Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

I luoghi comuni sull'Islam, tra ignoranza e razzismo


I luoghi comuni sull'Islam, tra ignoranza e razzismo
13/04/2011, 10:04

Spesso, quando si parla dei Paesi islamici, si leggono e si sentono evidenti strafalcioni, dovuti alla persistenza di luoghi comuni e generalizzazioni improprie, dovute ad ignoranza, razzismo, ma anche una grossa superficialità; e non sempre sono errori, ma in qualche caso anche molta malafede.
Innanzitutto una precisazione: chi parla di "Islam" come se fosse una cosa unica, sbaglia di grosso. E' come parlare di "cristiani", come se un cristiano messicano fosse uguale ad un WASP (White Anglo-Saxon Protestant) statunitense, ad un cristiano polacco, ad un protestante tedesco e così via. Impossibile unificare questi modi diversi di vivere la religione cattolica; allo stesso modo è impossibile unificare tanti modi diversi di vivere la religione islamica.
Adesso vediamo i vari luoghi comuni.

- L'Islam è intollerante verso le altre religioni. Dipende dal Paese. Se andiamo nei Paesi più vicini agli Stati Uniti, è vero. Il Pakistan, per esempio, è un Paese molto fondamentalista. Anche il governo Karzai in Afghanistan spinge per l'integralismo. In Egitto, sotto Mubarak, c'era una forte pressione sui cristiani copti, ed adesso si vedrà il nuovo governo che atteggiamento prenderà. Ma se si va nei Paesi del Maghreb (che sono musulmani) si trovano splendide chiese frequentate regolarmente. Un po' meno in Algeria, per esempio, data la forte presenza di integralismi islamici. Cambiando zona, abbiamo splendide chiese anche in Siria e in Iran, anche qui frequentate da fette non piccole della popolazione. Ma anche sinagoghe, per chi professa la religione ebraica. Non per niente, in Iran c'è la più grande comunità ebraica presente in un Paese musulmano. L'unico limite che c'è per loro che è vietato fare proselitismo in pubblico. Cioè io cristiano non posso mettermi a fare la Messa in una piazza o a invitare le persone a diventare cristiani o ebree, ma solo libero di professare la mia religione. Diverso è il discorso per la penisola arabica, e in particolare per l'Arabia Saudita. Qui, oltre alla presenza di un forte fondamentalismo islamico, c'è il fatto che siamo nel punto centrale dell'Islam. La presenza della Mecca di fatto impedisce la possibilità di praticare altre religioni. E' un po' come se qualcuno volesse costruire una sinagoga o una moschea a piazza San Pietro o nei giardini vaticani. Da notare che non parlo di Roma, territorio dello Stato italiano; parlo del territorio del Vaticano.

- L'islam è una religione che offende le donne. Vero, se interpretata in una certa maniera. Ma da questo punto di vista non è che la religione cattolica fa qualcosa di diverso. Non dimentichiamoci che fino a 50 anni fa in Italia i preti in chiesa dicevano che la donna doveva essere sottomessa all'uomo, perchè era scritto nella Genesi: Dio prende una costola di Adamo per fare Eva. E nello stesso periodo, l'uomo che che uccideva la moglie, veniva punito con una reclusione di un anno al massimo e poi usciva dal carcere con le strette di mano dei compagni di cella e dei poliziotti. Si chiamava "omicidio d'onore", come se le due parole non fossero un ossimoro, una contraddizione.

- L'Islam costringe le donne ad indossare il velo o il burqa. Anche questa è una mezza verità. Il Corano dice che la donna deve avere un abbigliamento pudico, ma si ferma là. l'uso del velo deriva dalle tradizioni tribali. E, guardando alla storia, si capisce il perchè. Nei Paesi del Maghreb più vicini alla costa, così come in Iran o in Siria, si usa per lo più il velo che copre solo la testa. Si tratta di Paesi dove il sole batte, e quindi c'è la necessità di coprirsi il capo. Nei Paesi arabi (intesa come Arabia Saudita) e nei Paesi vicini al deserto, si usano più frequentemente il chador (cioè il velo che copre il naso e la bocca) e il niqab (cioè il velo che lascia scoperti solo gli occhi). Ed anche questo è normale, trattandosi di Paesi al confine col deserto, dove il vento solleva tanta sabbia, che danneggia la pelle del viso. Cosa che, se su un uomo può affascinare, su una donna ne sancisce una minore bellezza. Il burqa è tipico delle montagne dell'Afghanistan e del Pakistan, anche se di recente si è diffuso altrove, perchè lì, oltre al sole e alla sabbia, c'è anche la montagna fatta mediamente di rocce molto chiare e senza vegetazione. Questo crea una notevole luminosità che ferisce gli occhi, a lungo andare. E da qui nasce l'uso del burqa. Naturalmente ci sono protezioni simili (di stoffa, naturalmente) anche per gli uomini, se si esaminano i loro costumi tradizionali. Ma con una differenza: l'uomo deve comunque combattere; e per farlo deve avere una visuale più ampia. Di conseguenza non può usare niqab e burqa, che limitano troppo la visuale; di solito sono turbanti con lunghi veli che possono essere usati per coprire il viso o meno. Il maschilismo innato nelle società locali ha fatto diventare questi abiti nati per necessità locali degli abiti religiosi; quando di religioso non hanno nulla. Non per niente ci sono sempre più imam che contestano l'uso dei veli ed insegnano l'estraneità degli stessi alla religione.

- Nei Paesi islamici non c'è democrazia. Argomentazione debole sin dall'inizio , dato che prima di tutto dovremmo convenire che nei nostri Paesi c'è democrazia e che la democrazia di per sè stessa sia il miglio metodo di governo. Ma la discussione porterebbe lontano. Diciamo che conveniamo su questi punti e andiamo avanti. E anche qui, possiamo notare che non è affatto vero questo connubio. I Paesi islamici e democratici ci sono. Contrariamente a quanto si crede, persino quello che viene definito come un regime islamico pericoloso per il mondo ha una buona base democratica. Mi riferisco all'Iran, che in realtà potrebbe essere definito come un semipresidenzialismo teocratico. Nel senso che viene eletto un Presidente direttamente dal popolo, che però ha poteri limitati. Viene eletto anche un Parlamento e vengono eletti anche i sindaci delle città. Chi fa le leggi è il Parlamento, mentre il Presidente e i ministri da lui scelti hanno in questo campo poteri ridotti (per lo più attraverso decreti. C'è anche un controllo dall'alto: il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione: cinque imam che verificano che le leggi non violino le norme del Corano. Più un'altra serie di organismi, di nomina elettiva o meno, che creano una intricata rete di poteri e contropoteri che si bilanciano. CIoè lo stesso principio che si crea in ogni democrazia. E' la migliore soluzione possibile? Senz'altro no, perchè quando una religione interferisce con la politica è sempre sbagliato. Ma è la dimostrazione che non c'è antiteticità tra Islam e democrazia. Anzi, è vero il contrario. Nella maggior parte dei Paesi musulmani dove c'è un regime, esso cerca di soffocare o controllare la casta religiosa. Per esempio in Arabia Saudita, in Egitto sotto Mubarak, in Libia, in Iraq sotto Saddam Hussein la religione era ed è combattuta dai regimi in questione. Solo la caduta di Saddam Hussein ha permesso di dare libero sfogo all'estremismo islamico in Iraq.

Come si vede, molte delle cose che vengono dette in proposito sono frutto, come dicevo all'inizio, di pregiudizi e luoghi comuni, che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©