Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Tutti i retroscena sugli imprenditori sciacalli

Grandi eventi, le intercettazioni di De Santis & Company


Grandi eventi, le intercettazioni di De Santis & Company
06/03/2010, 09:03

PERUGIA - Su "La Repubblica" di questa mattina è comparso un articolo di Francesco Viviano all'interno del quale si esaminano i verbali del gip per velutare il perverso sistema affaristico messo insieme da Piscitelli, Cerruti, Balducci, De Santis e gli altri imprenditori-sciacalli che hanno speculato sul terremoto Abruzzese.
Chi era l'industriale che rideva alle tre di notte pensando agli introiti che avrebbe realizzato mentre la gente all'Aquila moriva? Si chiama Francesco Piscitelli ed è soprannominato, non a torto, "lo sciacallo". Grazie alla sua amicizia con Balducci e De Santis, poteva entrare agevolmente nei palazzi romani e fare incetta di appalti per conto d'altri imprenditori.
Su di lui il gip di Firenze è stato eloquente:"Con le macerie ancora calde Piscicelli era già pronto a buttarsi sul denaro per la ricostruzione del martoriato Abruzzo". Una volta intereccettato ed interrogato dal giudice per le indagini preliminari, l'imprenditore negerà di essere un camorrista dichiarando di essere invece un collaboratore di giustizia che sta dando la sua testimonianza in un processo in corso. Su De Santis e Balducci, poi, come si legge sempre su Repubblica:"Non è vero che ho corrotto l´ingegner De Santis tantomeno sopportando costi per la sua casa all´Argentario. E Balducci lo vedo una o due volte l´anno e non mi ero mai sognato di corromperlo". E riguardo l'altro imprenditore fiorentino con il quale sarebbe entrato in contatto per gestire altri lavori redditizi, Piscitelli afferma:"Fu mio cognato Gagliardi a farmelo conoscere, Fusi poi mi cercava molte volte perché gli seguissi i suoi interessi al ministero. Fusi mi ha preso in giro".
E' la mattina del 13 febbraio 2008 e Piscitelli presenta al funzionario Di Nardi Riccardo Fusi:"Viene Riccardo te gli fai presente l´elenco delle opportunità, degli interventi immobiliari che si possono fare insieme". I rapporti tra "lo sciacallo" e l'altro imprenditore non sono però sempre buoni e, più di una volta, i due rischiano la rottura("Fusi è capace ma è una latrina"; dichiarerà infatti l'indagato). A quel punto interviene direttamente la moglie di Piscitelli:"Senti Francè è un volano e significa passare in un´altra categoria, quello che hai sempre voluto tu... le volgarità le lasci a lui, capito?"
Secondo il gip  "le volgarità" sono le tangenti.

IL SISTEMA DE SANTIS-BALDUCCI
Su Repubblica si legge dunque che:"Appare evidente - scrive il gip a conclusione dopo una serie di intercettazioni tra i tre e Piscicelli - il pieno coinvolgimento di Cerruti, ma anche il suo pieno inserimento nel sistema corruttivo creato e gestito da Balducci e De Santis".
In effetti, le dichiarazioni che Fabio De Santis rilascia in una telefonata al fratello in riferimento agli appalti del G8 alla Maddalena, dei mondiali di nuoto 2009 e del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, non sembrano lasciare dubbi:"Abbiamo licenza di uccidere: ci possiamo pigliare tutto ciò che ci pare". Ai magistrati, dopo l'esame delle carte, tutto il sistema gestito da Balducci e De Santis appare chiaro; chiaro come le tangenti che i due intascavano dopo aver assicurato, con Piscitelli e l'avvocato Cerruti come intermediari, gli appalti per i lavori alle società gestiste da Fusi. Un triangolo che aveva al vertice il potente due che, invece di agire indipendentemente da controllori, sono diventati un sol corpo con i controllati. Chiare ai gip anche le percentuali ottenute dai due per quanto riguarda l'affidamento del 150° dell'unità d'Italia alla ditta Btp di Riccardo Fusi. I giudici hanno infatti riscontrato:"la promessa di questi ultimi (Balducci e De Santis ndr) della corresponsione di una somma di denaro... L´avvocato Cerruti aveva concordato con Fusi la corresponsione di una somma di denaro pari al 2% sull´importo incassato qualora fosse stato riconosciuto un risarcimento economico in favore della Btp, ovvero di una somma pari all´08% dell´appalto di 350 milioni di euro se i lavori fossero stati riaffidati all´impresa di Fusi".
Dall'inchiesta emerge dunque limpido un:"sistema di potere talmente forte, collaudato, insidioso, in grado di inquinare gli appalti e la concorrenza tra imprese, messo in piedi da imprenditori senza scrupoli quali Diego Anemone e Francesco De Vito Piscicelli e pubblici funzionari venduti".
A certi livelli, osservano i magistrati, non basta la "classica bustarella" ma occorrono anche nomine dirigenziali strategiche per garantire che l'intricato e possente ingranaggio giri sempre nel verso giusto e sia sempre bel oliato. Inutile precisare, a tal punto, che un simile giro di corruzione non daneggia solo le casse dello Stato ma anche e forse soprattutto l'ambiente.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©