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L'appartamento del valore di 250mila euro fu venduto per 177

Il ministro Patroni Griffi è sotto stress per la casa al Colosseo

Nell'intervista a Repubblica: "Non dormo più bene"

Il ministro Patroni Griffi è sotto stress per la casa al Colosseo
12/01/2012, 10:01

ROMA - È diventata un tormento per Patroni Griffi quella casa al Colosseo acquistata a un prezzo scontato. Nel 2008 l’attuale ministro alla Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi ha comprato un immobile di 109 metri quadrati in zona Colosseo. Il valore iniziale era fissato a 250 mila euro, ma il ministro ha pagato 177 mila euro, in virtù di un’azione legale promossa insieme all’avvocato Carlo Malinconico, sottosegretario dimissionario pochi giorni fa per uno scandalo legato a una vacanza pagata dall’ imprenditore Piscicelli. In un’intervista a Repubblica, Patroni Griffi ammette di essere stanco, ossessionato da questa vicenda, di aver anche preso in esame l’ipotesi delle dimissioni, ma ribadisce la legittimità di quell’acquisto a prezzo scontato. Nel 2001 gli fu chiesto dagli altri condomini se fosse stata possibile un’azione per godere della riduzione prevista dalla legge. “Lo stabile era in condizioni decrepite e tutta la giurisprudenza documentava come non fosse sufficiente l’ubicazione centrale per definire ‘di pregio’ un manufatto. Io ero uno dei quaranta condomini e facevo il giudice. In assemblea fu chiesto a me (…). Spulciai le carte e risposi che esistevano tutti gli estremi perché quel palazzo fosse dichiarato non di pregio”. Nell’intervista, il ministro spiega che lo stabile era “cadente, con l’eternit sui tetti” e dice di aver trovato un gabinetto sul balconcino del suo appartamento.
Ecco perché il ministro ammette: “Nella mia condizione attuale riterrei quell’azione giudiziaria per ottenere lo sconto sull’acquisto lecita ma inopportuna. Però oggi, non ieri”. Quando il giornalista accosta la sua vicenda a quella di Scajola, Patroni Griffi parla di “un’offesa insopportabile”, laddove il suo comportamento è pari a quello che “migliaia di altri italiani avrebbero fatto e farebbero”. Le dimissioni sono state solo una tentazione per il ministro alla Pubblica amministrazione perché lui stesso spiega che sarebbero “il sigillo della vittoria dell’inciviltà, un massacro al decoro comune, allo stesso buon senso. Un atto disumano”.

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di Emanuele De Lucia
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