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Parla Silvana Fucito, la donna-simbolo dell'antiracket

Il nuovo volto del racket: "pizzi" più bassi ma più diffusi


Il nuovo volto del racket: 'pizzi' più bassi ma più diffusi
12/11/2009, 20:11

NAPOLI – In Campania l’incubo del racket delle estorsioni continua a turbare il sonno di commercianti e imprenditori. Il fenomeno non si è attenuato ma, in risposta alla guerra dichiarata da organizzazioni e istituzioni, nel tempo sono cambiate le modalità con cui la camorra chiede il “pizzo”.
E’ quanto è emerge da un'intervista a Silvana Fucito, l’imprenditrice napoletana divenuta il simbolo dell’antiracket, che racconta come la sua vita sia cambiata dopo il gesto eroico di denunciare i propri estorsori. Un coraggio che pagò con l'incendio, in segno di ritorsione, del suo negozio di vernici a San Giovanni a Teduccio (Napoli), il 19 settembre del 2002.
“In passato – spiega la signora Fucito, che da quel giorno vive sotto scorta - le estorsioni di denaro erano diffuse a tappeto e consistevano in somme ingenti, mentre adesso si è adottato il sistema del ‘poco ma tutti’; così i negozianti difficilmente si ribellano ed è quindi più difficile debellare il fenomeno.” Oggi, dunque, la criminalità si è riorganizzata e per schivare i colpi di un’azione antiracket sempre più compatta, si muove in sordina attraverso l’espediente di richiedere ai commercianti somme di denaro più ridotte in cambio di protezione della loro attività, in modo da non invogliarli a sporgere denuncia. “Io ero sola quando trovai il coraggio di ‘alzare la testa’ – continua Silvana, oggi presidente del Coordinamento Campano Associazioni Antiracket e coordinatrice per le imprese napoletane della FAI (Federazione delle Associazioni Antiracket e usura) - Ma oggi chiunque trovi la forza di ribellarsi può contare su un sostegno, anche psicologico, a 360°.” Le associazioni, aggiunge, sono a disposizione "24 ore su 24” per accompagnare i negozianti a sporgere denuncia e assisterli in tribunale e nel percorso che successivamente dovranno intraprendere. “Non è più come una volta – conclude – Oggi siamo più forti.”
Alla domanda su come sia cambiata la sua vita dopo aver messo spalle al muro i propri oppressori, Silvana Fucito dichiara di sentirsi risollevata e di aver ripreso normalmente il lavoro e le altre attività. Nemmeno le rinunce alle quali è costretta vivendo sotto scorta sembrano crucciarla: “Sono orgogliosa - afferma - di aver creato una frattura con questa vergognosa realtà. Vivere sotto scorta non mi pesa, ci ho fatto l’abitudine e poi non è che in passato facessi una vita mondana. Sono madre di tre figli e al massimo può darmi pena il fatto che quando esco con la mia famiglia io debba viaggiare in un’auto e loro in un’altra. Ma è anche una forma di rispetto nei loro confronti.”

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di Francesca Pellino
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