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Il caso di Eluana,problematico anche per l'Islam


Il caso di Eluana,problematico anche per l'Islam
04/02/2009, 16:02

Un "dramma umano molto delicato da affrontare", che induce "tristezza e solidarietà con chi soffre", ma che "pone problemi nuovi a tutte le religioni" per i traguardi oggi raggiunti dalla medicina. Così il teologo musulmano Adnane Mokrani, docente alla Pontificia Università Gregoriana, parla del caso di Eluana Englaro, la giovane donna da 17 anni in stato vegetativo, per la quale il padre ha ottenuto dalla magistratura la sospensione dell'alimentazione. "Il dibattito sull'eutanasia è ampio anche tra gli islamici - spiega - e si può distinguere tra due livelli. Sulla morte cerebrale, c'é un generale consenso, sia tra i sunniti che fra gli sciiti, nel giudicarla una morte clinica e nel ritenere che siano i medici e i parenti a poter decidere se togliere gli apparecchi cui il malato è legato". Le opinioni sono invece divise, prosegue, per i casi "di coma irreversibile o di malattia senza speranza di guarigione. Alcuni distinguono tra eutanasia attiva e passiva, rifiutando la possibilità di dare al malato sostanze mortali, ma prevedendo quella di togliere gli apparecchi che lo tengono in vita". Yusuf al-Qaradawi per esempio - aggiunge Mokrani, con riferimento al religioso egiziano, titolare di un popolare programma su Al Jazira, noto per le sue 'fatwe' (pareri religiosi) pubblicate su Islam-online - si è pronunciato circa cinque anni fa, affermando che malati e familiari possono scegliere su consiglio dei medici, mentre altri dicono che non si può fare, perché non si può escludere un miracolo". "La vita è un valore assoluto per l'Islam - sottolinea ancora Mokrani - e figura al secondo posto, dopo la religione, tra i fini della 'sharia', fra cui rientrano anche la famiglia, la proprietà e la ragione". Ma la vita, risponde ancora il teologo, può essere in certi casi anche più importante della religione: per esempio se per salvarsi la vita, in caso di minaccia o tortura, si deve negare la propria religione. Quando era ancora vita, ricorda, il Profeta diede questa possibilità ai suoi fedeli. D'altra parte, sottolinea, nel Corano si legge che 'uccidere una persona e' come uccidere tutta l'umanità". Quanto all'Italia, Paese dove il teologo di origine tunisina vive da tempo, "credo che una soluzione vada trovata in Parlamento e sul piano giuridico. Da parte mia - conclude - sto seguendo con attenzione e tristezza questa vicenda, ma come teologo non mi sento ancora di dare un giudizio".

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di Redazione
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