Cronaca / Giudiziaria

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1500 lavoratori verranno licenziati

I Riva ricattano la magistratura: chiuse 13 aziende del gruppo


I Riva ricattano la magistratura: chiuse 13 aziende del gruppo
12/09/2013, 17:51

TARANTO - La famiglia Riva passa al contrattaccoi, contro la magistratura tarantina. Al sequestro di 916 milioni effettuato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Taranto, ha risposto con un comunicato nei quali annuncia la chiusura di ben 13 aziende del gruppo, a Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco). Inoltre verranno chiusi anche Riva Energia, Taranto Energia e Muzzana trasporti. Di tutte queste aziende, solo una è di Taranto; a dimostrazione che si tratta di una azione per fare pressione sui magistrati ed ottenere la revoca dei provvedimenti già presi. Esattamente come in passato, dove i Riva hanno trovato governo e Parlamento pronti a confezionare decreti e leggi ad hoc. 
Nel comunicato, con cui l'azienda annuncia la chiusura delle aziende a la presenza di 1500 esuberi, si specifica: "La decisione, comunicata al custode dei beni cautelari, Mario Tagarelli, e illustrata alle rappresentanze sindacali dei diversi stabilimenti coinvolti, si è resa purtroppo necessaria poiché il provvedimento di sequestro preventivo penale del Gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre, in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività. Riva Acciaio impugnerà naturalmente nelle sedi competenti il provvedimento di sequestro, già attuato nei confronti della controllante Riva Forni Elettrici e inopinatamente esteso al patrimonio dell'azienda, in lesione della sua autonomia giuridica, ma nel frattempo deve procedere alla sospensione delle attività e alla messa in sicurezza degli impianti cui seguirà, nei tempi e nei modi previsti dalla legge, la sospensione delle prestazioni lavorative del personale (circa 1.400 unità), a esclusione degli addetti alla messa in sicurezza, conservazione e guardiani degli stabilimenti e dei beni aziendali". 
La risposta dei sindacati non si è fatta attendere, ma è diretta più contro i magistrati che nell'interesse dei lavoratori, esattamente come voleva l'azienda. Lo dimostra il comunicato della Film-Cisl: "Diffidiamo l'azienda ad avviare la messa libertà dei lavoratori e la invitiamo a ricorrere immediatamente all'utilizzo degli ammortizzatori sociali. Invitiamo altresì la procura in tempi rapidi, a scorporare dal provvedimento di confisca tutto ciò che impedisce la normale prosecuzione dell'attività produttiva e lavorativa. Non accetteremo questa ennesima beffa ai danni dei lavoratori che non hanno nessuna responsabilità". E quello della Uilm: "E' inconcepibile che si mini la ripresa e l'occupazione confiscando le strutture riconducibili al Gruppo. Siamo favorevoli affinché nessuna lentezza nelle procedure autorizzative possa bloccare i lavori previsti dal piano Ambiente per l'Ilva, ma non possiamo accettare che produzione ed occupabilità delle aziende collegate paghino in modo così pesante e costante"

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di Antonio Rispoli
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