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"Cause ambientali non riconducibili a patologie"

I tumori in Campania? Non dipendono dall'inquinamento

Studio Sebiorec condotto dal 2007 al dicembre 2010

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I tumori in Campania? Non dipendono dall'inquinamento
11/04/2011, 14:04

NAPOLI – Uno studio che ha già fatto discutere e  che continuerà a farlo per ragioni ben diverse dalle precedenti. Dagli impressionanti dati sui casi di patologie tumorali, che in alcune zone della città di Napoli (vai alla voce Contrada Pisani) raggiungono i livelli di Seveso, si passa infatti alla rassicurante lettura degli stessi: in Campania, assicurano gli esperti, le cause di incidenze tumorali e malattie epidemiologiche non sono dovute all’ambiente. I fattori ambientali infatti sono soltanto occasionali e mai determinanti nell’inquinamento e nelle patologie registrate nel sangue e nel latte materno. E peraltro, i valori campani sono omogenei al resto d’Europa, o addirittura più bassi rispetto ad alcune zone altamente inquinate. Anni di discariche e di territori sotto scacco degli sversamenti illegali, secondo lo studio epidemiologico di biomonitoraggio, condotto dal 2007 al dicembre 2010 dalla Sebiorec su gruppi di popolazioni campane sottoposte a rischi, non sarebbero stati determinanti nelle cause di avvelenamento. 
La ricerca è stata commissionatadalla Regione Campania ed è costata in tutto 250mila euro. In 115 tra medici delle Asl locali e ricercatori dell'Istituto superiore di sanita', del Cnr e del Registro tumori e della Asl Na 3 hanno analizzato 900 campioni di sangue e 60 di latte materno per capire la quantita' di sostanze tossiche, diossine e metalli pesanti, presenti in 16 citta' a rischio ambientale del napoletano e del casertano, suddivise in aree ad alto, medio e basso rischio. La successiva interpretazione dei dati ha consentito la valutazione del livello di contaminazione e di esposizione agli inquinanti. "I livelli "medi" di diossine e metalli pesanti riscontrati - si legge nelle conclusioni di Sebiorec - sono simili a quelle di altre realta' nazionali ed europee". Nello studio sono evidenziate differenze tra zone e comuni, ma mancano i picchi di esposizione ai veleni dei singoli donatori che non sono stati registrati, conseguenza diretta della metodologia con cui e' stata fatta l'indagine, in base alla quale i 900 campioni di sangue sono stati divisi in pool da dieci campioni ciascuno e i 60 di latte materno in 10 pool. Una scelta dettata da fattori economici e scientifici, spiega Alessandro Di Domenico del dipartimento Ambiente dell'Istituto superiore di sanita' "che ci ha consentito una sensibilita' migliore nell'analisi rispetto alla campionatura individuale e la possibilita' di analizzare grandi quantita' di sangue consentendoci una maggiore precisione statistica". Nell'indagine epidemiologicam viene evidenziata una priorita' 'alta' per la presenza di arsenico a Villaricca e Qualiano, e 'media' a Caivano e Brusciano. A Giugliano viene segnalato un primato per il mercurio e a Napoli, zona Pianura, per la diossina tipo 2,3,7,8-Tcdd, quella cosidetta di Seveso, la piu' pericolosa. Valori pero' sempre nella norma, sottolinea Sebiorec. Incrociando i dati con la presenza di fonti inquinanti, viene fuori che i picchi di arsenico, cadmio, mercurio e piombo sono da mettere in relazione con il consumo di acqua d'acquedotto, le diossine con la vicinanza a luoghi con presenza di rifiuti e il consumo di mozzarella.

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di Davide Gambardella
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