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Il clan Licciardi e l'arresto dell'ultimo capo della Camorra


Il clan Licciardi e l'arresto dell'ultimo capo della Camorra
25/10/2013, 17:50

L'ultima cena non è riuscita a consumarla, Antonio Teghemie. Uno degli ultimi capi della camorra napoletana è stato arrestato, per ironia della sorta, in una strada di Marano intitolata a Giovanni Falcone, il magistrato antimafia ucciso da Cosa nostra. In tasca, aveva 3500 euro. Soldi che gli sarebbero serviti, probabilmente, per garantirsi la fuga qualora il suo nascondiglio fosse stato scoperto. I carabinieri del nucleo investigativo gliel'hanno fatto risparmiare, quel denaro. Andandolo ad arrestare in un sottoscala, dove si era rifugiato nel momento in cui è scattato il blitz. Teghemie, ricercato dal 2011 per una vecchia condanna a due anni di carcere, è il marito di Maria Licciardi; la “madrina” dell'Alleanza di Secondigliano. C'era anche lei, in casa, quando sono arrivati i militari dell'Arma. È libera, la donna, dopo una condanna a dieci anni di carcere per associazione camorristica.

Gli affari negli Usa. Il gruppo criminale dei Licciardi nasce negli anni della guerra tra la Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia di Carmine Alfieri. Oltre agli “affari” classici (estorsioni, droga, usura) i Licciardi hanno edificato un vero e proprio impero criminale con la creazione di un'articolata e molto ben ramificata catena di distribuzione commerciale di prodotti contraffatti. Un'inchiesta dell'allora pm antimafia Filippo Beatrice, tra il 2004 e il 2005, portò a un'ondata di arresti di magliari che vendevano, negli Usa e in gran parte d'Europa, merce taroccata (trapani, macchine fotografiche, pelletteria) prodotta dalle ditte della holding criminale. I tentacoli della famiglia malavitosa (comandata, in tempi diversi, dai fratelli Gennaro, defunto; Vincenzo, Pietro e Maria) si allungavano addirittura fino a Sidney, dove le forze dell'ordine trovarono vere e proprie “cellule” di camorristi.

Il franchising del falso. Tra i primi pentiti a parlare ai pm antimafia del business dei magliari legati al clan Licciardi è stato Gaetano Guida, ex narcotrafficante di Miano. La camorra napoletana – rivelò il collaboratore di giustizia - “ha da sempre grossi interessi nel commercio di capi d’abbigliamento in pelle e finta pelle e nella biancheria”. “Questa attività si estende in tutta Europa e nel mondo, oltre a fruttare decine di miliardi serve a costituire una importantissima rete internazionale per l’appoggio e la copertura dei latitanti e il traffico di stupefacenti”.

Inizialmente, per la famiglia di Secondigliano, ad occuparsene era Pietro Licciardi, grazie anche ai suoi rapporti con alcuni imprenditori dell'Europa dell'est. Col suo arresto, la leva del comando è poi passata al fratello Vincenzo. Ma le indagini e le condanne non hanno comunque intaccato più di tanto l'operatività della struttura. Sgominato il vertice militare dell'organizzazione, per gli inquirenti oggi infatti il potere commerciale dei Licciardi è comunque assai imponente e può contare su una molteplicità di fonti finanziarie in Italia e nel resto del mondo capaci di riciclare enormi quantità di denaro sporco.

Cade il Muro, arriva il clan. Alcune intercettazioni telefoniche su utenze usate da esponenti del clan Licciardi, risalenti al 1989, dimostrano che, subito dopo il crollo del Muro di Berlino, la camorra di Secondigliano si attivò per infiltrarsi nel tessuto commerciale della Germania dell'est con proprie “colonie” di magliari.

Soldi sporchi e money transfer. La condanna a due anni di carcere per Taghemie nasce proprio dall'inchiesta sui magliari. Un lavoro investigativo che ha permesso di accertare anche il frequente utilizzo, da parte della camorra, del sistema Money Transfer che consente il frazionamento del capitale in importi inferiori alla soglia di controllo antiriciclaggio, indirizzati perlopiù a familiari o persone di fiducia dei magliari, nonché il ricorso al “trasporto fisico” del contante per il rientro in Italia. Un po' camorristi un po' spallone. Da oggi, senza più il capo.

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di Redazione
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