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“Non era la prima volta. Eravamo abituati a quella tecnica”

Gioco erotico finito male: domiciliari per Mulè


Gioco erotico finito male: domiciliari per Mulè
12/09/2011, 18:09

ROMA – Sono stati disposti gli arresti domiciliari, con l’accusa di omicidio colposo, per Soter Mulé, l’ingegnere 42 enne romano, coinvolto nella morte della giovane 24 enne, Paola Caputo, avvenuta in seguito ad un gioco erotico (Shibari) nel garage dell’Agenzia delle Entrate del quartiere capitolino della Bufalotta. Sempre a causa di tale gioco anche un’altra giovane (23 anni) era finita in ospedale, dove attualmente è ancora ricoverata in coma farmacologico. La convalida del fermo è arrivata al termine di un interrogatorio durato circa 4 ore nel carcere di ‘Regina Coeli’, in relazione al quale il gip del Tribunale di Roma, Marco Mancinetto, ha derubricato l’ipotesi di reato da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo. “È stato un incidente, una fatalità. Sono distrutto per Paola, ma ditemi come sta Federica”, avrebbe detto l’ingegnere nel corso dell’interrogatorio di convalida svolto oggi a ‘Regina Coeli’. Il materiale sadomaso trovato dagli inquirenti nell’abitazione dell’indagato non è stato oggetto di contestazione da parte del pm, che ora dovrà valutare se ricorrere o meno al riesame dopo la derubricazione del reato decisa dal gip.

MULE’: “NON ERA LA PRIMA VOLTA”
Mulé attraverso i suoi legali si è difeso affermando che erano tutti consenzienti: “Non era la prima volta che tutti e tre facevamo quel gioco, eravamo in simbiosi. Le conoscevo bene; avevo avuto un flirt con entrambe. Quando ho visto Paola soffocare ho cercato subito di rianimarla, ma ormai era troppo tardi”, ha dichiarato. E ha aggiunto un particolare che, se confermato, renderebbe il tutto ancora più inquietante: “Quando ho visto che Paola non ce la faceva, mi sono occupato dell’altra, ho preso un coltello dalla macchina, ho tagliato le corde e l’ho salvata. Stava per soffocare anche lei”. Mulé ha raccontato di serate analoghe a quella tragica: “Eravamo abituati. Trascorrevamo le serate nei locali e nei pub di San Lorenzo e dell’Ostiense, poi andavamo alla ricerca dei posti più adatti per mettere in pratica il gioco. Una delle due conosceva bene quel garage, perché ci lavorava come usciere. Loro erano d’accordo come sempre, ci piaceva farlo, ma nessuno di noi poteva immaginare quello che è accaduto. Adesso sono un uomo distrutto”.

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di Antonio Formisano
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