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Il governo e Confindustria contro i lavoratori italiani


Il governo e Confindustria contro i lavoratori italiani
26/08/2010, 13:08

Ormai siamo arrivati al momento cruciale della vicenda: il governo italiano e Confindustria hanno fatto scattare l'attacco contro i lavoratori italiani. Saranno decisivi i prossimi due mesi: a fine ottobre sapremo se siamo ancora cittadini o se saremo schiavi, con tanto di catene.
Già a giugno e luglio ci sono state le avvisaglie, quando il governo ha approvato alla Camera dei deputati una legge che cancella di fatto l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, in quanto la legge prevede che le diatribe tra dipendente e lavoratore vengano risolte non davanti al giudice ma davanti ad un arbitro. Il quale potrà al massimo costringere la ditta a pagare qualche mensilità al lavoratore, ma non potrà annullare il licenziamento ingiusto. In teoria la legge dice che l'adesione a questo sistema è volontaria; ma che libertà di scelta ha un lavoratore, magari giovane, che deve scegliere tra un contratto di lavoro e la strada? Come si vede, molta ipocrisia formale, ma un indirizzo sostanziale in pratica. E questa legge è calendarizzata a settembre per l'approvazione definitiva, su cui non è escluso il voto di fiducia, data la situazione di litigiosità nella maggioranza.
L'altro episodio è stato quello della Fiat di Pomigliano d'Arco, nel quale la società torinese ha imposto ai lavoratori nuove norme, tra cui la rinuncia a tutte le pause (40 minuti di pausa bagno/caffè e mezz'ora di pausa mensa in 8 ore sono state trasformate in 20 minuti di pausa bagno/caffè mentre la pausa pranzo è stata sostituita dalla necessità di recuperare il lavoro non fatto in precedenza a causa di eventuali ritardi - che in realtà sono quotidiani - nelle forniture da parte dell'indotto) e la possibilità per l'azienda di sanzionare chi sciopera, violando così un diritto costituzionale. Di fronte al ricatto di votare questo accordo o essere licenziati, il 60% dei lavoratori ha detto di sì, ma è chiaro che in realtà è stata una sconfitta per Marchionne e la Fiat. Tanto è vero che poi si sono vendicati licenziando alcuni sindacalisti Fiom, inventando dei motivi falsi. Come il caso di Melfi, che esaminiamo dopo.
Ieri altri due episodi: Marcegaglia che sostiene che Marchionne ha fatto bene a licenziare i sindacalisti a Melfi, e Tremonti che sostiene che i diritti per i lavoratori sono un lusso. In serata ha poi cercato di mettere una toppa, dicendo che parlava in generale a livello europeo, ma ascoltando le sue parole si capisce che non è così. SI riferiva all'Italia, ed è inutile dire che è una grossa sciocchezza. Gli operai in Francia e in Germania sono persino più tutelati dei nostri, hanno stipendi molto più alti (in Germania sono quasi il doppio) e le loro economie vanno come treni. Quindi, come si vede, non c'è bisogno di cancellare i diritti dei lavoratori. La differenza sta negli imprenditori. In Italia in media si cerca di fare l'azienda piccola, meno di 15 dipendenti, così da poter non rispettare il 90% dei diritti dei lavoratori (cosa permessa dallo Statuto). Il cosiddetto "piccolo è bello", che negli anni '80 e '90 è stato il motto dell'economia italiana, nasce da questa necessità: schiacciare diritti e salari dei lavoratori, garantisce agli imprenditori italiani più soldi da intascare. Invece, una cosa che accomuna piccoli e grandi imprenditori, in Italia, è la quasi assoluta mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo.
Se la Fiat dall'inizio dell'anno ha perso il 30% del mercato in Europa, mentre la media del mercato europeo è del 17%, è proprio perchè gli altri stanno sfornando nuovi modelli, investono, innovano. La Fiat no. Sta continuando con i vecchi modelli: la Punto, la 500, la Panda, la Multipla, ecc. Prima del 2012 non ci saranno novità, ma il mercato sarebbe chiuso. Inoltre c'è il problema Chrysler: la Fiat ancora non ha pagato i debiti della società americana, ma dovrà farlo a breve. Ma con quali soldi? Le casse della Fiat sono piene solo di debiti. Per questo si trasferiscono in Serbia: la fabbrica la costruisce per metà lo Stato e per metà la Banca Europea degli Investimenti. In più lo Stato serbo darà anche un contributo alla società torinese per ogni persona assunta. Ed è anche per questo che adesso stanno colpendo la Fiom l'unico sindacato che - al di là delle motivazioni - sta difendendo i lavoratori. Esemplare è stato l'episodio di Melfi. Prima la Fiat licenzia i tre lavoratori, accusandoli di aver bloccato il carrello, con grande evidenza in TV e sui giornali. Poi, davanti al giudice del lavoro - dove mentire significa commettere un reato punito con il carcere da 2 a 6 anni - ridimensionano il tutto: il carrello era guasto dalla mattina, tanto che è stato necessario, da parte del personale addetto alla manutenzione, controllarlo e resettarlo. Per questo poi il giudice ha stabilito il reintegro dei tre operai e ha detto che la Fiat ha avuto un comportamento antisindacale: perchè la Fiat ha mentito, come hanno testimoniato molti operai che sono stati sentiti. E questo sui giornali e in TV non è uscito. Invece poi, finita l'udienza, ancora grande evidenza su TV e giornali al cattivo giudice comunista che ha reintegrato gli operai che avevano sabotato il carrello. Tanto ormai giornalisti che vadano da Marchionne a chiedergli in diretta TV perchè racconta bugie, non ce ne sono in Italia. Tutti in religioso silenzio, orgogliosi dell'onore che è stato fatto loro di sentire le cose che il Marchionne o il politico di turno racconta.
Ed è anche per questo che gli italiani ancora non hanno capito che gli stanno togliendo il posto di lavoro. Tra poco, se continua così, potranno lavorare in pochi, e a condizioni tali da invidiare i cinesi.

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di Antonio Rispoli
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