Cronaca / Soldi

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La società voleva far firmare loro un documento falso

Grazie alla riforma del lavoro, Poltronesofà licenzia dipendenti


Uno dei prodotti della società Poltronesofa
Uno dei prodotti della società Poltronesofa
20/07/2012, 08:55

TORINO - Se c'era qualcuno che aveva ancora dei dubbi, ecco la risposta alla domanda: "Ma a cosa serve l'abolizione di fatto dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, previsto dalla riforma del lavoro varata dal governo?". La dà in maniera eclatante Poltronesofà, società che costruisce e vende mobili e che è nota per aver avuto anche Sabrina Ferilli tra i suoi testimonial. La denuncia arriva dai sindacati Filcams e Nidil. C'erano tre operaie che avevano accettato, per lavorare, un contratto di associazione in partecipazione. In pratica un contratto in cui le tre dichiaravano di non essere dipendenti, ma facevano lavoro autonomo insieme alla società. E la Poltronesofà, in ossequio alla legge di riforma del lavoro, aveva dato loro un modulo, che le tre dovevano compilare, in cui confermavano di essere lavoratrici autonome. Un documento ovviamente falso, dato che le tre erano semplici operaie. La conseguenza è stato il licenziamento immediato delle tre.
 Questo stesso episodio, se fosse successo qualche mese fa, sarebbe stato un enorme danno per la società: ricorso al Tribunale di lavoro, ordinanza di reintegro delle tre operaie e poi magari anche un risarcimento supplementare. Invece adesso se le operaie faranno ricorso, il massimo che potranno avere è un risarcimento di 6 mesi di lavoro. Insomma, con 5000 euro a testa (una cifra irrisoria per una società che ha ricarichi tra il 100 e il 200% al pezzo) la società ottiene due risultati: si libera di tre operaie che hanno dimostrato di non chinare la testa con sufficiente velocità ed implicitamente minaccia tutti gli altri: obbedite senza discutere, altrimenti farete la stessa fine. 

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di Antonio Rispoli
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