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L'INCHIESTA - "Giallo" sull'ok dell'Asl Na2 a Taverna del Re

Giugliano: Cava Illiano aprirà per i rifiuti di Napoli?


Giugliano: Cava Illiano aprirà per i rifiuti di Napoli?
07/11/2010, 10:11

GIUGLIANO (NAPOLI) - Ed ora che Bertolaso è uscito definitivamente di scena, spetta alla Provincia di Napoli liberarci dai rifiuti. L’imperativo partito direttamente da Palazzo Chigi è sversare nel più breve tempo possibile la spazzatura presente nelle strade di Napoli, magari riaprendo vecchi siti o le cosiddette “minidiscariche” individuate dall’allora commissario all’emergenza Antonio Bassolino. Sarà perché ormai nessuno più crede alle promesse del Governo e di Palazzo Matteotti, ma il fronte antidiscarica fa sempre più proseliti col passare delle ore. Anche Qualiano ormai è parte integrante, assieme a Terzigno, Giugliano e Chiaiano, della rete dei comitati che pacificamente tenta di ostacolare le decisioni dei Palazzi del potere. Un’affiliazione spontanea, forgiata davanti al sito di Taverna del Re nelle ore più calde della protesta. Solidarietà che nasce in difesa di un territorio martoriato, e che spinge nella prima serata di sabato circa 400 cittadini a sfilare con le fiaccole sino all’Asse mediano.
Ma c’è anche dell’altro, dietro questo allargamento di fronte. C’è infatti il timore della riapertura di cave dismesse, che minaccerebbero la salute di migliaia di cittadini. Sono almeno tre i siti su questo fazzoletto di terra che potrebbero finire nei piani della struttura provinciale. Un triangolo della morte: Varcaturo-Giugliano-Qualiano, la cosiddetta Terra dei fuochi, su cui però manca l’ufficialità dell’Ente provinciale. Discariche emergenziali che potrebbero riaprire, nonostante i piani prevedessero la captazione del biogas e dunque la successiva bonifica. Tra questi c’è cava Illiano, un “buco” dislocato tra Sette Cainati e la periferia di Qualiano in grado di fagocitare più di tre milioni di tonnellate di spazzatura. Una potenziale “bomba  inquinante” a meno di due chilometri dal centro abitato. “La struttura provinciale – fa notare Mimmo Di Gennaro del presidio permanente di Taverna del Re – sarebbe intenzionata ad aprire mini discariche nell’Afragolese, ma tutti pensiamo che si tratti di un bluff. Su quel territorio, infatti, non esistono cave adatte ad accogliere i rifiuti, senza dimenticare inoltre che le aree individuate sono vicine alle falde acquifere che irrigano le coltivazioni e che al momento non esistono fondamenti scientifici che possano dare l’ok all’apertura delle cosiddette minidiscariche di Afragola”. Dunque il calcolo logico dei comitati è il seguente: se ad Afragola non ci sono siti idonei, e per la messa in sicurezza delle aree individuate occorrono mesi di indagini e studi (oltre ad innumerevoli quattrini), dove si sverserà tra due settimane, e cioè quando chiuderà anche Taverna del Re? A Chiaiano il conferimento giornaliero è ordinario, a Terzigno cava Vitiello non aprirà. “Nei Paesi Vesuviani – ricorda inoltre Di Gennaro – è stato adottato il principio del conferimento della spazzatura in cava Sari soltanto dai 18 comuni dell’area, quindi la coperta è ancora troppo stretta per assicurare a Napoli e alla sua provincia l’uscita dalla crisi”.
Il ragionamento non fa una grinza. Ed ecco che vecchie cave rischiano di essere aperte di nuovo. È già successo con la piazzola di Taverna del Re che, stando agli accordi siglati in Prefettura nel 2008 con Berlusconi e Bertolaso, non avrebbe dovuto più accogliere spazzatura ma anzi, sarebbe dovuta essere liberata da circa 6milioni di eco balle.
Un ennesimo colpo di spugna potrebbe dunque dare l’ok agli sversamenti nelle cave del Giuglianese. Alla Provincia di Napoli occorre soltanto il via libera dell’Asl Napoli 2. E stando ai precedenti, sembrerebbe un gioco da ragazzi per il presidente Cesaro: basta rivolgersi ad un dipartimento compiacente e diverso da quello di competenza territoriale per ottenere, nel giro di poche ore, le carte in regola per aprire una discarica. Spulciando tra gli atti per il parere preventivo sull’apertura del sito di Giugliano, infatti, si scopre che a firmare il via libera a Taverna del Re non è stato il dipartimento territoriale competente, cioè quello di Quarto-Pozzuoli, bensì quello di Frattamaggiore. Lo scorso 27 ottobre il dirigente del dipartimento nord Raffaele Di Lena, ed i tecnici Arpac Antonio Di Donna e Francesco Montanari, si espressero favorevolmente al conferimento della monnezza di Napoli nella piazzola di circa settemila metri quadri. Dopo qualche ora nacque così il piano provinciale con cui Palazzo Matteotti decretava l’apertura di Taverna del Re. Come è potuto accadere? Perché non è stato il dipartimento Quarto-Pozzuoli ad esprimersi sull’apertura del deposito delle eco balle? Domande che in molti si pongono sul fronte antidiscarica. Sarebbe opportuno rendere pubbliche le motivazioni per cui si è deciso di demandare al dipartimento di Frattamaggiore tale compito. Confidiamo anche nell’inchiesta avviata dai pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco (con il coordinamento del procuratore aggiunto Aldo De Chiara) per avere risposte a queste elementari domande.   

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di Davide Gambardella
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