Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Ma per il pm non sussistono reati perseguibili penalmente

Il giudice: Marino boicottato per candidatura contro Bersani

L'accesso al Sant'Orsola fu bloccato per motivi politici

Il giudice: Marino boicottato per candidatura contro Bersani
27/12/2010, 17:12

BOLOGNA - Delle trattative per la collaborazione già decisa e poi mai cominciata tra Ignazio Marino e l'Ospedale Sant'Orsola di Bologna, la stampa parlò brevemente e sbrigativamente. La versione ufficiale per giustificare la mancata firma del contratto con il nosocomio fu di tipo tecnico-strutturale: rinvio del progetto riguardante il nuovo polo chirurgico che si sarebbe dovuto costruire nel giro di breve tempo.
Era il 2009 e, dopo circa un anno, le indagini condotte dal Pm bolognese Luca Tampieri, chiariscono che "il motivo dell'interruzione dei rapporti fu (invece) di natura prettamente politica". Subito dopo, il giudice precisa però che, sebbene sia stato accertato che il repentino ed improvviso arresto della trattativa per avviare la collaborazione "non avesse altra ragione che quella di non favorire un avversario politico della compagine evidentemente ritenuta di riferimento per l' amministrazione dell'azienda, non è ipotizzabile una condotta che abbia i connotati dell'abuso di ufficio".
Basandosi sulle sempre preziose intercettazioni, il pm ha riscontrato tra i medici inconsapevolmente sentiti "un desolante quadro di sudditanza politica delle scelte anche imprenditoriali di una azienda ospedaliera di primaria importanza". Nonostante questo grave aspetto, però, per Tampieri non sussistono reati penalmente perseguibili (e ciò spiega la richiesta d'archiviazione presentata al gip).
Sul Messaggero si ripercorrono brevemente le tappe dell'inchiesta partita, per caso, all'inizio del 2009. Gli inquirenti, dopo aver ascoltato in via del tutto fortuita alcune intercettazioni decretate per un'altra indagine, decisero infatti di aprire un altro fascicolo per abuso d'ufficio e sentirono anche la testimonianza dello stesso Marino.
Il senatore, interrogato, parlò chiaramente di una trattativa oramai quasi del tutto concretizzata, con definizione di dettagli burocratici e profili economici. Con la notizia ufficiale della sua candidatura contro l'attuale segretario del Pd, però, notò un totale cambiamento nei rapporti fino ad allora intercorsi con il direttore generale dell'ospedale bolognese, Augusto Cavina.  
Cavina, per giustificare l'interruzione di ogni trattativa per la collaborazione al Sant'Orsola, utilizzò come pretesto la costruzione del nuovo polo chirurgico. Per il pm, però: "Risulta pacifico che l'eventuale ristrutturazione del polo chirurgico in Bologna nulla aveva a che vedere con la possibile collaborazione del prof.Marino, dal momento che tale modifica sarebbe diventata operativa nell' autunno 2010". Anche Marino, poco dopo, confermò che furono gli stessi colleghi bolognesi a dargli conferma del fatto "che la ragione della rottura delle trattative fu di natura politica, attesa la sua candidatura 'contrò la figura di Bersani".
Il motivo, secondo il giudice, è fin troppo facilmente intuibile e riguarda ragioni esclusivamente politche. L'avversario del leader del Pd, infatti, ottenendo una collaborazione nel prestigioso ospedale "avrebbe in altre parole potuto nuocere a Bersani e costituire dall'altro un notevole elemento di sostegno per lo stesso Marino".
In ogni caso, non essendo state riscontrate violazioni di leggi o regolamenti per procurare danno a terzi o ingiustificato arricchimento a pubblico ufficiale, gli illeciti commessi ricadono quindi nell'ambito civiilistico. Di sicuro, comunque, il Partito Democratico,
Pier Luigi Bersani e la formazione partiticha che ancora oggi si definisce "l'alternativa al berlusconismo", subiscono un altro duro colpo in termini di credibilità, onestà e trasparenza.

Ma per Pm non sussistono reati perseguibili penalmente

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©