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Depositata la motivazione della sentenza di patteggiamento

Gup: Tronchetti fece fare i dossier illegali nel proprio interesse


Gup: Tronchetti fece fare i dossier illegali nel proprio interesse
14/06/2010, 14:06

MILANO - L'attività illegale di dossieraggio portata avanti dalla "security" interna alla Telecom fu fatta nell'interesse di Tronchetti Provera. A dirlo il Gup di Milena, Mariolina Panasiti, nelle oltre 300 pagine di motivazione della sentenza di patteggiamento che ha visto, tra gli altri, le condanne di Giuliano Tavaroli (4 anni e 2 mesi), di Fabio Ghioni (3 anni e 4 mesi) e delle società Telecom e Pirelli (7 milioni a testa di risarcimento danni a testa).
Nella motivazione l'attività di dossieraggio è descritta come "una gravissima intromissione nella vita privata delle persone mossa da logiche partigiane nella contrapposizione tra blocchi di potere economici e finanziari, logiche che tendono a beneficiare non già l'azienda come tale ma chi in un dato momento storico ne è il proprietario di controllo". E poi rincara la dose: "Le richieste di acquisizione di informazioni e di intrusione informatica erano attività strettamente pertinenti a scelte aziendali, nelle due aziende pienamente condivise e conosciute, idonee a soddisfare e corrispondere a specifici interessi delle due società e del gruppo dirigente, che in quegli anni era rappresentato dalle medesime persone, il presidente Marco Tronchetti Provera e l'amministratore delegato Carlo Buora". Tuttavia è stata cassata l'accusa, prospettata dalla Pubblica Accusa, di appropriazione indebita perchè, sottolinea il Gup, "ritiene questo decidente che sia mancata in atti proprio la prova, anzi si è positivamente formata la prova contraria, che le manovre per come contestate agli imputati siano state compiute all'unico fine di stornare risorse economiche dalle società Telecom e Pirelli".
Tuttavia, non è tutto rose e fiori, per Tronchetti Provera. Infatti il Gup dice che Tronchetti Provera ha manifestato un "ostinato diniego di ogni consapevolezza di quanto accadeva nelle aziende da lui, almeno formalmente, gestite, anche nella consapevolezza di quegli elementi di conoscenza comunemente condivisi in azienda da dipendenti e dirigenti di diversi livelli, e addirittura portati alla conoscenza delle collettività in convention di security". Per questo gli atti sono stati inviati alla Procura, per verificare se sussistono altri reati.

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di Antonio Rispoli
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