Cronaca / Sangue

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I messaggi di Marcello Dell'Utri


I messaggi di Marcello Dell'Utri
28/07/2010, 09:07

Ancora una volta abbiamo Marcello Dell'Utri che, nell'occhio del ciclone di qualche processo, fa dichiarazioni che sembrano contenere messaggi nascosti. L'episodio è stato al termine dell'interrogatorio per cui era stato convocato alla Procura di Roma, in relazione alla sua appartenenza ad una organizzazione segreta, che giornalisticamente è definita P3, insieme a Denis Verdini, Flavio Carboni ed altri. Quando è uscito, ha detto ai giornalisti: "A Palermo 15 anni fa, ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora.Sono un indagato provveduto, mi sono avvalso della facoltà di non rispondere che reputo una regola fondamentale dell'indagato provveduto. Consiglio a tutti gli altri di fare come me".
Esaminiamo la frase. Innanzitutto è una balla che lui sia stato rinviato a giudizio sulla base delle 17 ore di interrogatorio (se veramente ci fu un tale interrogatorio; a memoria non lo ricordo, ma non posso escluderlo). Il Pm aveva tra le mani le dichiarazioni di una quarantina di pentiti, centinaia di ore di intercettazioni telefoniche e molte altre prove documentali, tra cui le agende di Dell'Utri che dimostravano che nel 1993 lui si era incontrato col boss mafioso Vittorio Mangano, nello stesso periodo in cui Dell'Utri e Bettino Craxi stavano creando Forza Italia. Una mole di documenti enorme, a cui magari possono essere aggiunte le eventuali balle che Dell'Utri ha detto e che hanno confermato nel Pm l'idea di rinviarlo al giudizio; ma di certo non sono bastate le parole di un imputato. Anche perchè le dichiarazioni dell'imputato non hanno alcun valore di prova, prese in se stesse. CIoè se io vado a dire davanti al Pm che ho commesso un omicidio, quello può essere un inizio di indagini, ma non posso essere condannato per averlo detto. Poi il messaggio: ho imparato da quell'episodio a stare zitto davanti ai magistrati; anche gli altri dovrebbero fare come me. Il pensiero va, come minimo, all'interrogatorio di Verdini, avvenuto il giorno prima, nel quale - secondo indiscrezioni - il coordinatore del Pdl avrebbe scaricato buona parte delle responsabilità su Dell'Utri. Ma non è detto, potrebbe riferirsi anche ad altro.
E non è la prima volta. C'è anche il messaggio su Mangano, quello del "Mangano è un eroe". Molti si fermano qui, ma anche in questo caso c'è un messaggio tra le righe. Quale? La dichiarazione completa di Dell'Utri è: Mangano è stato un errore perchè ha preferito morire in cella piuttosto che parlare contro di lui e contro Berlusconi. La frase continuerebbe così: io (Dell'Utri) invece, che sono una persona normale, se vengo messo in galera, non sono sicuro di poter tenere la bocca chiusa. Il che è palesemente riferito ai suoi processi per mafia, quello che lo vede imputato per estorsione insieme al boss Vincenzo Virga e quello che lo vede imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Sono due processi che rischiano di mandarlo in galera per 10 anni, e senza sconti, visto che non vengono dati ai mafiosi.
E tuttavia anche in questa storia che una grave menzogna, da parte di Dell'Utri. Infatti mente quando dice che a Mangano avevano promesso la libertà se avesse accusato Berlusconi o lo stesso senatore del Pdl. A parte che sarebbe interessante sapere chi ha riferito questo a Dell'Utri, quando e così via. Ma è falso perchè nessun pentito è in libertà. Infatti, se un pentito comincia a fare dichiarazioni ai magistrati, per prima cosa si verificano e si riscontrano - e ci vogliono mesi - perchè nessun pentito è creduto sulla fiducia. Una volta fatto tutto questo, non è che il pentito va a spasso come meglio crede. Semplicemente passa il resto della sua vita agli arresti domiciliari, costantemente sorvegliato dalle forze dell'ordine. Quindi come si vede, è l'ennesima balla detta dal senatore.

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di Antonio Rispoli
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