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Ecco i dati raccolti dal Censis

Gli italiani dicono si alle cure mediche per i clandestini


Gli italiani dicono si alle cure mediche per i clandestini
07/02/2010, 18:02

NAPOLI - "Noi facciamo ciò che la gente vuole"; è uno degli slogan leghisti più popolari e propagandisticamente vincenti degli ultimi tempi. Ebbene, i membri del carroccio, faranno allora bene a guardare con attenzione le percentuali emerse da un approfondito sondaggio condotto dal Censis.
Secondo gli analisti del prestigioso istituto di ricerca, infatti, circa l'80% degli italiani è favorevole al diritto alla sanità pubblica da garantire anche agli immigrati irregolari. Per la popolazione italiana, dunque, il diritto alla salute resta tra i più importanti e condivisi e deve essere assolutamente garantito ai clandestini ("persino a loro" direbbe qualcuno).
Andando ad operare una differenziazione opinionista geografica si nota che le differenze di vedute non sono poi così distanti. Secondo il Censis, difatti, circa l'86,1% degli abitanti del sud è favorevole all' estensioni delle leggi che assicurano i benefici della sanità pubblica anche verso gli irregolari. La percentuale scende al 78,7 al centro italia, al 78,4 nel nord-est e al 75,7 se si prendono in considerazione gli italiani del nord-ovest. La media è dunque quella già descritta che tocca un considerevole 80%.
I ricercatori si sono poi preoccupati anche di dividere il campione esaminato a seconda del grado di cultura e, come intuibile, è risultato che in genere sono maggiormente aperti ad un sistema di tutela vero l'immigrato coloro che hanno conseguito la Laurea; l'85% dei laureati favorevoli, infatti, trova addirittura scontato, in uno stato che si definisce civile e progredito, il rispetto del diritto alla salute nei riguardi di chiunque si trovi a vivere nei confini nazionali. Meno "razzisti" sembrano anche le attuali generazioni; con percentuali che toccano l'83% per le persone intervistate di età compresa tra i 30 e i 44 anni.
Se si considerano i centri abitati, poi, pare che negli agglomerati urbani ci sia maggiore sensibilità (e quindi tolleranza) verso la globalizzazione che nelle periferie cittadine e nei piccoli paesi. Insomma: le statistiche del Censis sembrano confermare un percorso evolutivo della società che, attraverso le giovani generazioni e lo sviluppo culturale, porta ad un generale avvicinamento vero la civiltà del "villaggio globale". Ovvio che si è ancora lontani anni luce rispetto al risultato finale che in tanti si auspicano ma, di sicuro, al di la di ciò che si dice e si percepisce a volte, l'Italia non è un paese razzista e, di sicuro, non è più razzista di quanto lo fosse 30-40-50 o 60 anni fa.

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di Germano Milite
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