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I deliri di un premier, la distruzione di una nazione


I deliri di un premier, la distruzione di una nazione
07/10/2011, 16:10

Anche oggi SIlvio Berlusconi ha voluto deliziare i cosiddetti "promotori della libertà" (di chi?) con un saggio del suo pensiero. Un pensiero che sembra uscire dagli appunti che lo psicanalista prende quando valuta una persona che è imprigionata in un manicomio.
Per esempio, visto che il premier ha deciso di resistere seduto sullo scranno più alto del governo fino all'ultimo istante ed anche oltre (ma anche perchè, se no dove va? Come ha detto giustamente Di Pietro, il premier o sta a Montecitorio o finice a San Vittore), è normale che glorifichi l'azione fatta dal proprio governo. Certo, la cosa è difficile quando non si è fatto nulla di positivo, ma si possono sempre inventare quattro balle da raccontare al proprio elettorato. Ma quando si dice: "Non c'è alternativa al mio governo", allora è una farneticazione, perchè alternative ce ne sono sempre. Come si suol dire, tutti sono importanti e nessuno è indispensabile. E anzi, visti i risultati disastrosi che questo governo ha ottenuto in campo economico, in campo sociale e in tutti gli altri campi, penso di poter dire senza tema di smentita che questo governo è stato solo dannoso.
Altra frase che da alcuni mesi a questa parte si sente spesso (non solo dal premier, ma da tutti gli esponenti del Pdl, nessuno escluso): "Sicuramente, se al governo ci fosse la sinistra, le cose sarebbero andate peggio". Ora, la storia non si fa con i se, lo sanno anche i bambini. Quindi, per dire qualcosa del genere, bisognerebbe argomentare. Inoltre l'argomentazione c'è, ma opposta: finora il centro sinistra, nei due periodi che ha governato (1996-2001 e 2006-2008) pur non brillando in maniera particolare, ma si è dimostrato molto valido nella tenuta dei conti pubblici. E non a parole, come questo governo, ma con i fatti. Ricordiamo qualche dato: nel 1996 il rapporto deficit/Pil era ben superiore a quanto previsto dai trattati di Maastricht, e il rapporto debito pubblico/Pil era al 121%; nel 2001 il primo dato era sceso al 2,7% e il secondo al 105%. Invece il quinquennio berlusconiano fu un disastro: il debito pubblico tornò a salire fino a superare il 110%, il deficit al 31 dicembre 2005 era al 4,4% e l'Unione Europea aveva avviato una procedura di infrazione contro l'Italia per deficit eccessivo. Inoltre, secondo le previsioni fatte da tutti gli istituti internazionali, il deficit era avviato per raggiungere il 6,4% del rapporto deficit/Pil a fine 2006. Come ciliegina sulla torta, il governo, sapendo che le elezioni le avrebbe perse, aveva finanziato solo fino a giugno 2006 alcune spese essenziali, come quelle per la manutenzione di strade dell'Anas e Ferrovie di Stato. Nonostante tutto il governo Prodi limitò le perdite e risanò i bilanci, portando il deficit all'1,7% del Pil al 31 dicembre 2007. Ancora meglio, al 31 marzo il deficit era pari all'1,5% del Pil, soli 20 miliardi. Un pizzico di buon senso da parte del governo entrante e si sarebbe potuto raggiungere il pareggio di bilancio nel 2008. Ma Tremonti aumentò le spese, bruciando il tesoretto creato da Prodi e portando il deficit al 2,9% a fine 2008. Qualche anima pia (o qualche idiota in malafede) può dire che non è colpa di Tremonti, perchè c'era la crisi. Ma direbbe una cosa falsa. Infatti, le prime avvisaglie evidenti della crisi si ebbero a luglio 2008: a metà del mese due società americane (Fanny Mae e Freddi Mac) chiedono alla Federal Reserve un aiuto perchè ci sono troppi mutui che non vengono restituiti. Lehmann Brothers va in crisi solo a fine agosto. Ma già a fine maggio il governo ha presentato un decreto legge (la famosa "finanziaria triennale" da 36 miliardi che doveva "mettere i conti a posto") che prevedeva un deficit/Pil al 2,9% per il 31 dicembre 2008. Gli sciocchi possono credere alla preveggenza, ma la realtà è che il governo Berlusconi ha semplicemente sperperato in appalti per gli amici e nella vicenda Alitalia tutto quello che c'era in cassa. Oggi, dopo quella da 36 miliardi, è stata fatta un'altra manovra biennale da 24 miliardi nel 2010, due manovre quest'anno da 45 e 53 miliardi, nel 2009 un'altra manovra ("solo un aggiustamento", dissero) da 9 miliardi, più altre misure inserite qua e là in altri provvedimenti. Un totale di 180 miliardi in 3 anni e mezzo di nuove tasse e tagli al welfare, con l'aggiunta di 300 mila persone licenziate nel settore pubblico e 160 mila licenziate dalla scuola. E non è finita qua, perchè è in via di definizione il "decreto sviluppo" che prevede nuove entrare per almeno altri 15 miliardi.
Quindi, dal punto di vista dei conti pubblici, i dati dicono che i governi di centrosinistra hanno agito meglio. Ma anche dal punto di vista della crescita: l'Italia tra il 2002 e il 2005 (anni in cui la gestione era solo del governo Berlusconi) non è cresciuto, ha avuto tutti anni a crescita zero; nel 2009 ha avuto un -5%, nel 2010 un +1,3%, tra il 2011 e il 2014 avremo crescita zero, se non ci saranno novità. Tra il 1997 e il 2000 (tutti anni a guida centrosinistra) la crescita è stata superiore all'1%, con il picco nel 2000 del 3%. Spesso si sente dire: "Eh, ma la sinistra è stata aiutata dal boom economico di quegli anni...". Uao, e che boom. Un boom tale che dal 1999 al 2001 gli Stati Uniti ebbero ben 9 trimestri a crescita zero (una stasi che non si era mai vista) e la crescita media in Europa fu inferiore al 2%. AL contrrio il Pdl lamenta la crisi scoppiata nel 2001 dopo l'11 settembre. Ma non ci fu alcuna crisi, tanto è vero che gli Usa si ripresero (anche se a debito) e anche l'Europa si mosse in media al ritmo del 2% all'anno. La crisi fu solo nostra a causa delle tasse imposte e soprattutto dell'enorme inflazione che ci colpì grazie ai mancati controlli del governo Berlusconi al momento del cambio tra lira ed euro.
Come si vede, sono dichiarazioni deliranti, a cui ci si dovrebbe opporre con solide argomentazioni. Ma sono molti anni che in TV i giornalisti hanno dichiarato guerra ai fatti e non oppongono mai fatti alle farneticazioni propagandistiche di tizio o caio.

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di Antonio Rispoli
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