Cronaca / Nera

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Il gotha degli Scissionisti scovato in un residence a Quarto

Il boss Pagano sfugge alla cattura, preso killer del clan


Il boss Pagano sfugge alla cattura, preso killer del clan
05/03/2010, 00:03

NAPOLI – Aveva scelto di passare la latitanza senza farsi mancare nulla. Jacuzzi, campi di calcetto e persino un ristorante privato. Aveva tutte le comodità Carmine Cerrato, il killer della camorra arrestato nella notte tra il 2 ed il 3 marzo a Quarto, nel Napoletano. Al soldo degli Scissionisti di Scampia, Cerrato si era nascosto insieme a Cesare Pagano: il boss è riuscito a sfuggire all’arresto per un pelo.
Da settimane gli agenti della Squadra Mobile di Vittorio Pisani tenevano d’occhio un gruppo di ville situate sulla sommità del cratere che domina da un lato i Campi Flegrei, dall’altro Quarto. Gli appostamenti, i servizi di osservazione, gli accertamenti avevano appurato che tra quelle strutture si nascondevano il gotha del clan degli Scissionisti, e che tra di loro c’erano il boss latitante ed uno dei killer più fedeli. Tutta l’area era tenuta sotto stretto controllo dalle sentinelle del clan.

Gli inquirenti erano sulle tracce di Pagano e Cerrato da tempo. Li avevano scovati nel residence, dove si erano rifugiati insieme ad alcuni fedelissimi. Era quello il rifugio che avevano scelto, probabilmente da diversi mesi. Di sicuro erano lì da prima di Natale. Di giorno gli uomini del clan si ritrovavano in un ristorante chiuso al pubblico (l’ex Etoile), i cui proprietari sono stati denunciati per favoreggiamento. La sera, invece, si trasferivano nelle ville adiacenti attraverso un sentiero.

L’operazione, che ha impegnato 150 uomini, è scattata alle 4 del mattino. Cerrato è stato sorpreso nel sonno. Non ha opposto resistenza, cercando di evitare le manette esibendo un documento falso. Cesare Pagano è riuscito invece a farla franca: si nascondeva in una delle ultime ville passate al setaccio dalla polizia e proprio per questo, mentre gli agenti mettevano a soqquadro le altre strutture, è riuscito a darsi alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Nella sua abitazione è stato trovato il figlio di 12 anni, probabilmente nel residence per vedere il padre e, dopo il blitz, affidato alla madre. Gli inquirenti sospettano che insieme al boss sia riuscito a fuggire anche un altro fedelissimo del clan.

All’interno della villetta abitata da Pagano gli agenti hanno trovato 61mila euro in contanti, oltre ad una serie di beni di lusso, tra cui 17 bottiglie di profumo delle marche più costose, intere casse di Dom Perignon, decine di paia di scarpe e di capi di abbigliamento griffato, biancheria intima Dolce & Gabbana, e una offerta per l’acquisto di una barca da 1 milione e 800mila euro. Rinvenuto anche un telefono cellulare, utilizzato però solo per prenotare le partite su Sky. Niente armi.

Carmine Cerrato, 34 anni, figurava tra i 100 latitanti più pericolosi d’Italia ed è considerato membro di rilievo del gruppo di fuoco degli Scissionisti, che dal 2004 in poi si è reso protagonista di oltre 50 omicidi nell’ambito della cosiddetta Faida di Scampia; per gli investigatori Cerrato avrebbe messo a segno molti di quegli agguati. Nel maggio 2009 Carmine Cerrato riuscì a sfuggire all’arresto: il suo nome era inserito in una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia a carico di 104 presunti affiliati agli Scissionisti di Scampia. Era ricercato per associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga.

Cesare Pagano, 41 anni, è inserito invece nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. A capo dell’omonimo clan Amato-Pagano, aveva tenuto le redini degli Scissionisti insieme a Raffaele Amato, arrestato in Spagna qualche tempo fa. Di Pagano non esistono foto, se si esclude quella datata presentata anni fa per ottenere una carta di identità. Il suo spessore criminale è raccontato da diversi pentiti di primo livello della camorra. In particolare, parlano diffusamente di lui i fratelli Prestieri, una volta parte del cartello che gestiva il narcotraffico a Secondigliano, allora coordinato da Paolo Di Lauro. Il boss pagano, secondo quanto riferito dai collaboratori di giustizia ed appurato dalle indagini delle forze dell’ordine, aveva tra gli altri il delicatissimo compito di trattare con i capi degli altri clan e quello di gestire l’ala militare del sodalizio: è considerato il mandante degli oltre 50 omicidi attribuiti al clan. Il compito di Raffaele Amato, invece, era quello di approvvigionare il clan di cocaina, sfruttando i propri contatti col Sudamerica per trattare direttamente con i narcos. Il rapporto diretto con i trafficanti sudamericani costituiva uno dei punti di forza degli Scissionisti: da un chilo di cocaina pagato 2mila euro, ha spiegato Pisani, con altri 5mila di spese per il trasporto, tramite il taglio ed il confezionamento in dosi è possibile ricavare 250mila euro. Cesare Pagano e Raffaele Amato sono inoltre legati da un rapporto di parentela: la moglie di Amato, Ermelina, tra i 104 arrestati nel blitz del 19 maggio 2009, è la sorella di Cesare Pagano.

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di Nico Falco
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