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Sequestrate società legate a Matteo Messina Denaro

Gli “affari” di Cosa Nostra nel porto di Trapani

Beni per oltre trenta milioni di euro

Gli “affari” di Cosa Nostra nel porto di Trapani
09/04/2013, 09:18

TRAPANI  - Nel porto di Trapani la “mano lunga” di cosa nostra. Secondo gli investigatori di polizia e la guardia di finanza, a tirare le “fila”,  gli imprenditori trapanesi Francesco e Vincenzo Morici, ritenuti vicini al boss dei boss Matteo Messina Denaro, ai quali gli inquirenti hanno sequestrato beni per oltre trenta milioni di euro. Oltre alle sei società figurano anche 142 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie. I provvedimenti sono stati eseguiti a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. Il sequestro si basa sulle carte del processo per concorso esterno in associazione mafiosa al senatore Pdl Antonio D'Alì. In occasione della "Louis Vuitton Cup", il gruppo imprenditoriale dei Morici si sarebbe accordato con Cosa Nostra per aggiudicarsi la gara relativa ai lavori di ristrutturazione del porto di Trapani (con un importo a base d'asta di 46 milioni di euro). Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni di vari indagati, sarebbe emersa l'esistenza di intese con il boss mafioso Francesco Pace (capomafia di Trapani), il senatore D'Alì e imprese partecipanti, per favorire i Morici nell'aggiudicazione e per utilizzare materiali non conformi.

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di Rosario Scavetta
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