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Bersani:"Serve una risposta da un governo serio"

Il Pd scende in piazza per chiedere le dimissioni del premier


Il Pd scende in piazza per chiedere le dimissioni del premier
12/12/2010, 11:12

ROMA - "Non avremo certo paura del voto, se capitasse ce la giochiamo e la vinciamo. Ma serve una risposta di stabilità che può venire solo da un governo serio di responsabilità istituzionale". Così un fin troppo cauto Pier Luigi Bersani alla folla accorsa in Piazza San Giovanni, a Roma, per manifestare contro Silvio Berlusconi e, soprattutto, per rinsaldare uno spirito di coesione che nei mesi scorsi era andato perduto.
Come ha sottolineato anche Lina Palmerini sul Sole 24 Ore, comunque, il leader democratico è stato molto applaudito durante il suo discorso. Un discorso che si è quasi subito incanalato verso il resoconto di tutto ciò che il governo Berlusconi ha fatto e non fatto: dallo scudo fiscale al condono, passando al processo breve e al lodo Alfano, fino ad arrivare a "social card, Robin Hood, il rigore, tutte balle".
Poi Bersani prende coraggio:"Il premier vada a casa. Ma di quanto tempo ha bisogno per intestarsi le colpe di un fallimento?".
Dalle frecciate al premier, agli intenti del partito:"Siamo davanti a una emergenza economica e siamo nell'instabilità perché Berlusconi è l'instabilità: da martedì servirà un governo che garantisca una transizione ordinata, nuove regole elettorali, alcuni interventi urgenti in campo economico e porti il paese a un confronto elettorale".
Subito dopo, l'appello rivolto a tutte le forze politiche "quelle di centrosinistra e quelle di centro perché si prendano le loro responsabilità in un patto di governo e di riforme".
Qualche altro minuto e poi arriva la promessa, ripetuta da oramai oltre due anni:"Non rifaremo l'Unione" prodiana. Gli obiettivi principali del centrosinistra sono infatti la "riforma repubblicana" e una "alleanza per la crescita fra istituzioni, lavoro, impresa, soggetti della conoscenza".
Bersano poi riesce a strappare non pochi applausi quando parla di riforma fiscale; di ciò che è considerato il fulcro centrale per la risoluzione positiva della crisi. Per il leader del Pd, occorre assolutamente tassare le transazioni finanziarie per far pagare anche "alla finanza i danni provocati e non scaricandoli su chi non c'entra nulla". Altra parte dell'ambizioso progetto riguarda poi la riforma del lavoro; con quello precario "che non dovrà più costare meno di un lavoro stabile". Inserita nel calderone degli intenti sinistri, anche la storica (e probabilmente molto anacronistica) battaglia per il "salario minimo" al fin di "garantire con la legge chi è senza garanzie". In ultimo, la stoccata finale al populismo ed al liderismo di stampo berlusconiano:"Toccasse mai a me, mai metterei il mio nome sul simbolo. Noi non dobbiamo suscitare passione per una persona, ma per la nostra Repubblica".
L'intera manifestazione è stata seccamente bollata da Fabrizio Cicchitto come "Un comizio anni '50".

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di Germano Milite
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