e letale.
Altro elemento non trascurabile del caso Geraci, inoltre, è il fatto che l'accusato si dichiari comunque assolutamente estraneo alla coltivazione per spaccio ed abituato da sempre ("Fumo da quando avevo 15 anni ma non ho mai ceduto o venduto marijuana"; dichiara infatti il giornalista) all'esclusivo consumo personale.
 In conclusione,  se anche gli inquirenti riscontrassero l'effettiva opera di vendita di tale sostanza illegale, riflettendo con raziocinio e buon senso, anche la pena minima di 6 anni sembra comunque esagerata. Sarebbe forse il caso di indagare, seriamente e senza ipotesi ammantate d'ideologia politica e stereotipi, su quanto sia realmente dannosa la marijuana fatta in casa e, magari, tentare di operare una sacrosanta e logica differenziazione tra le sostanze letali o comunque molto dannose e quelle invece obiettivamente più blande; come appunto "la maria". Basta infatti considerare l'incredibile tossicità delle sigarette (molto più dannose di una cannabis naturale) per rendersi conto di quanto sia assurda ed ipocrita l'attuale legislazione vigente in materia di spaccio di sostanze stupefacenti.

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di Germano Milite
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