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Al consorzio vendita prodotti delle terre confiscate

Il Console Americano Truhn visita la bottega di "Libera"


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Il Console Americano Truhn visita la bottega di 'Libera'
05/12/2009, 17:12

NAPOLI, - L'associazione Libera e il Consolato degli Stati Uniti, a Napoli, insieme per dire no alle mafie. Un legame stretto oggi dalla visita del Console generale degli Stati Uniti a Napoli J. Patrick Truhn che, accompagnato da una delegazione, ha visitato la 'Bottega dei saperi e dei sapori' dell'associazione Libera campana.
Ad accogliere il console, don Tonino Palmese e Geppino
Fiorenza
referenti regionali dell'associazione di don Luigi
Ciotti
. "Per noi - ha detto il console Truhn - la criminalità organizzata e la promozione della legalità costituiscono una priorità assoluta ed è per questo che abbiamo legami
strettissimi con quasi tutte le associazioni antimafia non solo nel distretto di Napoli e in Campania, ma anche in Calabria e Sicilia
".
Un'amicizia, quella tra Libera e il Consolato degli Stati Uniti, che ha già avuto modo di manifestarsi a Padula (Salerno), terra natale di Joe Petrosino, poliziotto italo-americano vittima della criminalità contro cui aveva lottato sia in America che in Italia, e durante la giornata promossa da Legambiente per ripulire la città.
"Ripulire le città dalle cose inutili e brutte - ha detto don Tonino Palmese - significa anche ripulire le città dalle
cose dannose come le mafie e qui, alla bottega, c'é il risultato di questa pulizia, la restituzione della dignità ai giovani che lavorano le terre confiscate alle mafie e la possibilità di condividere lo sviluppo di un impegno come quello della bottega
".
Un legame, dunque, quello che si va costruendo con il Consolato volto a diffondere la cultura della legalità in Italia e all'estero. Ed è proprio in questa direzione che si muove la proposta lanciata da Libera all'Europa. "Libera - ha spiegato Geppino Fiorenza - ha presentato al Parlamento europeo una proposta che prevede che le iniziative di confisca dei beni alle mafie così come sono attuate oggi in Italia, possano essere fatte anche a livello europeo perché il lavoro dei giovani delle cooperative che lavorano le terre confiscate è un segnale concreto, una risposta che non bisogna interrompere".

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di Redazione
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