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Napoli. I mutamenti della geopolitica criminale

Guerra a Secondigliano e Ponticelli: un anno di nuove faide


Guerra a Secondigliano e Ponticelli: un anno di nuove faide
01/01/2010, 11:01

NAPOLI - Il nuovo anno è iniziato da poche ore. Il bilancio di quello passato fa già parte della storia. Si riparte con nuovi obiettivi da raggiungere. Obiettivi non sempre positivi. Soprattutto quando si parla di criminalità organizzata.
I clan non conoscono sosta. Non si fermano né a Natale né a Capodanno. Anzi, per il 2010 non si profila nulla di buono da questo punto di vista. Si prevedono nuove guerre tra le opposte fazioni in lotta per la spartizione del territorio. Gli equilibri sono labili e gli ultimi omicidi, con l’aggiunta di molte scarcerazioni eccellenti, hanno messo in discussione tutto. Su Napoli soffiano venti di guerra, soprattutto nell’area nord: la “rinascita” dei Di Lauro nelle Vele e a Scampia, spodestati dagli scissionisti di Raffaele Amato (nella foto)dopo una sanguinosa faida, non ancora terminata, e la scarcerazione di Maria Licciardi aprono nuovi orizzonti. Quali? Partiamo proprio da Secondigliano. Gli Amato-Pagano, come detto, allo stato attuale rappresentano il clan che domina in quella parte di territorio dimenticata dallo Stato e dalle istituzioni. L’unica legge che bisogna rispettare è quella della camorra. Non c’è altro. Non c’è alternativa. Gli Amato lavorano soprattutto col traffico di stupefacenti, in particolare hanno assunto il controllo delle famigerate “vele” e dell’ “Oasi del buon pastore”, sempre a Scampia. Il droga-shop che macina affari imponenti, uno dei più grandi d’Italia. Gli “scissionisti”, però, hanno subito un durissimo colpo con l’arresto di Raffaele Amato, del boss, dell’uomo più rappresentativo, quello che ha dato inizio alla faida con i Di Lauro. Quello che ha avuto il coraggio e la forza economica di sfidare il “padrino dei padrini”, Paolo Di Lauro e il figlio Cosimo.
Non solo Amato è finito in manette, ma gli investigatori hanno assicurato alle patrie galere molti gregari di spicco. Ecco perché, con la contemporanea scarcerazione dei fedelissimi dei Di Lauro, si teme una nuova ed imponente guerra a colpi di bazuca. Le alleanze faranno la differenza. E gli Amato-Pagano possono contare su un accordo di ferro stipulato con la famiglia che una volta dominava nell’area della Masseria cardone: i Licciardi. La scarcerazione eccellente di Maria Licciardi fa tornare alla ribalta una delle organizzazioni storiche della camorra napoletana, pronta a dare battaglia per ripristinare i vecchi equilibri messi in discussione dalle retate e dagli arresti. I Licciardi hanno, rispetto agli altri, una imponente disponibilità economica. Da questo punto di vista rappresentano una delle realtà più forti a Napoli. E lo sanno tutti: le guerre di camorra si vincono con i soldi, indispensabili per assoldare killer, vedette, gregari e per finanziare “tradimenti”.
Qualcosa già si è mosso. L’omicidio di Gennaro Sacco, ras di San Pietro a Patierno, è la testimonianza che la guerra è iniziata. Chi conosce gli equilibri criminali a Napoli, sa bene che Sacco era il nemico giurato dei Licciardi. Infatti, gli investigatori sono convinti che questo omicidio rappresenta la prima postilla dell’accordo tra gli Amato e il gruppo della Masseria Cardone. Non ci sono dubbi. Basta leggere le carte della Direzione distrettuale Antimafia e seguire negli anni l’evoluzione della geografia criminale a Secondigliano. Un po’ di storia. I Licciardi dovettero arrendersi proprio alla fazione Sacco-Bocchetti, guidati, ironia della sorte, da un ex agente di pubblica sicurezza: Gennaro Sacco, appunto, detto “Gennar a guardia”. O meglio, “o zio”, così si faceva chiamare nel quartiere per evitare che l’uso del suo nome potesse creargli problemi giudiziari con intercettazioni e inchieste di varia natura, riuscì a mettere insieme i reduci dell’ “alleanza di Secondigliano”, uno dei cartelli più forti e violenti che la città abbia conosciuto, ed a comporre un gruppo di fuoco eccellente, con giovani rampolli reclutati sulla base di criteri definiti e rigidi. Dovevano essere pronti a tutto per la causa e per di più con la pistola e l’uso delle armi non avevano rivali. Gente addestrata e pronta ad uccidere, senza scrupoli, chiunque desse fastidio oppure ostacolasse i piani dello “zio”. E’ caduto, dopo anni di latitanza ed un periodo passato a dirigere le operazioni persino da un appartamento bunker di Milano, sotto i colpi degli Amato, che si sono guadagnati la stima, l’appoggio e l’alleanza di Maria Licciardi. Il 24 novembre scorso, infatti, Gennaro Sacco e il figlio Carmine furono assassinati a San Pietro a Patierno, nel loro feudo. Figuriamoci cosa accadrà appena i fedelissimi di Paolo Di Lauro usciranno dal carcere pronti a riprendersi Scampia, Secondigliano, le “vele” e lo spaccio di droga.
Nell’area Est gli omicidi di dicembre hanno aperto chiaramente la successione ai Sarno. Il clan che ha spodestato i De Luca Bossa. Il quartier generale era, è e sarà il “Rione De Gasperi”, un altro ghetto della periferia di Napoli, a Ponticelli, dove i fratelli Ciro, Giuseppe e Vincenzo Sarno hanno dettato legge fino a poco tempo fa. Poi, le inchieste, gli arresti ed infine l’omicidio del principale reggente proprio al “Lotto O”, in via Cleopatra, avvenuto a dicembre, dimostra che si cambia registro. Il clan di “Ciro o’ sindaco” è quasi scomparso dalla scena. Gli ultimi e pochi fedelissimi non finiti nella rete delle inchieste hanno capito che la loro epoca è terminata. Hanno paura persino ad uscire di casa. Aspettano l’evolversi della situazione per schierarsi col vincitore. A Ponticelli, in questo ragionamento, non si può tralasciare la scarcerazione di Teresa De Luca Bossa, la quale vorrebbe riorganizzare le fila e riprendersi il “suo” territorio. Una missione non facile perché tra Barra e San Giovanni c’è un altro clan in espansione, che sta aggregando tutto il personale criminale dei Sarno e dei De Luca Bossa trovatosi senza punti di riferimento: i Cuccaro. Hanno già esteso il loro dominio in alcuni feudi di “Ciro o sindaco”, ma a San Giovanni devono fare i conti con i D’Amico, alleati dei Mazzarella e mandanti dell’omicidio di uno dei personaggi di spicco di un’altra organizzazione rivale, quella dei Reale. Hanno ucciso il reggente più importante, Patrizio, per far capire chi comanda in quella zona.
Il tramonto dei Sarno non è irrilevante. Anche perché si tratta di uno dei clan più temuti dell’ultimo anno, più potenti, feroci e sanguinari. Tanto da imporre in altre zone della città il dominio dei loro affiliati ed alleati. Nelle guerre fornivano uomini, killer, gregari e soldi agli alleati in modo da favorire l’ascesa di gruppi e famiglie malavitose gradite. Una ramificazione che arriva fino al cuore di Napoli, nel centro storico, nei famigerati “Quartieri Spagnoli”. I Ricci, alleati dei Sarno e vincitori, in un primo momento, della guerra contro i Mariano, sono costretti a tornare nell’ombra. Si ristabiliscono i vecchi equilibri, con i Mariano a dettare legge. I Sarno non ci sono più. E allora, pure nella zona Mercato via libera ai Mazzarella nella gestione dei business e degli affari illeciti, dal racket alle estorsioni fino allo spaccio di droga.
Questi sono solo alcuni punti salienti della geografia criminale partenopea. Spunti importanti che gli investigatori stanno analizzando e monitorando nei minimi particolari. Il 2010 comincia sotto una cattiva stella. In ballo ci sono interessi milionari. La guerra tra clan è già iniziata.

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di Giovanni De Cicco
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