Cronaca / Nera

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Napoli. Le dichiarazioni di Mario Toller, pentito di camorra

Il boss Davide Leone controllava l’assegnazione dei loculi


Il boss Davide Leone controllava l’assegnazione dei loculi
26/04/2010, 17:04

NAPOLI – Davide Leone, leader degli ‘scissionisti’ del Rione Traiano, controllava l’assegnazione dei loculi nel vicino cimitero di Fuorigrotta. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni di Mario Toller, da alcuni anni collaboratore di giustizia. Secondo il pentito, la longa manus della camorra era riuscita ad infiltrarsi anche nel fruttuoso business dei cimiteri, in una città dove l’emergenza colpisce, da sempre, anche post mortem. Riuscire a trovare un posto dove seppellire il proprio caro è diventato, negli ultimi tempi, un miracolo. Un diritto diventato favore, come spesso avviene dalle nostre parti, e per il quale la gente è disposta anche a sborsare grosse cifre. Un affare, in altre parole, che fa gola agli esponenti dell’Anti-Stato.
Chiaramente lo scenario resta ancora tutto da chiarire. Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, infatti, vanno accertate e devono trovare riscontri durante le indagini, altrimenti restano soltanto parole prive di fondamento. Gli inquirenti si muoveranno anche in questa direzione, per fare luce sul presunto sistema di gestione delle sepolture ed accertare se “il sistema” avesse o meno messo le mani sul business. Bisognerà accertare, se ve ne sono, le responsabilità delle persone coinvolte nell’affare illecito, a partire dai mediatori per finire poi ai dipendenti del cimitero. Il tutto potrebbe risolversi, ovviamente, in una bolla di sapone. O forse no. L’informativa della Dda, intanto, sembra approfondita: “Da anni c’è chi svolge il ruolo di mediatore per conto dei vari clan che si sono succeduti a Fuorigrotta, a partire dai Malvento e dai Baratto, fino allo scenario recente”.
Stando a quanto dichiara Toller, era a Davide Leone che spettava l’ultima parola sui loculi, un diritto acquisito per “competenza territoriale”. Era a lui che gli uomini del “sistema” dovevano rivolgersi nel caso avessero voluto seppellire un parente nel cimitero di Fuorigrotta. I verbali sono quelli relativi alla cosiddetta ‘faida del Rione Traiano’, che tra il 2007 e il 2008 insanguinò il quartiere napoletano di Soccavo: quattro omicidi e vari agguati falliti, fino all’arresto dei due boss in guerra tra loro.
Le dichiarazioni di Toller, parlando delle attività di Leone, si soffermano sull’ingerenza sulle sepolture. Dichiarazioni su dichiarazioni, nei verbali zeppi di omissis che fanno intendere che ci sono altre indagini in corso sull’argomento. “Durante la faida, - spiega Toller, - due affiliati mi dissero che per seppellire il cadavere della madre nel cimitero di Fuorigrotta, si erano dovuti rivolgere a Davide Leone per competenza territoriale, in quanto lo stesso controllava quella zona di Fuorigrotta, comprese le attività del cimitero.
Ma Toller non racconta quel modo di fare soltanto per averne sentito parlare da altri. Dice di averlo subito in prima persona. Il figlio di Mario Toller, Giovanni, fu vittima di un agguato camorristico il 14 giugno 2008. I sicari gli spararono all’esterno dell’Ippodromo di Agnano, mentre andava ad assistere al Gran Premio di trotto “Regione Campania”. Il ragazzo, 22 anni, fu centrato alla gamba sinistra ed alla testa. Morì in ospedale, dopo due mesi di agonia. In quell’agguato rimase ferito anche un addetto della Protezione civile, che regolava l’accesso al varco E dell’Ippodromo. Mario Toller arrivò alla decisione di collaborare con la giustizia dopo l’uccisione del figlio; quando andò al cimitero, per la sepoltura del figlio, era già sotto protezione. “Anche quando andai a seppellire Giovanni, - dice ancora Toller, - al cimitero di Fuorigrotta, ho incontrato… (omissis), che è legato a Davide Leone, che mi chiese di appartarmi, per non far sentire nulla alla scorta. Mi disse che io sapevo benissimo come funzionava il sistema in quel cimitero e cioè che per avere la disponibilità di un loculo dovevo rivolgermi a Davide Leone”.

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di Nico Falco
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