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Il gip interviene: l'omosessualità di Boffo mai menzionata

Il direttore di Avvenire presenta tre pagine di difesa


Il direttore di Avvenire presenta tre pagine di difesa
01/09/2009, 01:09

Domani i lettori di Avvenire troveranno in edicola una lunghissima risposta del direttore Dino Boffo (nella foto) che, in tre pagine, darà la sua versione su quell’informativa anonima pubblicata dal Giornale che lo accusa di molestie ai danni della moglie dell’uomo con cui avrebbe avuto una relazione omosessuale e che, da mesi, giace sulle scrivanie di mezzo episcopato italiano.
Intanto arriva un chiarimento importante sul versante della magistratura. Malgrado quanto riportato nel documento, che descrive un Boffo “noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni”, che “gode indubbiamente di alte protezioni, correità e coperture in sede ecclesiastica”, e che parla esplicitamente delle molestie ai danni della moglie dell’uomo, il gip di Terni, Pierluigi Panariello, è intervenuto affermando che nel fascicolo riguardando il procedimento per molestie “non c’è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali”.
«...Il Boffo - si legge nell’articolo pubblicato da Il Giornale - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...».
Alla luce delle dichiarazioni di Panariello, delle due l’una: dando per scontato che il gip dica il vero, quanto contenuto nel documento pubblicato dal Giornale è falso. O, perlomeno, è presentato in maniera ingannevole: scritto così fa pensare che l’omosessualità di Boffo sia stata messa agli atti, mentre potrebbe invece essere soltanto una ricostruzione tutta da dimostrare della faccenda intorno ad un caso reale di molestie.
Francesco Rutelli e Gianni De Gennaro, rispettivamente presidente del Copasir e direttore del Dis, hanno discusso sull’informativa nel pomeriggio di martedì a San Macuto, ma non hanno rilasciato dichiarazioni in merito. Il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, interpreta invece l’informativa come un “avvertimento mafioso” nei confronti dei cardinali Camillo Ruini e Dionigi Tettamanzi, citati nel testo. In serata attestati di stima sono arrivati a Boffo proprio da Tettamanzi, “per il servizio che rende alla comunità cristiana e al nostro Paese”.
Dopo le parole del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che aveva stigmatizzato l’iniziativa di Feltri, ufficialmente alla Cei, a Radio Vaticana ed all’Osservatore Romano prevale la linea del silenzio, fatta esclusione per Gian Maria Vian, direttore del quotidiano della Santa Sede, che lunedì mattina, dalle pagine del Corriere della Sera, ha affermato che i rapporti tra il governo e la Santa Sede restano “buoni”. Malgrado la solidarietà, voci di corridoio non escludono che Dino Boffo possa scegliere di dimettersi.
Ezio Mauro, direttore di Repubblica, intervenendo alla festa nazionale del Pd a Genova, ha sollevato un interrogativo: “Se il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, riesce a salvare la pelle, lo deve al fatto che dietro di lui c’è la Chiesa, una grande potenza che si è sentita offesa. Ma chi, come normali cittadini, non ha dietro una potenza così, - ha incalzato Mauro, - come si può difendere?”

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di Nico Falco
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