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Il cardinale Sepe nella festa liturgica di Santa Patrizia


Il cardinale Sepe nella festa liturgica di Santa Patrizia
25/08/2012, 13:32

La vita di Santa Patrizia, la sua resistenza a un matrimonio imposto da un suo parente, la difesa della sua verginità e la devozione alla Santa da parte di giovani fanciulle non sposate ci danno la cifra dei valori veri a fronte di certi disvalori che oggi, a cuor leggero e in nome di un laicismo che si vuol far passare per progresso culturale e sociale ma che in realtà esprime un orientamento ideologico secolarizzante che, per via mediatica, si cerca di propinare alla opinione pubblica. Capisco che, non essendoci idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale, si ricorre anche a temi ad effetto, per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni, come di fatto è avvenuto con l’annuncio dell’ipotesi di realizzare “case a luci rosse” e/o un parco dell’amore. Io mi domando, e con me se lo domandano forse tanti di napoletani e italiani: è questo il principale e ultimo problema da risolvere a Napoli? Forse si vuole offrire un diversivo e un elemento di distrazione alle migliaia di giovani che non si vedono concedere alcuno “spazio” per lavorare e che sono costretti a considerare un miraggio il lavoro e l’impegno professionale?  Ai padri e alle madri di famiglia, senza reddito o con un reddito insufficiente, possiamo dire di pazientare perché prima stiamo mettendo ordine nel delicato campo del divertimento sessuale? E ai cittadini che auspicano migliori condizioni di vita, dal punto di vista ambientale e della sicurezza personale, possiamo rispondere che stiamo affrontando un problema più urgente qual è quello della prostituzione?

Qui non si tratta di chiudere gli occhi di fronte a una realtà non gradevole. Si tratta piuttosto di tenere gli occhi ben aperti, in maniera onesta e chiara, rispetto ad una realtà complessiva, che è complessa e difficile e che merita altra attenzione, altri comportamenti, altre iniziative e altra concretezza. Nessuno pretende soluzioni miracolose di problemi antichi e recenti, aggravati ora da una crisi economica senza precedenti, ma neppure si può pensare che, non potendo fare miracoli, ci si può lasciare andare alle frivolezze. Sembra proprio che si voglia offrire alla immaginazione altrui una Napoli surreale, virtuale, nella quale, soddisfatta ogni preoccupazione, si possono affrontare questioni come il registro delle coppie di fatto, come il testamento biologico e, ora, come la prostituzione. Guarda caso, sempre sul filo della legge, nel senso che per il registro delle coppie di fatto e il testamento biologico ancora manca una legge nazionale. Addirittura, poi, per le “case a luci rosse”, se si dovesse insistere sulla ipotesi annunciata, esiste una legge del 1958 che vieta la regolamentazione della prostituzione e che, pertanto, non va ignorata, anzi dovrebbe essere rispettata. Prima ancora degli aspetti giuridici, certamente non irrilevanti, comunque, viene la questione morale che deve guidare ogni ragionamento e scelta e per la quale c’é un’avversione ferma all’annuncio fatto, non per pregiudizio ma in nome di principi che non sono solo cristiani, perché riguardano il valore della persona e la dignità dell’uomo. Il rispetto persona, pertanto, non va salvaguardato creando o consentendo ambienti idonei all’attività di prostituzione, ma va piuttosto perseguito e realizzato attraverso un’azione di recupero che la porti ad uscire dallo stato di costrizione, di soggezione e di sfruttamento, imposto prevalentemente da malavitosi. E’ questa la strada per combattere anche la criminalità ed è questa la strada sulla quale da sempre opera la Chiesa, senza alcuna caratterizzazione confessionale, come hanno ampiamente dimostrato il compianto don Benzi e tanti altri sacerdoti o religiosi che, anche qui a Napoli e nel silenzio, hanno dedicato e dedicano il proprio impegno a questo mondo, che comunque è mondo della sofferenza, è mondo della solitudine, è mondo della mortificazione e del disprezzo del ruolo e della dignità della donna. E’ un mondo che da chi ha il dovere di dare soluzioni ai gravi problemi sociali si aspetta un gesto e un atto di solidarietà umana per riscattarsi e per vedersi riconosciuto il diritto ad una vita degna di tale nome. E se questa solidarietà significa ancora qualcosa, non ci vogliono le “case a luci rosse” ma le case per il recupero sociale che non è prerogativa soltanto delle strutture ecclesiali, religiose o cattoliche, ma è dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale. Napoli non ha bisogno di ghetti, dove si fa commercio di carne umana e di valori, ma di luoghi di accoglienza per persone sole, per vecchi e nuovi poveri, per bambini abbandonati o a rischio, per portatori di handicap e gravi malattie. C’è bisogno di luoghi di lavoro per i giovani. E’ questa la Napoli, malata e abbandonata, che ha bisogno di attenzione, di solidarietà e di amore. Le “luci rosse” sono fatte solo per abbagliare e ingannare, senza risolvere i problemi reali della nostra gente! Chiediamo a Santa Patrizia e al Martire San Gennaro, nostri Patroni, di difendere Napoli da tutte le derive pseudo-ideologiche e laiciste, che tendono a mortificare l’identità cristiana di questo nostro territorio, benedetto dal loro Sangue.

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di Redazione
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