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Era affetto da una malattia, lutto nel mondo del giornalismo

Giorgio Bocca è morto all'età di 91 anni a Milano


Giorgio Bocca è morto all'età di 91 anni a Milano
25/12/2011, 22:12

MILANO - È morto oggi pomeriggio all’età di 91 anni, facendo precipitare il mondo della cultura nel lutto. Giorgio Bocca, “l’antitaliano”, giornalista e scrittore controverso, sicuramente unico nel suo stile, è spirato nel giorno di Natale nella sua casa di Milano. Di origini piemontesi, cronista ed editorialista di prestigiose testate, Bocca stava attraversando gli ultimi suoi momenti nel capoluogo lombardo. Una malattia infatti se l'è portato via in poco tempo: la sua morte era ormai questione di giorni. "L'ultimo dei grandi", come l'ha definito Marco Travaglio in un suo editoriale, ha deciso di andarsene mentre la società consumista, quella che lui criticava aspramente, stava ancora festeggiando la natività. A renderlo noto la casa editrice Feltrinelli.
Tra i grandi protagonisti del giornalismo italiano, ha raccontato nei suoi articoli e nei suoi libri l'ultimo mezzo secolo di vita italiana con rigore analitico e passione civile, improntando sempre il suo stile alla sintesi e alla chiarezza. Nato a Cuneo il 28 agosto del 1920, Bocca iniziò a scrivere già a metà degli anni '30, su periodici locali e poi sul settimanale cuneese La Provincia Grande.
Durante la guerra si arruolò come allievo ufficiale alpino e dopo l'armistizio fu tra i fondatori delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Riprese allora l'attività giornalistica, scrivendo per il giornale di GL, poi lavorando per la Gazzetta del Popolo, per l'Europeo e per Il Giorno e segnalandosi per le grandi inchieste.
Nel 1976 fu tra i fondatori del quotidiano la Repubblica, con cui ha sempre continuato a collaborare. Al suo attivo, in una carriera cinquantennale, anche numerosi libri, che spaziano dall'attualità politica e dall'analisi socioeconomica all'approfondimento storico e storiografico, senza mai dimenticare la sua esperienza partigiana. Tra le sue opere: Storia dell'Italia partigiana (1966); Storia dell'Italia nella guerra fascista (1969); Palmiro Togliatti (1973); La Repubblica di Mussolini (1977); Il terrorismo italiano 1970-78 (1978); Storia della Repubblica italiana - Dalla caduta del fascismo a oggi (1982); Il provinciale. Settant'anni di vita italiana (1992); L'inferno. Profondo sud, male oscuro (1993); Metropolis (1994); Piccolo Cesare (2002, dedicato al fenomeno Berlusconi, libro che segnò il passaggio di Bocca da Mondadori, suo editore da oltre dieci anni, a Feltrinelli); Le mie montagne (2006); È la stampa, bellezza (2008). Annus Horribilis, Milano, Feltrinelli (2010). Fratelli Coltelli (1948-2010 L'Italia che ho Conosciuto), Milano, Feltrinelli (2010). Nell'aprile 2008 Bocca ha vinto il premio Ilaria Alpi alla carriera.
L'antitaliano ha alzato la voce fino all'ultimo, e nel libro che uscirà postumo per Feltrinelli l'11 gennaio, “Grazie, no!” protesta contro le scorciatoie del pensiero unico, a cui a suo avviso bisogna rispondere con un secco diniego. “La gente oggi è più ricca ma è peggiorata culturalmente e intellettualmente”, dice nella video-intervista che accompagna la scheda del volume. E ancora: “È una crisi di cui nessuno sa niente, nessuno sa quando è cominciata e come finirà. Mai nella storia dell'umanità si era arrivati ad una oscurità di questo genere”. Poi contro “il consumismo dominante: bisognerà moltiplicare i consumi, gli investimenti, in una corsa senza fine. La produzione è più importante della vita dell'uomo”. Infine contro “i tipi alla Marchionne che credono di dire cose intelligenti mentre dicono delle banalità”. Bocca ci lascia quindi un pamphlet contro chi si è assuefatto all'Italia di oggi, dove cose che dovrebbero farci indignare passano sotto silenzio, discorsi che non si dovrebbero sopportare sono ormai moneta corrente, idee come minimo discutibili sono invece comunemente accettate. Ed elenca sette punti a cui ribellarsi, sui quali indignarsi. Sono: La crescita folle; La produttività, il nuovo dio; La lingua impura; Il dominio della finanza; La corruzione generale; La fine del giornalismo; L'Italia senza speranza. “E se è ormai quasi un'abitudine anche l'indignazione, anche il cinico e soddisfatto luogo comune secondo cui l'Italia è ormai perduta, vittima delle sue ataviche tare e dei suoi vizi inestirpabili, Bocca ci ricorda, con l'autorità del testimone e la vividezza del grande cronista, che già altre volte (ultima la guerra partigiana, così vicina e così preziosa) l'Italia fu sul punto di soccombere, ma gli italiani hanno saputo trovare in loro stessi la forza di salvarsi”, come scrive la casa editrice nella presentazione al volume.

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di daga
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