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Botta e risposta tra il quotidiano milanese e il giornalista

Giornale: "Santoro vuole essere leader di sinistra". Ma lui smentisce


Giornale: 'Santoro vuole essere leader di sinistra'. Ma lui smentisce
15/06/2011, 16:06

MILANO - Botta e risposta tra Il Giornale e Michele Santoro. Il via stamattina, quando il quotidiano milanese riporta in prima pagina un articolo, a firma di Salvatore Tramontano, in cui si afferma che l'intenzione di Michele Santoro è quella di fare il Presidente del Consiglio, con Marco Travaglio alla Giustizia, e il vignettista Vauro Senesi ai Beni Culturali, il tutto arricchito da "un paio di veline intellettuali" in altri posti chiave. Questo perchè, sempre secondo il giornalista, Santoro si è convinto di essere l'unica opposizione a Berlusconi e quindi ha deciso di buttarsi in politica.
A stretto giro di posta arriva la risposta del giornalista, che smentisce tali intenzioni: "Chi sostiene, come alcuni giornali, che sto fondando un partito lo fa solo per screditarmi come giornalista. Non sto fondando nessun partito e non vedo perchè dovrei fare il politico. Io sto solo cercando di fare il mio mestiere". Anche se aggiunge: "Se ci fosse un pericolo grave per la democrazia e qualcuno mi chiedesse di dare una mano, sarebbe un mio diritto farlo ed io non rinuncio ad esercitare i miei diritti politici". Poi ritorna sulla sua esperienza all'Europarlamento: "Ero andato lì perchè c’era stato l'editto bulgaro, lo feci come prolungamento del mio mestiere per portare in politica la battaglia sulla libertà e il diritto di informazione e per farmi ascoltare dai partiti della sinistra, ma trovai attorno a me un mondo insensibile al tema".
Infine, Santoro ha parlato delle prospettive nel caso in cui firmasse con La7: "Quando andrò penserò a che programma fare, ma La 7 ha detto per bocca del suo amministratore delegato Giovanni Stella che Annozero è un programma che potrebbe andare benissimo abbiamo già delle buone basi di partenza per introdurre qualche cambiamento utile. Uno dei motivi principali del mio conflitto con la Rai era il fatto che io ero fermo, congelato, in una posizione giudiziaria che non sarebbe mutata con una mia vittoria in Cassazione non sono mai stato legittimato come un dipendente normale della Rai, io ero in onda perché lo avevano deciso i giudici e sarebbe sempre stato così. Questo è il motivo per cui li ho posti di fronte alla necessità di sciegliere e loro hanno scelto, il direttore generale e il presidente della Rai, checchè ne dica, perchè alle volte ha delle amnesie e di conseguenza ho scelto di andarmene. A La7 avrei questa possibilità di fare un programma con un percorso creativo libero, di cambiare formula, di rivedere certe cose".

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di Antonio Rispoli
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