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Il centrodestra zoppica ma il centrosinistra non corre

Il nuovo Pdl di Berlusconi


Il nuovo Pdl di Berlusconi
31/07/2010, 12:07

Come sovente accade dinanzi a crisi di governo così plateali e forti, le previsioni e le analisi da parte dei vari "osservatori", si sprecano e cambiano da quotidiano a quotidiano; a seconda della corrente politica nella quale viene traghettato quest'ultimo.
Su "La Repubblica", ad esempio, con Massimo Giannini si parla senza mezzi termini della "Fine di un Regime".
Il requiem al Pdl, come intuibile, diventa ancora più forte e schiacciante se si leggono le "opinioni" de "L'Unità". Più moderato invece l'articolo su "La Stampa" firmato da
Marcello Sorgi che sceglie un titolo meno definitivo:"Il nuovo Pdl di Berlusconi".
In ultimo, "Il Giornale", si limita (per il momento) ad una semplice cronaca degli eventi e all'introduzione (e conferma ufficiale) della nascita del nuovo gruppo parlamentare di matrice finiana che si chiamerà "Futuro e Libertà per l'Italia".
Di certo, commenti faziosi a parte, il deciso e profondo fendente che il governo si è autoinflitto cagionerà non pochi problemi alla maggioranza, con quei 33 finiani alla Camera che potranno difatti propiziare non poche notti insonni al Premier e la possibilità, da parte di Fini, di ricorrere al giudice ordinario per trascinare il Pdl nell'ennesima e liquamosa noia legale e chiedere la riabilitazione dei suoi uomini estromessi dal partito.
Come prevedibile non ha dubbi (o almeno si sforza di dimostrare di non averne) Silvio Berlusconi, il quale, come già annunciato a più riprese nei giorni scorsi, descrive il governo come saldo e assolutamente capace di sopravvivere anche senza l'appoggio della corrente ex aennina.
I fatti, però, dicono che senza l'appoggio dell'ex numero uno di An, la maggioranza, deve patire una debolezza che potrebbe risultare fatale, ad esempio, durante la tanto utilizzata (e probabilmente abusata) fiducia. Sempre i fatti, parlano di un Pdl oramai quasi del tutto privo di quegli elementi politici che, almeno sulla carta e nell'attuale immaginario collettivo facile da imbambolare, rappresentavano l'area "moderata".
E se di moderati si parla, non si può non far cenno a quel Pier Ferdinando Casini che mai militò in quelle "comiche finali" nelle quali Fini decise invece di recitare nonostante le enormi perplessità pubblicamente palesate. Proprio tale plateale contraddizione del presidente della Camera, per Sorgi e tanti altri osservatori, ha determinato il "tradimento" ed il passaggio nelle fila berluconiane di molti generali un tempo fedeli al simbolo di An.
Tra questi ci sono, giusto per citare due esempi, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa; oggi uomini del Premier pronti anche a votare contro l'ex leader "ribelle" pur di conservare le proprie cariche e le proprie redditizie e gratifcanti poltrone. Voci di corridoio, poi, parlano di un possibile avvicinamento tra Casini ed il Premier per riempire la falla aperta con l'esclusione oramai definitiva di Fini.
Il leader dell'Udc, però, al momento smentisce con forza ogni ipotesi di nuovo inciucio con il centrodestra e chiosa:"Non diventeremo la stampella del governo". In ogni caso, piaccia o no ai tifosi del centrosinistra, il Cavaliere è forse azzoppato ma assolutamente non sconfitto e, anzi, per certi versi, con l'epurazione finiana, il Pdl è divenuto un unico, compatto e coeso partito di centrodestra. Non sarà "moderato, liberale e riformista" come si definisce ma, di sicuro, è tutt'altro che sbriciolato e defunto.

Il CENTROSINISTRA STA A GUARDARE
E se la maggioranza zoppica, di sicuro l'opposizione non si dimostra in grado  di alcuno scatto in avanti; con i rappresentanti del centrosinistra che si limitano per lo più a "gufare" e a tentare di inserire le innocue dita nelle piage dell'un tempo invincibile avversario. Berlusconi oggi è infatti decisamente più debole rispetto al glorioso 2008 ma, anche se l'esperienza semi-monarchica del Pdl ha conosciuto la fine definitiva, di sicuro il suo partito può godere ancora di un rassicurante vantaggio nei confronti delle formazioni antagoniste. Il Pd guarda con la bava alla bocca ma non ha i denti per mordere dove, come e quando serve il nemico azzoppato. Più probabile, quindi, che i vari ottuagenari che reggono il paese dicendosi di destra o di sinistra, alla fine, si accorderanno per gustare insieme una bella minestra scaldata; magari fingendo di guardarsi in cagnesco quando le telecamere inquadrano la tavolata.

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di Germano Milite
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