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La 17enne:"Solo io so chi è mio zio"

Il boss Messina difeso dalla nipote su facebook:"Lo amo"


Il boss Messina difeso dalla nipote su facebook:'Lo amo'
25/10/2010, 18:10

"Sono fiera di essere sua nipote, è una persona bellissima e lo amo più della mia vita. Siete qui a giudicare ma perché non pensate agli affari vostri invece che a quelli degli altri. Prima di parlate informatevi. Io amo mio zio e lo difenderò contro tutto e contro tutti e contro i vigliacchi come voi". Lo ha scritto la nipote diciasettenne del boss Gerlandino Messina.
Il dibattito è nato sulla bacheca di un amico della ragazza dopo che, una coetanea, aveva definito l'adorato zio un "cretino". Come inutibile, in pochi minuti, esplode una vera e propria diatriba tra la fiera nipote del mafioso e gli altri utenti. Tra questi c'è una ragazza che osserva:"
Vuoi dire che sei fiera di avere uno zio che ha assassinato un maresciallo dei carabinieri? (il riferimento è a Giuliano Guazzelli ucciso nel '92 da un commando del quale faceva parte anche Gerlandino Messina, ndr). Se fosse stata la bella persona che dici i Gis gli avrebbero citofonato e non avrebbero fatto l'irruzione con le bombe accecanti".
Ma la quasi maggiorenne non demorde e, per nulla intimorita, risponde con veemenza:"L'importante è che so io chi è mio zio e ribadisco di essere fiera di mio zio. Fatevi i cavoli vostri perché sapete solo accusare le persone senza sapere veramente le cose. Vi attenete solo alle cretinate che dicono i giornalisti. Chiudetevi sta cavolo di bocca e non parlate che fate prima. Vergogna, io amo mio zio e lo amerò sempre. Tu non conosci i valori della famiglia".
Ed è una famiglia numerosa e molto religiosa quella del boss Messina: al momento del suo arrivo in caserma dopo l'arresto, infatti, numerosi parenti ed amici hanno fatto capolino tra la folla ed anche minacciato un cameramen. Tante le preghiere per raccomandare all'Altissimo il malavitoso catturato dai militari. Un amore incondizionato che anche il parentado più giovane non ha alcun timore di dimostrare ed urlare.

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di Germano Milite
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