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Gli Accordi Separati


Gli Accordi Separati
17/03/2010, 12:03

 

CHE COSA NASCONDONO GLI “ACCORDI SEPARATI”?

di Renato Fioretti


 

Il ddl 1167-B, approvato al Senato lo scorso 3 marzo e in procinto di essere sottoposto alla firma del Capo dello Stato, rappresenta solo l’ultimo motivo del profondo contrasto in atto tra la Cgil da un lato e Cisl e Uil dall’altro.

Infatti, mentre la maggiore tra le OO. SS. Confederali ha espresso forti (e motivate) critiche a un provvedimento che - tra l’altro - tende a ridurre il potere giudiziale, a favore dell’arbitrato, e a un sostanziale “aggiramento” delle tutele previste dall’art. 18 dello Statuto, le Confederazioni guidate da Bonanni e Angeletti hanno condiviso il provvedimento in misura tale da voler “bruciare i tempi” nell’affrettarsi a sottoscrivere - senza la Cgil e con il consueto “patrocinio” del governo - l’ennesima “Dichiarazione comune” con le parti imprenditoriali.

A questo punto, considerata la difficile sostenibilità di una sostanziale rottura dell’azione unitaria e, contemporaneamente, l’esigenza di garantire comunque ai lavoratori italiani il massimo supporto possibile - soprattutto in una situazione congiunturale estremamente difficile - si pone, a mio parere, l’esigenza di operare con il massimo della chiarezza e interrogarsi, quindi, rispetto alla reale natura dei motivi che hanno (ormai) ridotto i rapporti tra Cgil Cisl e Uil “a livello di guardia”.

In questo senso, se è vero che la storia sindacale del nostro Paese è già stata caratterizzata da momenti di particolari tensioni e divaricazioni - tra Cgil da un lato e Cisl e Uil dall’altro - cui sono poi seguiti percorsi unitari e condivisi, è altrettanto vero che l’attuale fase di (aspro) confronto, presenta aspetti molto particolari.

In effetti, se riferita, ad esempio, ai contrasti sorti all’epoca del famoso “decreto di San Valentino” - attraverso il quale il governo Craxi, con la disponibilità di Cisl, Uil e una parte della Cgil, realizzò il contestato taglio di quattro punti della c.d. “scala mobile” - non è indifferente rilevare che la forte contrapposizione tra le maggiori OO.SS. presentava un carattere eminentemente politico che, in quanto tale, di là dalle ragioni degli uni o degli altri, ne nobilitava le motivazioni.

Le attuali (profonde) contrapposizioni, che da qualche anno a questa parte stanno caratterizzando i rapporti tra Cgil Cisl e Uil, sono invece dettate, a mio avviso, da motivazioni molto meno nobili di quelle del 1984.

Difatti, sono convinto che le posizioni assunte da Cisl e Uil non siano dettate né da motivazioni riconducibili alla normale dialettica tra le parti né da una (semplice e rispettabilissima) diversità di opinioni rispetto all’operato del governo in carica; si tratta, piuttosto, di un’opzione di carattere “opportunistico - strategico”.

Ho la sensazione che essa nasca da due ordini di motivi.

Il primo pare essere rappresentato dal tentativo di liberarsi da una sorta di “affrancamento” da una Cgil che, oggettivamente - grazie al numero degli iscritti, alla sua grande capacità organizzativa e al livello d’indiscussa “rappresentatività” - a differenza degli altri, ha sempre rappresentato “il sindacato”, nella sua accezione più comune.

In questo senso, la naturale predisposizione di Berlusconi & c. a considerare “intralcio alle buone pratiche di governo” e interlocutore “scomodo” un sindacato naturalmente votato al confronto - anche aspro - piuttosto che all’accondiscendenza, ha rappresentato una tentazione alla quale, evidentemente, per Cisl e Uil, è stato molto difficile resistere.

Di qui, a mio parere, il lento - inesorabile e crescente - avvio di pratiche “bilaterali”, senza la Cgil, che hanno prodotto una (ormai) lunga serie di “accordi separati” e “avvisi comuni”.

L’ultimo dei quali - in ordine di tempo - relativo alla frettolosa “Dichiarazione comune” circa l’utilità dell’arbitrato, rappresenta l’ennesima operazione dettata dalla spasmodica volontà di dimostrare al mondo che gli accordi sono possibili anche senza la disponibilità della Cgil.

Naturalmente, tutto questo ha un prezzo ed è sin troppo evidente che a pagarlo saranno i lavoratori.

Quegli stessi lavoratori che, mentre oggi (già) scontano le nefaste conseguenze delle norme applicative della legge 30/03, delle nuove disposizioni in merito al part-time e dell’accordo separato su quella che rappresentò una vera e propria controriforma del rapporto di lavoro a tempo determinato, domani pagheranno gli infausti effetti del ddl 1167-B.

Il secondo motivo è, a mio avviso, ancora meno condivisibile del precedente.

Infatti, ritengo che esso sia frutto di una vera e propria “inversione di rotta” rispetto alla natura stessa del sindacalismo confederale italiano.

In questo senso, rilevo che un primo (determinante) elemento della sostanziale frattura creatasi tra Cgil Cisl e Uil, fu rappresentato dalla diversa concezione dei compiti e delle competenze da affidare ai c.d. “Enti bilaterali”.

Successivamente, un ulteriore motivo di contrasto fu rappresentato dalla diversità di vedute circa i poteri da assegnare alle “Commissioni di certificazione”. Della stessa natura è la contrapposizione sorta, all’indomani dell’approvazione del ddl 1167, a proposito di conciliazione e arbitrato.

Si tratta, in effetti, di contrasti che attengono, in definitiva, alla “visione strategica” dell’azione sindacale; da un lato, per la Cgil, un sindacato confederale che offre tutela e sostegno alle esigenze dei lavoratori attraverso le proposte, la contrattazione e - se necessario - il confronto serrato, la protesta e il conflitto con le controparti datoriali e istituzionali.

Dall’altro, un sindacato di carattere quasi “istituzionale”, che ai suoi “associati” offra servizi e assistenza; per il quale non esista quasi più il conflitto tra quegli “interessi divergenti” che, invece, a mio parere, vanno sempre più accentuandosi, piuttosto che attenuarsi nell’ottica di un confuso e vago senso di “reciproci interessi tra produttori”!

Se questo è vero, si tratta - evidentemente - di questioni di principio, rispetto alle quali sarebbe opportuno sollevare quel velo d’ipocrisia che, a questo punto, ancora caratterizza i rapporti (formali) tra Cgil, Cisl e Uil.

Tutto sarebbe più chiaro e, probabilmente, i lavoratori sarebbero i primi a beneficiarne.


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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