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Durissima sanzione della disciplinare del CSM

Il "giudice anti-crocefisso" rimosso dalla magistratura


Il 'giudice anti-crocefisso' rimosso dalla magistratura
22/01/2010, 17:01

MILANO - Pesantissima sanzione da parte della sezione disciplinare del CSM nei confronti di Luigi Tosti, giudice di Camerino, comune in provincia di Macerata: rimozione dall'ordine giudiziario per essersi rifiutato di compiere atti connessi all'attività giudiziaria. Cioè la massima sanzione possibile.
Tosti, divenuto famoso come "giudice anti-crocifisso", era già stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio a partire dal 2006 per l'abituale rifiuto a celebrare udienze in aule nelle quali fosse esposto il simbolo cristiano. Un anno fa era stato assolto dalla Cassazione dopo una condanna in primo grado, ma, visto il perseverare del comportamento, nei suoi confronti la sezione disciplinare del Csm ha disposto la rimozione dall'ordine giudiziario. In seguito al durissimo provvedimento disciplinare, Tosti non potrà più vestire la toga: ciononostante non getta la spugna e annuncia che presenterà ricorso: "Come ho sempre detto sin dall'inizio - ha spiegato in tutta tranquillità - anche oggi ho ribadito che o si rimuovono i crocifissi dalle aule di giustizia e dagli uffici pubblici o l'alternativa era rimuovermi". "Anche la Cassazione - ha aggiunto - mi ha dato ragione in due occasioni: nel 2000, quando ha considerato giustificato il rifiuto di uno scrutatore a sedersi in un seggio elettorale in cui è esposto il crocifisso, e nel 2009 quando mi ha assolto stabilendo che non ho commesso alcun reato per essermi rifiutato di tenere udienza, dal momento che ero stato sostituito." Nella battaglia che si prepara ad affrontare, il magistrato si difenderà da solo, rinunciando ad avvalersi di un avvocato o dell'aiuto di un collega, sebbene ne abbia il diritto. "Oggi si è scritta una pagina nera per la laicità dello Stato italiano" - ha commentato il magistrato al termine dell'udienza, annunciando che impugnerà il verdetto "prima davanti alle sezioni unite civili della Cassazione, poi, se sarà confermata una sentenza negativa, alla Corte europea" perché, spiega, "nessuno può essere obbligato a subire una violazione di diritti inviolabili né a violare quelli degli altri, e nemmeno il principio costituzionale supremo di laicità". Ad appoggiare la sua causa alcuni esponenti del gruppo dei Radicali, che hanno dato vita ad una manifestazione in suo sostegno mentre era in corso il procedimento.

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di Redazione
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