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La doppia morale di giornali e Tv del governo

Il caso Penati: ipocrisia o malafede?


Il caso Penati: ipocrisia o malafede?
30/08/2011, 11:08

Ormai è quasi impossibile non sapere chi è Filippo Penati: ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, esponente del Pd, fino a pochi anni fa, capo della segreteria di Pierluigi Bersani, coinvolto in una vicenda di tangenti riguardanti le ditte di Sesto San Giovanni - dove è stato sindaco - e in particolare sulla cosiddetta area Falck, una zona da bonificare e ristrutturare dove una volota c'erano le omonime acciaierie. Da quando la magistratura gli ha contestato i reati di concussione (poi il Gip ha stabilito che trattavasi di corruzione), si è dimesso da ogni carica, all'interno del Pd e del Consiglio regionale lombardo. Resta solo il posto di consigliere regionale e di iscritto al Pd, per il resto non ha altre cariche.
E tuttavia su questo punto c'è un aspetto irritante: il comportamento di certi mass-media, quelli legati - ufficialmente o di fatto - al Presidente del Consiglio. Tutti quanti - a cominciare da Libero e dal Giornale, per proseguire con "L'Opinione delle Libertà" di Arturo Diaconale e via elencando - stanno dicendo la stessa cosa: Penati è colpevole e lo è anche Bersani, in quanto Penati era il suo braccio destro e quindi lui non poteva non sapere.
Vediamo di esamire questi concetti: innanzitutto, per ora, contro Penati c'è solo una indagine ed una richiesta di arresto respinta dal Gip. decisione contro cui i magistrati hanno fatto ricorso. Ora, una indagine, di per sè, è meno di niente: se io vado alla Polizia e dico che il signor Mario Rossi è uno stupratore, il magistrato, appena legge la mia denuncia, deve aprire una indagine contro Mario Rossi, se non altro per verificare se la denuncia è vera o è falsa. Saranno cavoli miei, dopo, dal punto di vista legale, nel caso in cui la denuncia fosse falsa. Nel caso specifico di Penati pare che qualcosa ci sia (ci sono indicazioni di cifre, conti correnti, ecc.), ma le verifiche sono in corso e quindi è bene muoversi con i piedi di piombo. Ma nel frattempo, come detto prima, lui ha lasciato ogni carica pubblica, non ha mosso un dito per intralciare le indagini, nè lo ha fatto il suo partito. Non ho letto nessuna dichiarazione che diceva che questa è una indagine condotta per motivi politici da toghe asservite politicamente al Pdl o alla Lega. E così via.
Sulle responsabilità di Bersani, siamo per ora, alla farsa: "non poteva non sapere" è una vecchia frase usata da sempre dai giornali e dai politici di destra per accusare i magistrati di violare la legge. In realtà, è una cosa che non esiste, in ambito penale. Lì la responsabilità è sempre personale, quindi si deve dimostrare che tizio sapeva. E' chiaro - per prendere un nome famoso - che se uno va nell'ufficio di Craxi e, lui presente, gli lascia cinque milioni di lire sulla scrivania in una scatola di scarpe; se un altro va e gli lascia le tangenti sul letto dove l'ex Presidente del Consiglio era solito concedersi qualche pennichella; allora si può dire che "non poteva non sapere". Perchè i soldi te li hanno lasciati sotto il naso e - poichè nessuno regala simili somme - devi sapere perchè li hai ricevuti. E se non lo sai, come minimo chiedi.
SImilmente nei casi dei processi di Berlusconi: quando è stato riconosciuto colpevole, i giudici l'hanno sempre riconosciuto tale sulla base di prove concrete, mai di teoremi astratti. Quando hanno avuto il dubbio, l'hanno assolto, come fece la Corte di Cassazione nel processo per le tangenti alla Guardia di Finanza: condannarono i manager Fininvest che avevano pagato le tangenti affinchè i finanzieri non facessero verifiche nella società Telepiù (nella quale in teoria Berlusconi non aveva alcun interesse, carte alla mano; mentre ci sono dichiarazioni che era lui il vero proprietario), ma assolsero il premier, valutando che le dichiarazioni di Mills creassero dubbi sulla ricostruzione dei Pm. Poi, quando è stato fatto il processo contro Mills per essere stato corrotto ed aver rilasciato in Tribunale false dichiarazioni, la stessa Cassazione ammise che quella sentenza di assoluzione era sbagliata.
Invece adesso, proprio quei giornali che hanno sempre affermato che a Milano ci sono le toghe rosse che se la prendono con Berlusconi sulla base del principio del "non poteva non sapere"; gli stessi che dicono che Dell'Utri è un sant'uomo perchè contro di lui non c'è ancora alcuna sentenza di terzo grado (solo una di secondo grado che dice che fino al 1992 è stato collegato alla mafia e che per questo va condannato a 7 anni di reclusione); gli stessi che dicono che i politici non vanno toccati dalla magistratura mentre esercitano il loro dovere politico, ma i processi vanno sospesi fino alla fine del mandato; quegli stessi giornali hanno cambiato rotta di 180 gradi. Adesso un indagato come Filippo Penati è già un condannato passato in giudicato che per questo si deve dimettere; Bersani non poteva non sapere, quindi si deve dimettere anche lui; e quindi sicuramente tutta la dirigenza del Pd è coinvolta, quindi devono andare tutti in galera.
Aggravante per Penati: il Gip, quando ha respinto la richiesta di arresto per lui, ha detto che la maggior parte delle tangenti che gli sono contestate, sono prescritte, perchè risalgono al periodo tra il 1999 e il 2002. Apriti cielo: visto che sono prescritte, vuol dire sicuramente che lui è colpevole. Peccato che Berlusconi ha avuto la prescrizione in quasi tutti i suoi processi; spesso una prescrizione procurata ad hoc, con leggi ad personam. Però in quel caso, per i giornali di destra o per il TG1, guai a chi parla di "responsabilità del premier". In quel caso è una assoluzione e sul poveretto che fa notare che la prescrizione cancella il reato ma non la responsabilità del fatto commesso, si scagliano tuoni e fulmini: è un giustizialista.
Potrei continuare sugli aspetti minori, ma mi fermo qui per non tediare. E soprattutto perchè c'è un'atmosfera che se non è di ipocrisia è di completa malafede sulla vicenda. Penati è indagato e se la vedrà con la magistratura. Per ora ha fatto tutto quello che doveva fare, comprese le dimissioni. Restano le dimissioni da consigliere regionale, ma secondo me dovrebbero essere date solo nel caso di arresto o di rinvio a giudizio. E per lo stesso motivo, nel caso di rinvio a giudizio, finchè il processo non è finito, non dovrebbe ricandidarsi ad alcuna carica pubblica. Ma è altrettanto vero che la stessa regola va applicata per ogni carica politica e per ogni persona. E quindi finchè non si saranno dimessi da tutte le loro cariche e dal parlamento i processati SIlvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri, Aldo Brancher, ecc. ecc.; finchè non avranno abbandonato le loro cariche di partito gli indagati come Denis Verdini, il centrodestra dovrebbe avere il buon senso di tenere la bocca chiusa. Perchè se il Pd ha un problema, nel Pdl e nella Lega, nonostante le decine di leggi ad personam che si sono fatti per violare la legge senza pagarne il prezzo, i problemi sono decine e decine. E sono molto più gravi di un Penati. Se anche ha preso tangenti, ammettiamo anche con la complicità di Bersani, è un reato grave; ma che Dell'Utri sia il braccio sinistro di Berlusconi condannato in secondo grado per mafia è molto più grave. Soprattutto se consideriamo che non abbiamo parlato di Cesare Previti, condannato per aver pagato tangenti ai giudici, nell'interesse di Berlusconi, per fargli avere illegalmente la Mondadori. Anche Previti ha goduto di una legge ad personam per evitare che finisse in carcere. E questo non è più grave di una semplice indagine? Se Bersani "non poteva non sapere" di Penati, perchè Berlusconi "poteva non sapere" di Dell'Utri, Previti, Minetti, Mora, Fede, Verdini, Cosentino, Brancher, Saverio Romano (altro ministro indagato per mafia), ecc. ecc.?

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di Antonio Rispoli
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