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Il covo del boss Tano affidato a Giovanni Impastato

Il nome di Peppino Impastato sulla casa dei Badalamenti


Il nome di Peppino Impastato sulla casa dei Badalamenti
10/05/2010, 21:05

PALERMO - La casa simbolo della mafia nelle mani di chi ha lottato ed è morto per sconfiggerla. Il covo che negli anni ’70 a Palermo fu di Tano Badalamenti, oggi è stato affidato dal Comune al fratello di Peppino Impastato. È nella strada principale di Cinisi, corso Umberto 183. Una palazzina a due piani che Falcone e Borsellino avevano sequestrato nel 1985. Solo un quarto di secolo dopo, però, è arrivata la confisca. Venerdì, il sindaco Salvatore Palazzolo ha consegnato le chiavi della casa a Impastato. "Segno importante di questi tempi - dice Elio Collovà, amministratore giudiziario di beni sequestrati alla mafia - con la nuova legge c'è il concreto rischio che i padrini possano riacquistare all'asta i propri beni ancora non assegnati". "Aspettavo da trent’anni questo momento. Qui ci sono saliti giovani mafiosi come Bernardo Provenzano e Luciano Liggio", ha ricordato Giovanni Impastato, “In queste sale Tano ha deciso la morte di mio fratello. Mi sembra ancora di vederli i mafiosi che ridevano al balcone e i politici che arrivavano da Palermo” . Una reggia più che una casa quella dei Badalamenti. Circa 250 metri quadrati per ognuno dei tre piani su cui si regge la struttura. “Ricordo di averci giocato da bambino in queste stanze - dice Impastato - ci portava nostro padre. In terrazza potevano salire solo in pochi, per assistere alla gara dei cavalli nel corsa”.
All'ultimo piano, sono rimasti i segni di un inizio di ristrutturazione. Il padrino sperava ancora di ottenere un sconto sulla condanna americana. Oggi quella ristrutturazione sarà completata dal Movimento Antimafia di Palermo.
 

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di Salvatore Formisano
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