Cronaca / Curiosità

Commenta Stampa

I figli dei ricchi italiani sono i più cafoni e maleducati


I figli dei ricchi italiani sono i più cafoni e maleducati
06/04/2012, 11:04

Roma, 5 aprile 2012 – I figli dei ricchi italiani sono i più cafoni e maleducati. Lo dice uno studio condotto su un campione di 300 tra professionisti del servizio come camerieri, albergatori, commessi e tassisti italiani. Il giudizio è impietoso: il 68% del campione contattato per conto dell’agenzia formativa Polo Psicodinamiche di Prato boccia senza appello i figli di papà italiani under 25 che sono giudicati più maleducati, incivili e irrispettosi rispetto ai figli di famiglie meno abbienti e più modeste. Ma Paola Ferrari De Benedetti, madre di due figli, contrattacca: “La maleducazione è trasversale”.



Ecco dunque che, nonostante tate acculturate, babysitter professionali, trainer educativi e scuole di educazione elitarie, i giovani cresciuti nella bambagia sono mediamente ritenuti arroganti (26%), pretenziosi (17%), spocchiosi (13%), supponenti (10%), calcolatori (9%) e addirittura incapaci di gesti di comprensione e umanità (8%).



Come se non bastasse questo biglietto da visita, i figli di ricchi sono anche ritenuti sempre più tirchi e avari da ben il 36% degli intervistati, soprattutto per coloro che lavorano nella ristorazione di alto livello e nelle strutture alberghiere, per il 23% di loro non lasciano mai mance o, se lo fanno, si peritano di lasciare molto poco e solo a meno dell’8% riconoscono cifre superiori ai 30 euro; il 33% del campione ha risposto che la mancia media è ormai sui 5 euro, un 9% riceve solo resti e monete e per un 5% c'è chi arriva anche a lasciare addirittura… 10 centesimi!



Quando poi devono spostarsi o viaggiare, le cose non vanno meglio se si ha a che fare con i viziati figli benestanti: danno del tu al personale di bordo (29%), parlano al telefono senza degnare il conducente (55%), maltrattano gli autisti (32%) e tassisti (nel 45% dei casi li accusano di frodare sulle corse preferendo percorsi allungati); nel 6% dei casi addirittura entrano in hotel lasciando la corsa da pagare. Come se non bastasse, nel 14% dei casi bestemmiano e dicono parolacce al conducente o rivolgendosi alle altre auto nel traffico.



Anche nel divertimento e durante il tempo libero i giovani ricchi non si liberano della compagnia della loro maleducazione e arroganza. Un esempio eclatante sono i comportamenti in discoteca dove, a detta del 48% dei camerieri, non pagano la consumazione, bevono a dismisura e oltre gli orari consentiti (35%), vomitano e sporcano i bagni lasciandoli in stati pietosi (21%)e soprattutto urlano (il 18% di loro) e provocano baruffe o risse (nel 34% dei casi).



Insomma, se dobbiamo giudicare la nostra alta borghesia dai comportamenti dei suoi rampolli, c'è da mettersi le mani nei capelli soprattutto perché questi “sfoggi” vengono fatti nei confronti di chi lavora e si presta a servirli. Il massimo della maleducazione, poi, viene raggiunto quando i rampolli sono in gruppo o in grande compagnia… Nel 67% dei casi, quando entrano in un locale in gruppo, mostrano arroganza e pretendono il miglior posto; nel 42% dei casi lanciano provocazioni o apprezzamenti pesanti al personale femminile, mentre nel 21% dei casi nei ristoranti fanno eccessivo rumore e lanciano oggetti o pezzi di cibo verso i tavoli contigui.



Assolutamente contraria all’iconografia dei giovani ricchi e maleducati che emerge dallo studio è la giornalista Paola Ferrari De Benedetti, da sempre attenta alle problematiche di educazione dei giovanissimi e impegnata, tra le altre cose, in alcune iniziative anti-bullismo insieme alla pedagoga Giovanna Pini. La conduttrice de La Domenica Sportiva confuta con decisione i dati del sondaggio e smentisce che ci sia un legame diretto tra il ceto sociale delle famiglie e l’educazione dei figli, affermando che, “per quanto sia facile pensare che i ragazzi che hanno di più e hanno la vita più facile possano essere più prepotenti ed arroganti, la maleducazione arriva purtroppo da tutti gli strati sociali e dipende esclusivamente dall’educazione che i figli ricevono e dall’attenzione delle famiglie”.

“I ragazzi sono ragazzi, indipendentemente dalle classificazioni sociali. Io, ad esempio – commenta ancora Paola Ferrari, che porta l’esempio dei suoi due figli adolescenti, Alessandro e Virginia – non accetto le parolacce e ho sempre insegnato loro che, nella vita, nulla è dovuto e tutto va conquistato”.



“I comportamenti discutibili riscontrati nei ragazzi appartenenti a famiglie ricche –conclude infine lo psicologo e psicoterapeuta Ezio Benelli, direttore del Polo Psicodinamiche di Prato- prendono le mosse il più delle volte da una carenza affettiva che genera un’aggressività repressa. Quest’ultima, non potendo essere espressa contro chi ne è la causa, ovvero i genitori, che garantiscono loro il benessere, finisce inevitabilmente per riversarsi contro persone che in qualche modo questi ragazzi di buona famiglia sentono inferiori a loro. Si innesca sostanzialmente un meccanismo simile a quello di un vaso comunicante verso il basso. Non potendo prendersela con la famiglia, che reagirebbe sottraendo loro gli agi e i benefit cui sono abituati, danno noia piuttosto a immigrati, barboni ed extracomunitari. Le cronache, del resto, danno conto molto spesso di episodi del genere”.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©