Cronaca / Nera

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Deve rispondere di 8 omicidi per la Faida di Mugnano

Il boss scissionista Raffaele Amato arrestato in Spagna


Il boss scissionista Raffaele Amato arrestato in Spagna
17/05/2009, 17:05

E’ finita la latitanza di Raffaele Amato, il 44enne capo degli ‘scissionisti’ di Scampia, ricercato dal 2006. E’ stato bloccato in Spagna, dopo un pedinamento di 50 chilometri iniziato a Malaga e finito a Marbella. Ha cercato di replicare agli agenti ma, quando si è reso conto di avere a che fare con i poliziotti spagnoli, che lo conoscevano bene, non ha potuto fare altro che arrendersi. Arrestato una prima volta nel 2005, era stato scarcerato dal Tribunale del riesame per decorrenza dei termini di carcerazione ed aveva fatto nuovamente perdere le sue tracce. Usava documenti falsi ed aveva raggiunto una padronanza tale della lingua da trarre in inganno i poliziotti iberici.

Raffaele Amato, detto ‘a Vecchiarella, boss degli ‘spagnoli’, è stato fermato dalla polizia di Napoli davanti alla hall di un albergo di Marbella. Viveva da latitante, sfruttando gli appoggi sulla Costa del Sol e spostandosi in varie parti del mondo per incontrare i familiari. Gli è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli l’8 maggio scorso per una serie di omicidi legati alla cosiddetta Faida di Mugnano, interna al clan Di Lauro. Successivamente Amato si staccherà dal clan di Ciruzzo il Milionario, costituendo il proprio gruppo, appunto quello degli ‘scissionisti’, e combattendo contro i Di Lauro una delle più sanguinose guerre di camorra viste negli ultimi anni. Prima dell’ordinanza notificata oggi, il boss era stato destinatario di un provvedimento di sorveglianza speciale, al quale si era sottratto. Con Raffaele Amato è stato arrestato anche Carmine Minucci; colpiti da provvedimenti di custodia cautelare anche Paolo Di Lauro, Enrico D'Avanzo, Rosario Pariante, Antonio Abbinante, Raffaele Abbinante, Gennaro Marino e Massimiliano Cafasso, già detenuti in carcere.

La faida di Mugnano, stata ricostruita grazie agli elementi forniti dai collaboratori di giustizia, nacque dalla decisione del boss Paolo Di Lauro di sostituire un capozona. Fino al maggio 1993 furono commessi, in questo contesto, 20 omicidi, decine di tentati omicidi, spedizioni punitive e persino una strage il 18 marzo 1992, quando davanti ad un bar di Secondigliano vennero ammazzati cinque elementi del clan Prestieri e ne vennero feriti altri due.

Amato risponde, insieme ad altri pregiudicati del clan Di Lauro (tra cui il capo Paolo) di otto omicidi, commessi tra il 1991 e il 1993, tutti inquadrati nella Faida di Mugnano. Nei primi anni ’90 il clan Di Lauro aveva deciso di sostituire Antonio Ruocco, che rientrava da un lungo periodo di detenzione, facendo subentrare Gennaro Di Girolamo al comando del sottogruppo di Mugnano. Ruoccò divenne uno degli obiettivi dei sicari di camorra, e con lui tutti coloro che gli stavano intorno: caddero sotto il piombo la madre, lo zio, la cognata, i suoi collaboratori. La vicenda è stata ricostruita grazie alle dichiarazioni di Antonio Ruocco e Maurizio Prestieri, alle quali si sono successivamente aggiunte quelle dei nipoti Antonio Prestieri, Antonio Pica, Francesco Pica, Giuseppe Misso.

A Raffaele Amato vengono addebitati il tentato omicidio di Antonio Ruocco e Giuseppe Vallefuoco (giugno 1991); l'omicidio di Elena Moxedano, e il tentato omicidio del marito Sebastiano Ruocco, fratello di Antonio (19 ottobre 1991); il duplice omicidio di Annibale Cirillo e Luigi Pirozzi, (25 marzo 1992); l'omicidio di Biagio Ronga, zio di Antonio Ruocco, (16 maggio 1992); l'omicidio di Angela Ronga, madre di Antonio Ruocco, (25 maggio del 1992); il sequestro di persona e l'omicidio di Alfredo Negri, che aveva affiancato Ruocco nella faida e in un episodio di sangue ricordato come la strage di Monterosa: Negri fu torturato e bruciato vivo, (27 luglio del 1992); l'omicidio di Rocco Capuozzo, detto Rocchino, (13 aprile 1993); l'omicidio di Pasquale Capuozzo, (9 maggio 1993).

Molto più recente, la Faida di Scampia, che vide scontrarsi gli uomini dei Di Lauro e quelli degli scissionisti per il controllo delle piazze di spaccio nell’area nord di Napoli. I contrasti iniziarono quando Amato, un tempo alle dipendenze di un cognato di Di Lauro, venne accusato di essersi impossessato di somme di denaro dell’organizzazione. Il suo gruppo, unitosi ad altri ribelli, aveva intascato direttamente soldi provenienti da un traffico di droga gestito in proprio dalla Spagna. Rientrato in Italia dalla penisola iberica, Amato trovò le condizioni favorevoli per la ribellione: i figli di Paolo Di Lauro avevano deciso uno ‘svecchiamento’, sostituendo i vecchi capizona con giovani di propria fiducia. Amato raccolse il loro malcontento fondando, alleandosi con chi era rimasto scontento, la nuova fazione.

La fazione di Amato alla fine risultò vincente ed attualmente estende la propria attività, oltre che nei quartieri nord di Napoli, anche ad Arzano, Casavatore e Mugnano. Durante la guerra di camorra Amato, per sfuggire alla vendetta degli avversari ed all’assedio delle forze dell’ordine, nel dicembre 2005 era fuggito in Spagna, nazione scelta come ‘seconda patria’ da molti camorristi e crocevia importante per lo smercio di stupefacenti.

“Lo Spagnolo” aveva ricominciato la sua latitanza nel 2006, dopo una clamorosa scarcerazione. Il boss venne infatti arrestato per la prima volta nel febbraio 2005 a Barcellona dal Ros dei carabinieri ma, nell’aprile dell’anno successivo, mentre era ancora in attesa dell’estradizione, fu liberato in seguito alla decisione della tribunale del Riesame che, accogliendo un’istanza presentata dagli avvocati di Amato, dichiarò scaduti i termini della custodia cautelare. Un solo giorno di ritardo, che permise al boss degli scissionisti di tornare in libertà e di far perdere le sue tracce.
 
“Oggi è un giorno di straordinaria vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata, grazie al Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, e ai sostituti procuratori che hanno seguito l'attivita' di indagine, al merito dei quali si ascrive la brillante operazione condotta egregiamente della Questura di Napoli che, avvalendosi della collaborazione con la Polizia spagnola, ha arrestato, in Spagna, Raffaele Amato, capoclan emergente della Camorra dopo la faida di Scampia, latitante dal 2006”. Lo afferma in una nota il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

“Questo successo, - continua la nota, - insieme ai tanti altri che si sono succedi in questi giorni, dimostra ancora una volta la forza e la determinazione di uno Stato impegnato in prima linea nelle azioni di contrasto alla criminalità organizzata, in grado di perseguire gli obiettivi di giustizia e di legalità anche al di là dei propri confini, contando su un’unica grande squadra in cui forze dell’ordine, magistrati, istituzioni, politica e società civile, sono impegnati, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, nella lotta di tutte le mafie. “Un plauso, - conclude Alfano, - anche alla Procura della Repubblica di Napoli e agli agenti della Squadra Mobile per l’arresto dei due romeni, accusati dell’omicidio di un anziano, avvenuto a Napoli nei giorni scorsi, per rapina”.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha telefonato questa mattina ad Antonio Manganelli, Capo della polizia, e al Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, per congratularsi “dell’importante operazione eseguita dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli”, si legge in una nota del Viminale, in riferimento all’arresto in Spagna del latitante Raffaele Amato e di altri pregiudicati.

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di Nico Falco
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