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Il declino di Marchionne.


Il declino di Marchionne.
06/08/2012, 15:15

 

IL DECLINO DI MARCHIONNE

 

 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.

 

Era ormai evidente la difficoltà di Sergio Marchionne a reggere il ruolo che si era assegnato di nuovo “guru” della produzione mondiale di automobili.

L’uomo dal maglioncino: capace di salvare una azienda finita come l’americana Chrysler, che aveva liberato la Fiat dalla stretta mortale delle Banche che la stavano stritolando, che aveva concluso a suo favore il contenzioso con la General Motors, che era uscito da Confindustria per avere mano libera su i contratti di lavoro; non gode da alcuni mesi la stessa convinta considerazione, di essere il nuovo che avanza nel mondo dell’auto.

Lo scontro con la Wolksvagen rappresenta a mio avviso il punto di svolta di una carriera, che, dopo aver raggiunto l’apice in Primavera con il riconoscimenti che gli aveva tributato Obama e la presentazione della Nuova Panda a Pomigliano aveva raggiunto.

Non pensavamo che il declino di Marchionne potesse essere così veloce! Ma chi di mercato vive, di mercato muore. La Nuova Panda non è stata ben accettata dagli automobilisti, fino ad ora ne sono state prodotte poche migliaia di vetture, per mancanza di ordini.Le assunzioni sono state appena 2000 e lo stabilimento è già in cassa integrazione.

Il Mercato, che aveva seguito con attenzione, premiando le azioni Fiat, nella lunga battaglia del manager contro la Fiom per imporre salari diversi, organizzazione del lavoro diversa ed aumento degli orari di lavoro, probabilmente, scommetteva in una politica di bassi prezzi da parte della nuova Fiat. L’intera strategia di Marchionne sembrava dovesse approdare proprio a questo, una nuova vettura, di cilindrata medio piccola, dalle caratteristiche innovative e dalle prestazioni eccellenti, proposta al mercato a prezzi bassi e concorrenziali.

La vettura di Pomigliano è un buon prodotto, ma non diversa da tutte le altre che sono sul mercato nel suo segmento, mentre il prezzo è sicuramente superiore ad ogni altra marca, sinceramente sproporzionato e decisamente fuori mercato. La strategia della Fiat, appare inspiegabile, contrarre fortementei costi di produzione, con grande sacrificio dei lavoratori, per immettere sul mercato una vettura normale ad un prezzo esagerato.

Questo è il vero segnale della crisi. La Fiat continua a perdere quote di mercato in Italia ed in Europa, per tutte le sue vetture. Il titolo in Borsa continua a perdere quota ed il disastro appare annunciato.

Bloccata Mirafiori,bloccata Pomigliano, Cassino in forte mobilitazione, diventa comprensibile l’attacco fatto dall’uomo di Detroit alla casa di Wolfsburg. Bisogna sempre trovare dei nemici che giocano una partita truccata. La verità è che la strategia di marchionne era cresciuta in un mondo in cui una buona comunicazione o una buona pubblicità, faceva vendere qualsiasi cosa. Purtroppo non è più così. Il mondo è profondamente cambiato con questa crisi travolgente e se non si hanno idee serie e concrete le aziende affondano miseramente nel fallimento.

Marchionne, l’osannato manager, rischia di essere licenziato per le perdite che il gruppo continua ad accumulare. Purtroppo con la sua sconfitta personale non avremmo nulla da rallegrarci, alla fine l’Italia si ritroverà senza una propria casa di produzione di auto e molti stabilimenti che lavoreranno per altri produttori. Purtroppo, in questo momento in italia non sembra che circoli molto buon senso, altrimenti potremmo tentare di salvare la Fiat e far ripartire la ripresa italiana.

Ma questo, per il momento,è solo un bel sogno!

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di Raffaele Pirozzi
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