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I disoccupati chiedono un piano straordinario per il lavoro

 NAPOLI - Serve un piano straordinario per l’emergenza disoccupazione a Napoli. Diversamente il Governo, la Regione, la Provincia, il Comune e le forze dell’ordine si troveranno a gestire una situazione drammatica sul piano dell’ordine pubblico. I movimenti di lotta napoletani, in un’assemblea al Politecnico di Fuorigrotta, hanno lanciato la sfida. Una riunione che ha visto la partecipazione di circa duemila persone, tra ex corsisti “Isola”, indultati, formati e orientati. Una platea vasta che chiede risposte, un progetto complessivo capace di fornire soluzioni certe e concrete in tempi brevi. Una piattaforma programmatica da portare avanti con la lotta, con i cortei e le occupazioni per “svegliare” le istituzioni, più interessate in questi anni alla gestione clientelare delle assunzioni.
Avranno, a cominciare dal corteo in programma a Napoli martedì prossimo, una costante spina nel fianco. I movimenti di lotta, guidati dal Coordinamento di lotta per il lavoro, hanno sancito un’unità storica, sull’esempio di vecchie battaglie e conquiste ottenute pagando, però, un prezzo troppo alto: arresti, manganellate, denunce e ogni tipo di restrizione della libertà personale. Non sono delinquenti. Chiedono un diritto sancito dalla Costituzione: un posto di lavoro. Ed è assurdo che per far stanziare i fondi che servono all’avvio dei progetti debbano scendere, a cadenza quotidiana, in piazza, creando disagi alla città, mettendo a rischio l’ordine pubblico e la loro incolumità fisica. Tanti i soldi spesi fino ad oggi per formarli ed avviarli al lavoro. Hanno ottenuto il primo risultato. Da disoccupati storici oggi si chiamano corsisti, o precari. Le imprese private, che hanno aderito alle “work-experience”, hanno ottenuto, in termini di denaro, la fetta più grossa della torta senza, però, creare una sola stabilizzazione. Ecco perché i movimenti di lotta alzano il tiro. Non vogliono assistenzialismo. E’ gente che ha una dignità e non vuole rappresentare un “peso morto” sulle spalle della società che produce. Chiedono di essere impiegati nelle società pubbliche e miste operanti nel settore ambientale. Una proposta da non trascurare visto che oggi li pagano per non fare nulla mentre nel settore della raccolta dei rifiuti le istituzioni continuano ad assumere personale, a chiamata diretta, ed a procedere con la logica di appalti e sub-appalti. Un business per imprenditori e politici. I movimenti di lotta hanno dichiarato guerra a questo sistema. La città si prepara ad un’altra stagione di lotta. Un “inverno caldo”.
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