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Graziano : “Chiediamo alla Gelmini di incontrare i geologi


Graziano : “Chiediamo alla Gelmini di incontrare i geologi
16/02/2011, 16:02

“Se non prestiamo attenzione , se non salvaguardiamo il Paese dal rischio sismico , dal rischio idrogeologico , dal rischio vulcanico, senza dimenticare l’erosione delle coste, è inutile che rincorriamo le emergenze spendendo dieci volte di più. Per la sola Giampilieri si sono spesi 550 MLN di euro per appena sei ore di pioggia . Con questi soldi avremmo potuto finanziare la cultura universitaria pensando di potenziare i Dipartimenti di Scienze della Terra e non cancellarli. In Italia rischiamo di raggiungere un punto di non ritorno. Dobbiamo affrontare tali problematiche se vogliamo un’Italia sicura , se vogliamo bene ad un Paese , quale il nostro che è ricco di bellezze ma anche di rischi dal punto di vista geologico”. Chiaro il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Geologi Italiani , Gian Vito Graziano intervenuto sulla riforma universitaria. “Il CNG – ha proseguito Graziano – condivide la preoccupazione sul fronte sicurezza del territorio nell’interesse del sistema Paese. Se tagliare significa togliere fondi alla ricerca ed agli studi sul territorio, allora non ci stiamo . Ricordo che viviamo in un Paese dove moltissime aree sono a rischio sismico 1 e dove non c’è solo tale rischio. Non si possono tagliare fondi ed eliminare i Dipartimenti di Scienze della Terra. Il legislatore deve porsi il problema e affrontarlo con una riforma di governo del territorio. Al ministro Gelmini chiediamo un incontro al fine di affrontare almeno questa parte della riforma affinché possano esserci azioni condivise in difesa della ricerca”.

Chiaro Eugenio Carminati del Comitato di Scienze della Terra del Consiglio Universitario Nazionale (CUN).
“I geologi italiani vedono ridursi i finanziamenti in modo continuo – ha continuato Carminati – ed i dipartimenti di Scienze della Terra nelle università italiane si riducono drasticamente a seguito dell’applicazione della Legge 240/2010 (legge “Gelmini”), i corsi di laurea in geologia seguono la stessa strada. E tutto questo in un Paese flagellato dalle diverse tipologie di rischi geoambientali. Infatti, se in termini di rischio idrogeologico ben 5.581. Comuni, pari al 70% del totale, sono esposti ad un potenziale rischio elevato, l’intero territorio nazionale è ricompreso nelle varie classi di rischio sismico, mentre vulcani quali Vesuvio, Campi Flegrei ed Etna minacciano aree ad elevatissima densità abitativa”.

Convocati dunque gli Stati Generali dei geologi e tutti, proprio tutti si sono dati appuntamento a Roma , il 24 Febbraio, ore 10 e 30, presso l’Università “La Sapienza” di Roma . Ci saranno i direttori degli attuali Dipartimenti di Scienze della Terra delle università italiane , i presidenti dei corsi di studio in geologia, i presidenti delle più importanti società scientifiche nazionali delle Geoscienze, il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Italiani, i presidenti di tutti gli Ordini Regionali dei Geologi.
“Allo stesso tempo, sembra che, all’aumentare delle calamità naturali ci sia un disegno perverso teso a ridimensionare la crescita di quei professionisti – ha proseguito Vincenzo Morra , Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Federico II di Napoli - che incassano a livello internazionale i riconoscimenti più alti anche in termini di eccellenza scientifica. Ancora una volta, infatti è legittimo e doveroso chiedersi in ossequio a quale logica, dopo le innumerevoli calamità che hanno colpito e colpiranno il Paese, si preferisce ancora la strategia degli interventi del giorno dopo piuttosto che rafforzare, o almeno mantenere, le strutture che formano e preparano i professionisti della prevenzione?”

Tutta la comunità dei geologi italiani sarà a Roma nell’interesse del sistema-Paese, per intraprendere un’azione congiunta che punti anche a sensibilizzare gli interlocutori istituzionali e l’opinione pubblica.

“La presenza congiunta degli “stati generali” del mondo accademico e di quello professionale testimonia, per un verso, la ritrovata sinergia di due mondi per troppo tempo distanti – ha dichiarato Rodolfo Carosi del Comitato di Scienze della Terra del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e Presidente del Consiglio di Corso di Studi in Scienze Geologiche dell’Università di Pisa - e, peraltro, la gravità del momento in cui versa un comparto tecnico-scientifico di vitale importanza per un Paese la cui sicurezza geoambientale è quotidianamente minacciata da una miriade di avversità naturali, che troppo spesso si tramutano in “calamità” per la colpevole miopia dello Stato. Da alcuni anni siamo oramai abituati a leggere sui quotidiani classifiche di ogni genere che mettono in evidenza come l’eccellenza sia diventata una stella polare a cui puntare. E’ il caso anche delle classifiche che vedono concorrere le Università ed i Centri di Ricerca nazionali ed internazionali. Fiumi di inchiostro si riversano sul tema, discussioni animate si moltiplicano, ma spesso si perde di vista la reale essenza delle classifiche. E’ in uno scenario di grande competizione che si inquadra l’eccellenza scientifica degli studiosi italiani delle Scienze della Terra: un’area numericamente piccola, ma estremamente attiva. Se classifiche come quelle pubblicate dal Sole 24 ore del 19 gennaio 2011 dimostrano l’eccellenza delle Scienze della Terra, altri strumenti operativi ne confermano la bontà. Basta guardare al sito web Scimago (Scopus) che dimostra con efficacia la grande capacità scientifica delle Scienze della Terra italiana che si collocano nei primissimi posti di questa speciale classifica internazionale. Ebbene, a fronte di tale eccellenza i geologi italiani vedono ridursi i fondi”.

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di Redazione
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