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Il debito pubblico continua a crescere,nonostante Monti.


Il debito pubblico continua a crescere,nonostante Monti.
31/08/2012, 20:29

 

IL DEBITO PUBBLICO CONTINUA A CRESCERE, NONOSTANTE MONTI.

 

 

 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

 

Che il problema dell’Italia fosse il suo enorme debito pubblico, era chiaro da tempo, ma molti hanno fatto finta di non capire. La parola d’ordine è stata sempre: “minimizzare”. Conveniva atutti una politica economica in cui lo Stato sovvenzionava un mercato finto, in cui tutti gli attori economici e sociali agivano in difesa delle proprie prerogative, delle proprie corporazioni e delle proprie rendite di posizione.

L’evasione fiscale, l’assistenzialismo, il clientelismo e la corruzione, sono ancora oggi le pratiche attraverso le quali il debito pubblico cresce. Esiste uno stretto rapporto, tra queste pratiche e la spesa dello Stato, se a queste si aggiunge la classica furbizia degli italiani, che porta alla ricerca della strada più facile da percorrere ed alla faciltà con la quale si assumno i comportamenti peggiori, ci si rende conto che la crisi del nostro paese è alimentata dagli stessi italiani.

Oggi il debito pubblico sfiora i 1984 miliardi di euro, e nei mesi passati, nonostante Monti, ha continuato a crescere, in misura minore degli anni passati, ma in maniera costante, tanto da destare preoccupazione per il futuro. Le famose, temute ed odiate agenzie di rating internazionali, che seguono con attenzione l’evolversi della situazione italiana, non intendono dichiarare fuori pericolo il nostro paese e l’euro, il pericolo esite ed occorre contrastarlo con misure adeguate e strategie di lungo respiro. Bastano pochi dati per rendersi conto di quanto andiamo affermando. Secondo le rilevazioni dell’ISTAT, nell’Aprile 2001 il debito pubblico era di 1329 miliardi di euro; mentre nell’Aprile 2012 il debito ammontava a 1948 miliardi di euro, ed è continuato a crescere nel corso dell’anno. Un aumento di 619 miliardi di euro. Questi dati, elaborati dalla Banca di italia, sulle risultanze derivate dai dati reali del Ministero della Economia e organizzati dall’Istituto di Statistica, ci dicono che in 11 anni il nostro debito pubblico è cresciuto di 56 miliardi di euro all’anno.

Tranne che nel periodo del Governo Prodi, in cui il rapporto debito - Pil, (che Tremonti aveva fatto arrivare a ben 108,4%, ben 5 punti superiori ai parametri di Maastricht), era del 104,2%. Era il periodo in cui il compianto Padoa Schioppa era deriso dalla destra berlusconiana, per il suo rigore e per le sue “insopportabili” tasse, che “strozzavano il libero mercato e le enormi possibilità di crescita del nostro paese”. Purtroppo per noi, quelle affermazioni erano false ed abbiamo pagato caro la demagogia della abolizione dell’ICI e l’introduzione della inutile carta sociale di 50 euro ai poveri. I conti a posto di Prodi durarono poche settimane. Dopo la schiacciante vittoria elettorale del centro destra del 2008. Perfino il famoso tesoretto di 8 miliardi di Prodi, utile per i momenti di deifficoltà, si persero nel salvataggio di AirOne e della Alitalia.

Oggi nessuno vuole ricordare Tremonti, scomparso nelle nevvie milanesi da cui era venuto. Nessuno lo nomina più, per non essere coinvolto in quel disastro che è il nostro devito pubblico.

Eppure erano tutti d’accordo con mui, quando non potendo stampare moneta, perché era stato introdotto l’euro, emetteva, senza nessun controllo della Banca di italia di Fazio, continuamente BOT e CCT, che erano retribuiti con pochissimi interessi,(attorno all’uno per cento). In questo modo aveva a disposizione una grande quantità di denaro liquido, che veniva immesso in circolazione nel paese, per sostenere il mercato immobiliare, i consumi ed i costi dei servizi. Una economia drogata in attesa di una ripresa economica che consentisse al paese di non pagare nessun prezzo per essere vissuto al di sopra delle sue reali possibilità.

Quando è scoppiata la crisi greca, era evidente che l’Italia non poteva reggere e la situazione è precipitata a ritmo tanto veloce da travolgere il Governo Berlusconi, che già non godeva di nessuna stima internazionale.

Questa ricostruzione, che pochi fanno, non spiega ancora, perché il debito pubblico con Monti non riesce a diminuire, anzi, continua a crescere. Anche in questo caso utilizziamo i numeri per capire in che situazione ci troviamo. Nella soddisfazione generale, proprio oggi sono stati immessi sul mercato Bot con scadenza a 5 e 10 anni. A discapito delle più nere previsioni, i 7,5 miliardi di titoli sono stati tutti piazzati in poco tempo e con rendimento in calo. I rebdimenti che lo Stato italiano deve pagare sono per i titoli a 5 anni del 4,46% all’anno; i titoli con scadenza decennale saranno retribuiti con un tasso di interesse annuo del 5,82%. Questo significa che per ogni miliardo a 5 anni lo Stato pagherà 223 milioni di euro, mentre per quelli con scadenza a dieci anni afli investitori saranno pagati 582 milioni di euro alla loro scadenza. Per questo motivo continua crescere il nostro debito pubblico. Se la Banca Centrale Europea non interviene comprando i nostri titoli a interessi bassi, facendo diminuire lo spread, saremo costretti a subire continue manovre di rientro per pagare gli interessi del debito pubblico.

Il sistema è folle, corre il rischio di andare fuori controllo.

(continua)

Nel prossimo articolo parleremo del rapporto inflazione e devito pubblico, per spiegare, come è possibile che in fase di recessione i prezzi aumentano.

 

 

 

 

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di Raffaele Pirozzi
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