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Il decreto salvaimprese e le manovre di Caldoro


Il decreto salvaimprese e le manovre di Caldoro
12/11/2013, 11:51

Da oggi, ci sono (o dovrebbero esserci perché, in politica, non si sa mai...) nelle casse della Regione Campania quasi 586 milioni di euro “freschi”: ovvero, la prima tranche del maxi-mutuo da tre miliardi e duecento milioni che Palazzo Santa Lucia ha acceso nei mesi scorsi aderendo al “decreto salva-imprese”.

Un'operazione ambiziosa, presentata dal presidente Stefano Caldoro come il rimedio definitivo ai mali che affliggono la Pubblica Amministrazione: i mancati pagamenti alle aziende creditrici e ai Comuni in rosso. Dovrebbero essere liquidate circa 18mila fatture (a fronte di 1500 fornitori) mentre gli Enti locali interessati dalle iniezioni di denaro liquido sono circa 200.

Un'abile manovra finanziaria su cui, però, non è stata detta tutta la verità.

MAGIE CONTABILI. A cominciare dall'effetto fiscale che produrrà: sia Caldoro che il regista tecnico dell'operazione, il capo del dipartimento economico-finanziario della Regione, l'ex consigliere comunale Salvatore Varriale, hanno spiegato che per coprire il nuovo debito non saranno aumentate Irap e Irpef (le imposte regionali sulle attività produttive e sulle persone fisiche). Com'è possibile? Facciamo un ragionamento.

I TARTASSATI. La Campania è una delle Regioni più indebitate d'Italia. Ha un rating discreto, ma ciò non toglie che per accendere un mutuo da 3,2 miliardi di euro col Tesoro bisogna trovare un'adeguata e solida e solvibile copertura finanziaria. Per di più, in Campania le imposte regionali (l'Irap e l'Irpef, appunto) sono già al massimo perché, per ridurre il deficit sanitario ormai schizzato alle stelle, la giunta Bassolino applicò la legge 191/2009.

CORDONE SANITARIO. Sono dunque 4 anni che in Campania si pagano tasse tra le più alte del Paese. Quindi, è vero come dice Caldoro che non saranno aumentate Irap e Irpef ma non per scelta, ma per l'impossibilità di andare oltre il massimo. L'unica soluzione possibile, quindi, è che col rientro del debito sanitario nell'esercizio 2013 (il buco nei conti delle Asl ormai è stato quasi prosciugato grazie ai finanziamenti governativi e al maggiore gettito fiscale) in Campania si stabilizzino le aliquote massimali adottate nel 2009. D'altronde, chi se ne accorgerebbe? È matematicamente impossibile far rientrare le imposte ai livelli del 2008, perché bisognerebbe trovare un'ulteriore copertura fiscale per annullarne la riduzione. E, visto che nessun politico – e meno che mai Caldoro – si sognerebbe di inventarsi una nuova tassa, perché finirebbe massacrato dall'opposizione e dalle urne, allora conviene lasciare tutto così com'è. È questa l'unica soluzione che si può prospettare per garantire una copertura al maxi-mutuo trentennale concesso dal Tesoro. In pratica, tutti i cittadini campani pagheranno da qui al 2043 i debiti di 1500 aziende.

AL VIA I PAGAMENTI. Il cronoprogramma è stato fissato: i pagamenti arretrati (tra cui il reddito di cittadinanza dell'era Bassolino) dovranno essere onorati entro e non oltre il 2014. Quindi, in poco più di tredici mesi la Giunta regionale riuscirà ad azzerare un insoluto che, in alcuni casi, arriva addirittura gli anni Ottanta. Le prime fatture saranno trattate già nei prossimi giorni.

Il giroconto è partito, ordunque. E bisogna fare presto. Pagate le ultime fatture, inizierà la campagna elettorale per l'elezione del nuovo governatore. E Caldoro, dicono i rumors, sarà ovviamente in campo.

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di Simone di Meo
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