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Ha ancora senso il traforo in Val di Susa per la Tav?


Ha ancora senso il traforo in Val di Susa per la Tav?
28/02/2012, 12:02

Ha ancora senso il traforo in Val di Susa per la Tav? Può sembrare una domanda peregrina, ma non lo è. Ieri è stato ampliato il supposto "cantiere" (anche se secondo i detrattori è solo un escamotage per non perdere i finanziamenti europei),  comprendendo nel perimetro invalicabile - perchè elevato a "sito di interesse strategico nazionale" - anche la baita che funge da punto di ritrovo per le manifestazioni dei No Tav. E durante quest'opera di pulizia, uno dei leader della protesta è salito su un traliccio elettrico, è rimasto folgorato ed è caduto da un'altezza di circa 13 metri, riportando gravissime ferite.
Tralasciamo ora la situazione di Claudio Abbà, la persona che ora è al Centro Traumatologico di Torino tra la vita e la morte e torniamo all'opera: ha ancora senso? Perchè l'opera di per sè è imponente: un tunnel di 52 metri di lunghezza, con i tunnel di servizio, le uscite di emergenza e tutti gli annessi e connessi non è roba da poco. Dal punto di vista tecnico la questione è poco esaminata, ma non è secondaria. Infatti tutti dicono che il tunnel si deve fare perchè è necessaria, ma senza mai spiegare il perchè. Teniamo presente che già c'è un traforo a poca distanza, che è quello dove passano i treni che già oggi collegano Torino a Lione. Perchè non far passare la Tav da là? La risposta ufficiale è che non basta quella galleria, il traffico previsto nei prossimi anni è eccessivoper quel solo tratto. In realtà, questa è una risposta errata, basata su dati molto vecchi. Per essere esatti, dati degli anni '90, quando si prevedeva una forte espansione del traffico merci su quella linea. Ma i dati dimostrano che invece il traffico si riduce: vuoi perchè diminuiscono i trasferimenti verso Francia e Spagna, vuoi perchè si preferisce usare la nave (che trasporta di più a prezzi competitivi), vuoi per altri motivi, ma negli ultimi anni c'è stato un calo. E così, i dati che volevano che nel 2020 si trasferissero oltre 10 milioni di tonnellate di merci tra la Francia e il Nord Italia (intendendo le due zone anche come zone di passaggio per treni che poi proseguono) oggi devono fare i conti con uno spostamento di un solo milione di tonnellate. E l'interporto di Torino, che doveva essere una zona di intenso traffico è desolatamente semivuoto, con pochi camion in attesa.
Insomma, una situazione per cuiè più che sufficiente il piano B proposto dai valsusini: alcuni lavori di ammodernamento e sistemazione della galleria già esistente. Cosa che permetterebbe di risparmiare gran parte della somma prevista per il tunnel nella Val di Susa (l'ampliamento della galleria esistente prevederebbe una spesa pari al 5-10% di quella prevista per il traforo) e soprattutto permetterebbe di evitare rischi per i cittadini della Val di Susa. Infatti, a detta di molti geologi, il traforo per la Tav attraverserebbe giacimenti di uranio e di amianto. E se il pericolo uranio è minimo (si tratta di zone dove la concentrazione dell'uranio non supera il 3 per mille; essendo l'uranio naturale già poco radioattivo di per sè, in concentrazioni così basse è praticamente innocuo), quello per l'amianto è enorme. Il sistema di aspirazione delle polveri che si usa in questi casi spargerebbe le fibre di amianto su tutta la Val di Susa, creando morti in quantità per tumori come il mesotelioma pleurico, un tumore molto aggressivo e praticamente incurabile. Ma saranno persone che moriranno tra molti anni, dopo la fine dei lavori, perchè il tumore non nasce immediatamente, ma rimane latente anche per molti anni. E sia ben chiaro, mai questi timori sono stati dissipati. Ci si è offerto di fare carotaggi da parte della società costruttrice, per verificare la presenza o meno di amianto; ma si tratta di carotaggi solo nella parte superficiale, mentre gli esperti ritengono che i giaciment siano in profondità.
Allora, c'è una domanda che si impone: visto che non c'è alcuna convenienza economica per lo Stato italiano o per i cittadini (l'unica convenienza è della società incaricata dello scavo); visto che è una attività che è a rischio per la salute dei cittadini della Val di Susa; qualcuno è in grado di spiegare qual è l'importanza di questa opera? SI dice: "E' un accordo che abbiamo sottoscritto, ce lo chiede l'Europa, fa parte del 'corridoio 5'". Ora, a parte che i "corridoi" ormai sono molto poco importanti per l'Europa, vista l'evoluzione tecnologica e l'adeguamento di pensiero, che preferisce reti molto più vaste che la creazione di "corridoi" preferenziali, a differenza di 20 anni fa, basta questo? In realtà, assume consistenza una accusa che Beppe Grillo lanciò diversi anni fa. Il punto fondamentale è che la Francia, almeno fino al 2007, era molto interessata al traforo. E quando nel 2004 l'Italia andò per il terzo anno consecutivo fuori dai limiti previsti dal Trattato di Maastricht per eccesso di deficit, l'Europa avrebbe dovuto aprire una procedura di deficit. Ma Tremonti ottenne da Francia e Germania un altro anno per tentare di ricondurre il deficit entro i limiti (in realtà non ci provò neanche e infatti nel 2005 scattò la procedura di infrazione per deficit eccessivo. Ma l'anno di ritardo serviva per fare in modo che non fosse il governo Berlusconi ad occuparseme, ma un altro governo, su cui scaricare le responsabilità del fallimento. Invece il governo Prodi riuscì in 20 mesi a riportare il deficit dal un potenziale -6,4% del 2006 all'1,5% del marzo 2008). Secondo quanto raccontava Grillo, per ottenere questo rinvio Tremonti aveva promesso all'Italia la realizzazione del traforo, accettando che l'Italia pagasse una quota molto superiore al 50% che le sarebbe dovuto spettare. Ed è questo il principale impegno da rispettare, a quanto pare. Anche a scapito di tutto il resto.

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di Antonio Rispoli
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