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I repubblicani ricattano Obama?


I repubblicani ricattano Obama?
11/07/2011, 11:07

“Andate a dire ai vostri elettori repubblicani se vogliono compromettere la sicurezza dei ragazzi per mantenere gli sgravi fiscali ai proprietari dei jet corporativi”. Parla il presidente Barack Obama mentre spiega l’importanza dell’aumento di alcune tasse per ridurre il deficit e convincere i repubblicani ad abbandonare la loro “religione” che qualsiasi aumento di tasse rappresenta il male.
La riduzione degli sgravi fiscali ai proprietari di aerei non risolverebbe i problemi di bilancio degli Stati Uniti e intendeva solo scuotere i repubblicani dalla loro promessa solenne di non aumentare nessuna tassa. La maggior parte dei membri del Gop ha firmato questa promessa organizzata da Grover Norquist, fondatore di Americans for Tax Reform nel 1985. In essenza, Norquist è riuscito a spingere il Partito Repubblicano ad una posizione di estrema destra quando si tratta di questioni fiscali. Coloro i quali non aderiscono alla promessa vengono minacciati con la candidatura di membri di ultraconservatori, Tea Party, per sconfiggere i repubblicani moderati.
Ha funzionato molto bene ed in un certo senso la filosofia antitasse è stata combinata con il concetto che qualunque cosa che il governo faccia equivale a sprechi. Il bilancio va sempre tagliato.
L’imminente innalzamento del tetto alle spese del governo federale è adesso usato dai repubblicani per ricattare Obama. Per accettare l’innalzamento i repubblicani vogliono solo ingenti tagli alle spese e solo tagli. Niente tasse in nessun modo. Obama ha offerto di ridurre il deficit mediante una combinazione di tagli e alcune tasse. Secondo il suo piano due terzi consisterebbero di tagli e l’altro terzo sarebbe di riduzione ad alcune agevolazioni fiscali che beneficiano i ricchi.
I repubblicani che stavano negoziando con l’amministrazione di Obama hanno abbandonato le trattative per il fatto delle tasse richieste dal presidente. La minaccia è di condurre allo “shutdown”, la chiusura dei servizi governativi non essenziali. Gli analisti più moderati dicono che senza l’innalzamento del debito pubblico il governo andrebbe in default e dovrebbe tagliare le spese del cinquanta percento. Non ci sarebbero fondi nemmeno per pagare gli agenti della FBI.
No, dicono gli estremisti del Tea Party, non ci sarà nessuna catastrofe se non si innalza il limite al tetto del bilancio. Si tratta semplicemente di stabilire le dovute priorità.
Il problema più serio è la fiducia del governo americano di pagare i suoi debiti che sarebbe messa in discussione. La S&P ha già annunciato la probabilità di tagliare il rating del governo direttamente a “D” che equivale al default. Difficile misurare l’effetto che il default avrebbe su Wall Street e sul mondo finanziario mondiale.
Nonostante la compattezza repubblicana contraria alle tasse qualche defezione minore si è già vista. Recentemente 47 legislatori repubblicani hanno votato a favore dell’eliminazione di sgravi fiscali alla produzione dell’etanolo.
Alcune voci dei leader repubblicani al Senato hanno suggerito che l’aumento di alcune fonti di reddito alle casse del tesoro si potrebbero trovare. Questi includono i senatori John McCain, dello Stato dell’Arizona, e John Cornyn del Texas. Non hanno dato esempi specifici ma la retorica del Partito Repubblicano continua a professare l’aumento di tasse, qualunque tasse, potrebbe distruggere la fragile ripresa economica.
Da parte sua Obama continua ad insistere e se non ottiene almeno l’aumento di alcune tasse il ricatto repubblicano chiarirà che nonostante la loro minoranza il Gop controlla il governo totalmente. Gli assistenti di Obama stanno dunque rileggendo la costituzione per vedere se il potere del presidente include un’interpretazione che gli permetterebbe di aumentare il tetto delle spese da solo.
In caso contrario, la mancanza di un accordo potrebbe condurre a una crisi di fiducia che non solo farebbe affondare Wall Street ma anche le borse mondiali. A chi addosserebbero la colpa gli elettori?
Durante l’ultimo shutdown federale avvenuto nel 1996 gli americani additarono Newt Gingrich, l’allora presidente della camera dei rappresentanti, ed i repubblicani come colpevoli. Il presidente Bill Clinton ne uscì vincitore. Si ripeterà la storia con Obama?

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di Domenico Maceri
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