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Il padre di un terrorista molto particolare


Il padre di un terrorista molto particolare
29/12/2009, 10:12


ROMA - Insomma non si finisce mai di stupirsi. Umar Faruk, un ragazzo di appena ventitreanni, che nel giro di poche ore dalla cattura su un aereo che doveva esplodere nel cielo di Detroit ha vuotato il sacco, è figlio di un importante banchiere nigeriano assai ammanigliato con il mondo finanziario internazionale e membro di molti club tra i più esclusivi. Anche in Italia è stato nominato Cavaliere della Repubblica una delle più alte onorificenze che si conferisce a personalità particolarmente benemerite. Non sappiamo quali meriti abbia questo personaggio della casta dirigente nigeriana per l'Italia. Forse ha chiuso tutti e due gli occhi per gli insediamenti dell'Eni e dell'Agip alla foce del Niger che da anni hanno devastato l'habitat degli abitanti che vi muoiono di cancro, di fame e delle tante malattie donate dall'inquinamento spaventoso del fiume del quale i loro antenati avevano tratto salute e nutrimento per migliaia di anni.
Può darsi che appartenga ad una di quelle massonerie molto molto riservate e che costituiscono una specie di consiglio di amministrazione della borghesia capitalistica. Non sappiamo. Di certo sappiamo che aveva denunziato il figlio agli americani. Aveva fatto sapere delle sue cattive frequentazioni ed aveva messo in guardia la Cia delle intenzioni bellicose del ragazzo che lui non solo non condivideva, ma condannava.
Il grande banchiere padre amoroso e giusto in questione non mi ricorda nessuno dei personaggi della antica Roma pronti a sacrificare alla Sacra Urbe anche gli affetti familiari. Ricordo di uno che si tagliò un braccio per avere sbagliato un atto terroristico come l'omicidio del comandante etrusco che
assediava la città. Ma nessuno che avesse denunziato o ucciso il figlio per ragioni di Stato o di Etica.
La denunzia del padre del disgraziato Umar Faruck mi ricorda invece l'omicidio di un ragazzo di Canicatti trucidato dal padre mafioso perchè comunista. Insomma, un delitto ideologico animato dall'odio contro il mondo che ribolle sotto la nave dei grandi privilegiati delle terra.
Questo signore avrebbe potuto denunziare il figlio alle autorità del suo paese e farlo imprigionare
in Nigeria. Magari la madre o i fratelli ogni tanto avrebbero potuto fargli visita in prigione. Invece ha preferito denunziarlo agli americani sapendo certamente di Guantanamo e dei trattamenti che gli Usa ossessionati dalla lotta al terrorismo praticano normalmente. Sapendo che difficilmente lo rivedrà mai più e che sarà assai probabilmente torturato come tutti gli altri che incappano nella rete dello zio Sam.
Ma il nostro stupore continua ad essere suscitato anche da altre cose. Faruk, immobilizzato da un regista (in veste professionale sul teatro dell'evento?) e fatto subito prigioniero non era ancora sceso dall'aereo che aveva già vuotato il sacco che tutte le agenzie della batteria massmediatica mondiale hanno subito registrato. Mai visto confessioni così veloci specialmente da uno che, per essere denunziato dal padre, doveva essere assai tosto, assai motivato. Insomma, uno che stava per farsi esplodere per le sue convinzioni politiche che, appena preso, si mette a cantare a squarciagola e dice tutto quello che sa su di sè e su chi ha condiviso con lui le sue scelte. Dobbiamo credere? Dice Che è stato addestrato nello Jemen in un campo di AlQaeda, per un mese, e che altri venticinque kamikaze sono pronti a compiere altri atti terroristici. Figuratevi Obama! Appena avuta la "confessione" ha subito riunito fior di papaveri di generali ed ha impresso un giro fortissimo alla vite dell'apparato antiterroristico. Ha cominciato con il rafforzare ed aumentare il numero delle missioni di bambardamento aereo sullo Jemen che, vedi caso, è già stato studiato in profondità dalla Cia e dal Mossad e che presto sarà ridotto ad un cumulo di macerie come Gaza, il Pakistan, l'Afghanistan, la Somalia...l'Iraq......
L'episodio di Detroit, per me, significa soltanto una cosa. Anche lo Jemen sarà incendiato e forse non vedremo mai più le sue bellissime città di argilla, dipinte con i colori del Paradiso, che ne hanno fatto una altra rarità come Venezia o New York.

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di Pietro Ancona
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